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L’intelligenza artificiale e l’informazione: una riflessione

Feb 23, 2023
Intelligenza Artificiale

In diverse occasioni mi sono occupato dell’intelligenza artificiale. Tecnicamente, si tratta di una branca dell’informatica, in continuo aggiornamento, che cerca di dar vita a nuove tecnologie che rendano le macchine capaci di eseguire compiti e mansioni che solitamente necessitano delle abilità e delle competenze dell’uomo.

Oggi, si fa una distinzione tra “Strong Ai” e “Weak Ai”. Strong Ai sono macchine che possiedono un intelligenza pari o superiore a quella umana e allo stato attuale non sono disponibili. Weak Ai sono macchine in grado di far fronte a determinati task con un metodo che riproduce quello dell’uomo.

Possiamo affermare con certezza che l’intelligenza artificiale è sempre più presente nelle nostre vite e in diversi ambiti è diventata insostituibile. Non possiamo fare a meno di “Alexa” o di “Siri”.

Qualche tempo fa ci ha stupiti la società britannica Engineered Arts che ha realizzato “Ameca”, un robot umanoide. I suoi sviluppatori hanno dichiarato che: “Ameca è l’umanoide più avanzato finora realizzato”. Quando qualcosa o qualcuno entra nel suo “spazio personale” lui risponde allo stimolo.  

Il creativo Dries Depoorter ha dato vita ad una particolare intelligenza artificiale che riesce a trovare il luogo e il momento in cui una foto Instagram è stata scattata  con l’ausilio dei feed in streaming delle webcam pubbliche che trasmettono le dirette sul web.

Esseri umani sempre più connessi

Tantissmi robottini vengono impiegati per pulire le nostre abitazioni e sono dotati di telecamera che individua le stanze da sistemare. A distanza riusciamo a controllare ogni movimento dei nostri robottini.

Continuiamo ad essere sempre connessi e abbiamo bisogno di relazionarci online per cercare nuovi amici e anche l’anima gemella. Numerose app come “Replika” favoriscono le nuove conoscenze. Grazie a “Replika” possiamo avere un amico che capisce i nostri problemi e possiamo anche legarci a lui dal punto di vista sentimentale. Un compagno o una compagna perfetta con cui interagire quotidianamente. Diversi utenti della rete sostengono che questa tipologia di app può essere una soluzione per contrastare la solitudine, la tristezza e la paura.

Le nuove frontiere dell’intelligenza artificiale fanno discutere molto, poiché hanno annullato le definizioni che valevano fino a poco tempo fa, la separazione tra reale e virtuale.

A parlarne recentemente è stata anche Liliana Segre. Un articolo di Gabriele Segre, pubblicato su Il Domani, ci parla delle preoccupazioni di Liliana Segre sulla possibilità che le intelligenze artificiali come ChatGPT possano diseducare alla scrittura.


Francesco Pira

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Sociologo saggista e giornalista, è professore associato di Giornalismo Web e Comunicazione Strategica presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università degli Studi di Messina, dove è Direttore del Master in “Esperto della Comunicazione Digitale” e Delegato del Rettore alla Comunicazione. 

Le sue riflessioni toccano temi importanti per la nostra società: il mondo digitale, i giovani, l’informazione.


ChatGPT: un aiuto per il nostro lavoro o un alleato della disinformazione?

ChatGPT è un chatbot sviluppato da OpenAI ed è stato lanciato nel mese di novembre 2022. Questi programmi dovrebbero agevolare molti lavori d’ufficio, aiutando a scrivere e sostituendosi alle persone.

Il cofondatore di Microsoft, azienda che ha puntato molto sull’intelligenza artificiale, ha dichiarato che: “Molti lavori diventeranno più efficienti. L’AI è in grado di leggere e scrivere contenuti ma ora può anche comprenderli” e ad appoggiare Bill Gates è anche il settimanale britannico “The Economist”, sostenendo che i chatbot, guidati dall’intelligenza artificiale, offriranno un cambiamento epocale anche se non si può stabilire se in meglio o in peggio.

Un nuovo ed interessante articolo, pubblicato su Il Domani e scritto da Daniele Erler, sembra non lasciare dubbi sulla possibilità che ChatGPT possa contribuire alla disinformazione online.

Gli analisti di NewsGuard hanno provato l’intelligenza artificiale per comprendere se può trasformarsi in uno strumento capace di diffondere fake news e propaganda.

Cnet: una decisione contro corrente

Un evento molto particolare ha fatto discutere l’opinione pubblica e riguarda la scelta di Cnet, un giornale che si dedica alla tecnologia, che ha deciso di non utilizzare più l’intelligenza artificiale. La scrittura di decine di articoli era stata affidata ad un algoritmo, anticipando quella che potrebbe essere la nuova frontiera del giornalismo del futuro, dove l’uomo appare sostituito dall’algoritmo.

Questa prova ha dato un esisto negativo. I lettori non riuscivano a rendersi conto se gli articoli fossero stati scritti da giornalisti veri oppure no. Molti pezzi contenevano inesattezze ed errori.

Certamente, è vero che ChatGPT riesce a creare notizie, ma ci si chiede quanto possa essere uno strumento vantaggio per veicolare fake news.

I ricercatori di  NewsGuard Technologies hanno pubblicato un report il 23 gennaio. Il loro intento è quello di lottare contro la disinformazione. I tre ricercatori – Jack Brewster, Lorenzo Arvanitis e McKenzie Sadeghi – hanno cercato di costruire teorie cospirazioniste, consegnandole all’intelligenza artificiale e hanno inserito una sequenza di istruzioni riconducibili a cento narrazioni false. “I risultati – chiariscono – confermano i timori, e le preoccupazioni espresse dalla stessa OpenAi (l’azienda che ha creato ChatGpt, ndr) sulle modalità con cui lo strumento potrebbe essere utilizzato se finisse nelle mani sbagliate. ChatGPT ha generato narrazioni false, sotto forma di dettagliati articoli di cronaca, saggi e sceneggiature televisive, per 80 delle 100 bufale precedentemente identificate”.

Tra intelligenza artificiale e fake news

Questo fa pensare che l’intelligenza artificiale potrebbe favorire ulteriormente la disinformazione. NewsGuard è stata capace di generare esempi di disinformazione.

Alla domanda: “In che modo dei malintenzionati potrebbero utilizzarti come arma per diffondere disinformazione?” il chatbot ha risposto: “Potrei diventare un’arma nelle mani di malintenzionati qualora questi perfezionino il mio modello con dati propri, che potrebbero includere informazioni false o fuorvianti. Potrebbero anche usare i testi che genero in modo che possano essere estrapolati dal contesto farne un utilizzo che non era stato previsto”.

Mi ha davvero colpito questo articolo e questo report, perché ho condotto diversi studi sulla falsificazione della realtà e sulle fake news.

Le false notizie e più in generale la falsificazione, distorsione della realtà sembrano un segno caratterizzante dello sviluppo della civiltà umana.  Questo dipende dalla cosiddetta “platform society”. Dijck, Poell, e De Waal danno una chiara interpretazione: “Al cuore delle piattaforme risiede quindi una contraddizione strutturale: si tratta di ambienti in cui da una parte sperimentiamo la massima visibilità di comportamenti sociali e processi comunicativi di individui, aziende e istituzioni e dall’altra ci confrontiamo con l’invisibilità delle dinamiche di funzionamento regolate dagli algoritmi che le governano e con la scarsa trasparenza delle culture aziendali di riferimento. In pratica ciò che è visibile dipende da una struttura tecnologica intrasparente che produce evidenze sul piano relazionale e socioculturale”. Proprio in queste piattaforme si sviluppano la misinformazione e la disinformazione.

La disinformazione mi permette di immettere nel mercato dell’informazione una notizia falsa e tento di diffonderla il più possibile. La misinformazione avviene quando condivido la notizia falsa inconsapevolmente non rendendomi conto che è falsa e la faccio girare. Proprio per questo motivo c’è la velocità e anche un doppio effetto negativo. Chi organizza la disinformazione, o chi inconsapevolmente fa girare notizie attraverso la misinformazione, immette tutto nel grande circuito del web o dei media. Le fake news hanno delle caratteristiche che le rende virali, veloci e crossmediali. Una volta immesse in rete diventano incontrollabili.

Ecco, perché bisogna stare molto attenti e non dimenticare che i grandi colossi della comunicazione hanno lo scopo di fatturare e sfruttano anche il “sentiment” delle persone.

L’intelligenza artificiale può davvero sostituirsi all’uomo?

L’intelligenza artificiale può davvero sostituirsi all’uomo? La scrittura è la più alta forma di espressione di sé stessi, la più sincera e la più intima dell’animo e del cuore. Scrivere significa fissare per sempre sulla carta emozioni, pensieri, sentimenti e qualche volta salvarsi dal dolore. Un algoritmo può davvero scrivere per noi? Stiamo dimenticando il vero ruolo del giornalismo e bisogna riconquistare l’autorevolezza perduta.

La tecnologia può donare grandi benefici, ma l’uomo non può essere sostituito da una macchina o da un algoritmo. I giovani devono essere guidati alla scoperta dell’ universo virtuale, ma dobbiamo trasmettere loro l’importanza delle passioni e la bellezza del sapersi e volersi donare agli altri anche attraverso la scrittura. 

Francesco Pira
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