• Mer. Mag 29th, 2024

Scrittura a mano: il ritorno e i vantaggi della calligrafia

scrivere a mano

Joyce Carol Oates, poetessa statunitense che ha firmato centinaia di libri, ha confessato di scrivere sempre a penna, così come Donatella Di Pietrantonio, l’autrice del best seller “L’Arminuta”, che ha dichiarato di aver scritto il primo romanzo, “Mia madre è un fiume”, completamente a mano sui quaderni e di fissare pensieri e appunti sul ricettario del suo ambulatorio odontoiatrico.

Nell’era dei computer, dei tablet, degli smartphone, delle e-mail e dei messaggi con molti più emoticon che parole, sembrano scelte bizzarre. Eppure sono numerosi gli scrittori e le scrittrici che mettono in discussione il predominio della tastiera – richiede un gesto meccanico – a favore della scrittura a mano, riscoprendo il ritmo lento della grafia.

Gli studi e i benefici della scrittura a mano

L’utilizzo di carta e penna, nel momento in cui sembrava destinato a tramontare, sta diventando un’attività da rivalutare. Uno studio americano ha evidenziato, infatti, che i bimbi che scrivono a mano, in corsivo, producono più parole e mostrano una maggiore ricchezza di idee.

Alla prestigiosa Università Harvard, a Cambridge, nel Massachusetts, alcuni professori impongono agli studenti di riporre i dispositivi mobili e di prendere appunti rigorosamente a mano e sono stati istituiti dei corsi di calligrafia.

E la conferma sui benefici della scrittura manuale arriva anche dalla scienza: aiuta a esprimersi meglio, rafforza la memoria, riduce lo stress, sviluppa competenze cognitive e cerebrali, aiuta a concentrarsi e a memorizzare ciò che si scrive. 

«Utilizzare la penna è un’operazione più complessa che digitare sulla tastiera, guardando uno schermo. Basti pensare che quando da bambini iniziamo ad imparare, impieghiamo molto tempo a comporre le lettere, a cercare di farle bene, di affinarle per collegarle l’una all’altra. Occorre pianificare l’azione, imparare il percorso per tracciare le lettere, stimolare la mano connessa a doppio senso con il cervello: il cervello stimola la mano e la mano stimola il cervello», ci spiega Barbara Majnoni, grafologa e autrice di “Leggere la scrittura” (Castelvecchi).

Il parere dell’esperta sulla scrittura a mano

«Appuntare a mano è un’operazione lenta, ti costringe a fare una prima selezione in testa – non si può cogliere tutto – e intanto velocemente catalogare quello che si ascolta. Mette insieme più elementi e aggiunge il gesto, l’occhio sulla carta (spesso la tastiera nemmeno si guarda per quanto si conosca a memoria) che segue quel che scriviamo, ogni svolazzo, ogni lettera che va su e giù.

Ha una valenza importante per la nostra capacità cognitiva. Dovremmo cercare di recuperare tutti la buona abitudine di scrivere a mano. Il consiglio per allenarsi è quello di tenere un diario, con le proprie riflessioni o con il racconto del quotidiano, delle emozioni vissute. Del resto gli psicoterapeuti sostengono che lo scrivere riduce sintomi di ansia, depressione oltre a facilitare il rilassamento e a incoraggiare la creatività rendendo più sicuri», aggiunge Majnoni.

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L’Agi e la promozione della scrittura a mano

A contribuire a questa riscossa della manualità è l’Agi, l’Associazione Grafologia Italiana, che promuove corsi, lezioni e laboratori in tutta Italia e ha ideato Manu Scribere (https://manuscribere.it/), il festival della scrittura a mano (si tiene di solito a fine settembre), con l’obiettivo di diffondere e difendere il valore della scrittura a mano come grande e insostituibile patrimonio dell’uomo.

Tutto in collaborazione con l’Istituto Grafologico Internazionale “G. Moretti” di Urbino e la Campagna per il Diritto di Scrivere a mano (una community promossa dall’Istituto Moretti che accoglie coloro che ritengono che la manoscrittura sia espressione della persona nella sua evoluzione individuale e nella storia).

Allo stesso tempo Manu Scribere sta cercando di ottenere il riconoscimento Unesco della scrittura manuale come patrimonio dell’Umanità, cioè come strumento di civiltà e come espressione originale e unica di ogni persona.

La storia della scrittura a mano

Del resto l’uomo scrive da millenni. La scrittura è propria dell’uomo che l’ha pensata e creata per comunicare e lasciare una traccia, un segno di sé nel tempo e nella storia. I primi a utilizzare una formazione standardizzata di segni furono i camuni in Val Camonica, lungo un arco di tempo di ottomila anni, fino all’Età del Ferro, Primo millennio a.C. che usavano petroglifi e pittogrammi.

I lapponi, si divertivano marchiare i nomi delle famiglie. I Maya, invece, si complicavano la vita con la scrittura a rebus, che comprende simboli di tipo ideografico e altri di tipo sillabico-fonetico. I cinesi usavano la scrittura ideogramma, che consiste di una parte fonetica e un’altra di segni, rimasta quasi mutata nei secoli. Con un balzo temporale si arriva alla metà dell’Ottocento quando la grafologia diventa una materia di studio.

La grafia

«La grafia è una sorta di impronta digitale ed è frutto di molteplici fattori sommati tra loro. È un complesso di segni che rappresentano il carattere dello scrivente. Eventi passeggeri, gioie o dispiaceri improvvisi possono influenzare o cambiare qualche dettaglio della grafia, ma non modificano la struttura e la vera essenza della persona», ribadisce la grafologa e scrittrice Nunzia Piccinni.

Al pc si può scegliere al massimo il font (ad esempio il Times News Roman). Ognuno ha una scrittura diversa e la nostra grafia, con il suo ritmo, la sua forma e il suo inconfondibile movimento, diventa la nostra sigla, una sorta di impronta digitale, che comincia dal nostro primo scarabocchio per poi evolversi seguendo il nostro percorso.

La scrittura somiglia in tutto e per tutto a chi la scrive, nelle sue sfaccettature. È molto di più rispetto ad altre scelte di stile, come ad esempio gli abiti che indossiamo, la casa che creiamo, cosa mettiamo in valigia, in quanto autentica “voce” dell’inconscio. E cambia negli anni.

In età gotica troveremo una scrittura lunga e sottile, in età classica più rigida e fredda e ornata e complicata in età barocca.

Oggi i giovani usano una scrittura tonda e gonfia con lettere addossate le une alle altre. Tra i vari “modi per dirlo” c’è la scrittura Ritoccata con la correzione a posteriori di alcune lettere che indica una necessità di chiarezza, quella Ascendente con la fine della riga che termina più in alto del suo inizio e mette in evidenza l’ambizione e il desiderio di riuscita, quella Bucata con gli spazi nelle parole che interrompono l’unità e trasmette emotività o ancora la Fangosa con i bordi sfrangiati e sbavati, che di solito si lega alla senilità.

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Le app utili

Ci sono, infine, alcune applicazioni utili per scrivere appunti, a condizione che si utilizzino solo come un’opzione aggiuntiva per la pratica della scrittura a mano, piuttosto che come sostituti.

Il vantaggio è quello di archiviare il tutto al sicuro, spesso può capitare di perdere il foglio, il diario, il bloc notes. In rete se ne trovano a decine e molte sono gratuite. Tra queste LectureNotes, un’app per Android. Permette di prendere note scrivendo a mano sullo schermo attraverso una apposita stilo. HandWrite Pro Note & Draw permette di scrivere a mano libera su Tablet materialmente con le dita (o con un pennino) e pure di disegnare.

Isa Grassano
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