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Generazione Z, due milioni di adolescenti a rischio dipendenze comportamentali

Apr 20, 2023
Dipendenze Comportamentali

I sociologi Howard Gardner e Katie Davis sostenevano che “la tecnologia dei media digitali ha dato vita ad una pletora di nuovi strumenti e nuovi contesti in cui i giovani possono esprimere ed esplorare la propria identità – social, network, siti di messaggi istantanei e di condivisione di video, blog, vlog, mondi virtuali. Un numero crescente di ragazzi accede a questi contesti attraverso un’applicazione sul suo smartphone o tablet. L’interfaccia delle app diventa quindi parte integrante della modalità in cui scelgono di esprimere sé stessi online”.

Nell’arco di pochi anni siamo andati ben oltre le evidenze dei due studiosi, non si tratta più semplicemente dell’espressione di sé stessi online. La separazione tra on e off non esiste più, siamo nel fluire continuo, anzi è ormai chiaro che l’universo relazionale delle nuove generazioni, dai bambini agli adolescenti, si costruisce attraverso l’uso delle tecnologie, alla comunicazione verbale, all’interazione diretta si sono sostituite, le comunicazioni via chat e l’uso del web come luogo di espressione del sé. Le app di smartphone e tablet rappresentano il percorso all’interno del quale i giovani sperimentano, costruiscono e rappresentano la propria identità.

Il terreno della vita digitale

Il terreno della vita social è ormai un luogo comune per genitori e figli, cambiano le app ma le dinamiche sono alquanto simili. Adulti con profili Facebook e figli nei gruppi Whatsapp e utilizzatori di Instagram e Tik Tok. È la piena affermazione della “famiglia post famiglia”, dove i membri passano più tempo con la tecnologia che fra loro, e la pandemia ha solo acuito un percorso già iniziato, in modo quasi inesorabile, da  alcuni anni. Siamo di fronte alla complessità e alle contraddizioni delle relazioni social.

Questo comporta un’estremizzazione degli atteggiamenti e mette in evidenza un’estrema fragilità delle nuove generazioni. La solitudine, brillantemente fotografata dal sociologo Zygmunt Bauman, esplode in tutta la sua criticità.

Devianze e rischi da tenere bene a mente

All’interno di queste dinamiche si evidenziano devianze e rischi, in primis proprio la semplicità e velocità di utilizzo offerte dalla tecnologia che tendono ad annullare il tempo della riflessione,  strumento essenziale in percorso di crescita e costruzione identitaria.

Il 28 marzo 2023, il portale dell’Istituto Superiore di Sanità ha reso noti i risultati della prima indagine portata avanti dal Dipartimento Politiche  Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità.  A quanto pare: “Oltre un milione e 150mila adolescenti in Italia sono a rischio di dipendenza da cibo, quasi 500mila potrebbero avere una dipendenza da videogiochi mentre quasi 100mila presentano caratteristiche compatibili con la presenza di una dipendenza da Social Media, ed è diffuso anche il fenomeno dell’isolamento sociale (conosciuto come Hikikomori nella sua manifestazione clinica estrema), che riguarda l’1,8% degli studenti medi e l’1,6% di quelli delle superiori. Inoltre proprio coloro che presentano rischio maggiore sono quelli che maggiormente dichiarano di avere difficoltà a parlare con i propri genitori di cose che li preoccupano”.

Lo studio ha visto coinvolti, nell’autunno del 2022, più di 8.700 studenti tra gli 11 e i 17 anni, 3.600 circa delle scuole secondarie di primo grado e 5.100 circa delle secondarie di secondo grado, su tutto il territorio nazionale, per ottenere dati importanti e rappresentativi. Alla survey hanno partecipato anche i genitori e sono stati raccolti 1.044 questionari.

Dobbiamo riflettere su quella che viene chiamata “Social media addiction” ovvero la continua frequentazione di canali social (quali Facebook, Instagram, Tik Tok, Twitch ecc.) che avviene in modo incontrollato e che pregiudica la quotidianità. “Il 2,5% del campione presenta caratteristiche compatibili con la presenza di una dipendenza da social media (circa 99.600 studenti), percentuale che nel genere femminile raggiunge il 3,1% nelle studentesse di 11-13 anni e il 5,1% nelle studentesse di 14-17 anni. Gli studenti a rischio nella popolazione 11-13 anni hanno 10,1 volte in più di probabilità di avere una ansia sociale grave o molto grave e 5,5 volte in più di presentare un carattere di alta impulsività”.

Il rischio dipendenza

Il rischio dipendenza riguarda anche la cosiddetta “Internet Gaming Disorder”, ossia la partecipazione a videogiochi online in compagnia di altri giocatori, che vede coinvolto il 12% degli studenti (circa 480.000 studenti italiani). Quanti diventano dipendenti dai videogiochi corrono il rischio di soffrire di depressione e di ansia sociale.

Per quanto riguarda la tendenza all’isolamento è emerso che: “Gli studenti di 11-13 anni che hanno indicato di essersi isolati tutti i giorni negli ultimi 6 mesi sono stati l’1,8% (circa 30.175 studenti delle scuole medie), mentre la percentuale degli studenti 14-17 anni è del 1,6% (circa 35.792 studenti delle scuole superiori). Rispetto al genere, la prevalenza più alta si ritrova nelle femmine che tendono ad isolarsi nella loro camera senza uscire di casa nell’1,9% nel caso delle studentesse delle scuole medie fino ad arrivare al 2,4% dei casi delle studentesse delle scuole superiori. Il dato allarma per la precocità del fenomeno e l’età più critica risulta essere i 13 anni”.

Gli adolescenti che rischiano di diventare dipendenti hanno dichiarato di non riuscire a comunicare con i genitori.Gli studenti di 11-13 anni con un rischio di Social Media addiction dichiarano una difficoltà comunicativa con i genitori nel 75,9% dei casi (questa percentuale scende al 40,5% in chi non presenta il rischio); quelli che presentano un rischio di Internet Gaming disorder nel 58,6% (vs 38,3% di chi non lo presenta). Questa difficoltà di comunicazione con i genitori è dichiarata dal 72,1% dei ragazzi delle scuole medie che presentano una tendenza rischiosa al ritiro sociale (vs 40,8% di chi non presenta questa tendenza); questa percentuale sale al 77,7% nei ragazzi delle scuole superiori con lo stesso disagio (vs 50,3% dei coetanei che non presentano questo rischio)”.

I dati ottenuti da questa inchiesta confermano ancora una volta le percentuali delle mie ricerche scientifiche, raccolte a partire dai primi mesi della pandemia. Mi sono occupato tante volte di analizzare fenomeni come il Vamping o il Hikikomori, dando rilievo a quanto possano compromettere le vite dei preadolescenti e degli adolescenti.

Insomma, il problema delle dipendenze va trattato con attenzione ed è necessario trovare delle soluzioni. Il mondo reale e il mondo virtuale viaggiano su rette parallele ed è evidente che la fotografia è quella di una generazione disorientata.

La realtà che stiamo vivendo

La realtà che oggi osserviamo ci mostra che atteggiamenti e comportamenti prima considerati marginali, ora sono capillarmente diffusi. A fronte di queste evidenze, il mondo degli adulti appare distante, mentre le paure degli adolescenti crescono, avvolti dalla tecnologia, la utilizzano perché questa è l’era della società digitale, dei nativi digitali, che ci presenta

Stiamo vivendo una vera emergenza educativa e culturale che deve essere affrontata e superata. Proprio per questo motivo, i giovani devono essere aiutati perché, nonostante siano nati in epoca digitale, non hanno gli strumenti d’interpretazione per affrontare da soli questi nuovi ambienti. I ragazzi devono tornare ad essere al centro dei processi formativi perché, cosi come ha scritto Maria Montessori, abbiamo l’obbligo di offrire ai bambini e ai giovani un raggio di luce e questa luce deve essere colma di consapevolezze, di certezze e di prudenza.

Francesco Pira
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