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Factorial: l’Unicorno che cura l’empatia e l’ascolto

Nov 20, 2023
Factorial

Viviamo in una realtà sempre più dinamica, ma anche più impegnativa dal punto di vista lavorativo. Trascorriamo buona parte delle ore delle nostre giornate a lavoro, che rappresenta lo spazio e il tempo in cui manifestiamo una parte di noi e interagiamo con gli altri.

Pertanto, è importante costruire un contesto sano e propositivo. Per farlo, molte aziende hanno iniziato a percorrere la strada dei valori per mettere al centro del lavoro la relazione umana e la costruzione dell’identità di un individuo.

Factorial, Unicorno europeo e piattaforma HR all-in-one per le risorse umane a supporto delle PMI e Unobravo, startup innovativa di psicologia online che offre sostegno psicologico a distanza, hanno individuato nell’ascolto attivo e nell’empatia due strumenti utili al benessere della sfera personale e professionale.                                

Che cos’è Factorial                                 

Factorial è stato fondato nel 2016 a Barcellona da Jordi Romero (CEO), Bernat Farrero (CRO), Pau Ramon (CTO), tre imprenditori di esperienza nella creazione di software per migliorare la produttività delle imprese. L’azienda sta cambiando le regole delle HR, settore in continua evoluzione e si propone di consentire alle PMI a livello globale di prendere decisioni migliori in base ai dati, aumentando anche le informazioni basate su questi e puntando ad automatizzare i processi di gestione delle risorse umane con una particolare attenzione rivolta al benessere delle persone.

Ha oltre 7000 clienti in nove Paesi, tra cui Freshly Cosmetics, Vicio, Booking.com e Whisbi. È presente in dieci mercati e in Italia rappresenta un supporto per le piccole e medie imprese. Unicorno europeo, ha quindi l’obiettivo di sostenere le PMI nella digitalizzazione dei processi aziendali, fungendo da ponte tra i responsabili delle Risorse Umane e i dipendenti, facilitando i flussi di lavoro e contribuendo all’equilibrio psico-emotivo delle persone che lavorano.

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Factorial nasce proprio con l’impegno di aiutare le PMI a prendere le migliori decisioni possibili in base ai dati disponibili, automatizzando e centralizzando processi come recruiting, onboarding, gestione delle ferie, buste paga e gestione del tempo. Le persone e i loro talenti sono al centro della sua missione.

Il mondo del lavoro è sfaccettato: smart working, accelerazione dei processi di digitalizzazione, introduzione di nuove forme organizzative, strategie di gestione, metodi di intervento per sostenere la competitività in termini di mercato, e ancora competenze e abilità, performance e business, ma tutti i contesti di lavoro necessitano di due elementi affinché ci sia sana produttività. Ce ne parla Arianna Lamera, Talent Acquisition & People Business Partner di Factorial.

Factorial e Unobravo hanno individuato nell’ascolto attivo e nell’empatia due elementi utili al benessere della sfera personale e professionale. Qual è il loro ruolo nella relazione tra e con le persone?

“Ritengo che l’ascolto e l’empatia siano due elementi che non possono mancare sia nella sfera personale che in quella professionale. Saper ascoltare è una dote, che in alcuni casi viene anche definita come arte, componente che certamente si può allenare e migliorare.

L’allenamento consiste nel prestare attenzione e mostrarsi empatici, senza farsi distrarre da rumori esterni o dal semplice fatto di iniziare a pensare alla risposta da dare mentre la persona sta ancora esponendo il suo pensiero. Questi piccoli e banali accorgimenti possono influire notevolmente sulla performance dei lavoratori.

Le persone che praticano un ascolto empatico sono in grado di far sentire i propri interlocutori compresi e coinvolti anche senza dire una sola parola e questo porta l’altra persona ad aprirsi di più nei successivi incontri. L’ascolto empatico è una forma di connessione onesta con l’intenzione di comprendere il punto di vista dell’interlocutore e le sue idee, senza avere la fretta di interromperlo. Questi due elementi aiutano a creare relazioni più solide ed è fondamentale attenzionarli per poterli sviluppare al meglio”.

Inoltre, non solo è necessaria la presenza dell’ascolto, ma anche la sua qualità, quindi quanto è praticato e come viene messo in atto. La misura della qualità dell’ascolto è determinata, secondo Lamera, dalla comprensione, quindi dalla volontà e dall’impegno di prendersi il tempo necessario per ascoltare l’altro durante la conversazione e di provare a comprendere il suo punto di vista senza giudizio, elemento positivo nel momento in cui designa una capacità individuale di valutazione costruttiva, negativo quando interferisce eccessivamente. Non ci può essere ascolto puro con giudizio!

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Mobbing e burnout

Sappiamo che gli ambienti lavorativi non sempre godono di buona salute, sia per una mancanza di ascolto e armonia, sia per assenza di comunicazione efficace o per via di atteggiamenti poco professionali.

Oltre allo stress, le manifestazioni più evidenti di tali modalità disfunzionali sono il mobbing e il burnout, considerate malattie professionali che riguardano soprattutto la sfera psicosociale di chi lavora.

Il mobbing è una situazione lavorativa di conflittualità sistematica, può essere verticale se le azioni vessatorie sono compiute da un superiore o orrizzontale, quando sono esercitate da un collega. Il mobbing può conoscere un’evoluzione che va dal conflitto quotidiano per divergenza di idee e opinioni o per sentimenti di invidia e/o competizione, alle vessazioni psicologiche di carattere intenzionale e continuativo, fino a giungere ad un’estensione delle azioni denigratorie che portano la vittima a chiedere le dimissioni.

Il metodo Ege

Il metodo Ege, dal nome dello psicologo americano Harald Ege, adoperato per la valutazione e quantificazione del danno da mobbing, individua sei fasi: conflitto mirato, inizio del mobbing, primi sintomi psicosomatici, errori ed abusi dell’Amministrazione del Personale, aggravamento della salute psicofisica, esclusione dal mondo del lavoro. Secondo tale metodo, per parlare di mobbing è necessaria la presenza di condizioni ben precise che vanno dalla frequenza degli attacchi sul posto di lavoro allo stato di inferiorità della vittima, dall’intensità delle azioni negative fino all’ottenimento dell’esclusione della vittima. Il mobbizzato spesso si trova nell’impossibilità di reagire in maniera adeguata alle azioni del mobber e soffre in itinere di disturbi psicosomatici, relazionali e dell’umore, i quali possono portare a invalidità psicofisica permanente.  

Altra problematica connessa al mondo del lavoro e a realtà aziendali spesso disorganizzate è quella del burnout, termine con cui si indica una sindrome da stress e l’esaurimento graduale delle risorse psico-fisiche del lavoratore che cerca di adattarsi alle richieste, anche in termini di dispendio emotivo, del contesto in cui opera. Produce affaticamento, apatia, distacco relazionale.

Lo storico americano Harold F. Cherniss parla di tre fasi: quella iniziale in cui il dipendente prova disagio per lo scarto che intercorre tra le proprie risorse e le richieste esterne, quella intermedia caratterizzata da forte emotività e da stato di allerta e tensione costante, quella finale di coping, ovvero, di fronte ad una situazione stressante il soggetto elude il problema mostrando un atteggiamento di disinteresse.  

Nel 2019, l’Oms riconosce il burnout ufficialmente come un fenomeno inserito nella classificazione internazionale delle malattie (International Classification of Disease). L’edizione del 2022 dello Stada Health Report ha evidenziato che i livelli di burnout sono passati dal 49% al 59%. I più colpiti sono i giovani fra i 18 e i 34 anni e le donne.

Il 70% di entrambe le categorie ha affermato di aver vissuto almeno un episodio di burnout, definito dallo psicologo americano Hebert Freudenberg come “un’estinzione della motivazione o degli incentivi”. In tal maniera, si fa fatica a trovare stimoli e ad affrontare gli ostacoli, spiega Alessandro Raguseo, Ceo Founder di Reverse, azienda internazionale di HR e Head Hunting.

Per quanto il burnout sia conosciuto da tempo, ha conosciuto negli ultimi tempi uno sviluppo significativo a causa dei grandi cambiamenti che hanno caratterizzato la società moderna.

Le aziende non devono sottovalutare tali problematiche psicosociali perché entrambi hanno una risonanza sia individuale sia collettiva, in termini di produttività ed efficienza lavorativa.

Bisogna lavorare costantemente per promuovere un ambiente di lavoro positivo, interattivo e rispettoso, per sostenere i dipendenti con un supporto psicologico, per fare corsi di formazione sulle competenze di gestione dello stress e per intervenire celermente in caso di mobbing.

Alla domanda: Quanti abbandonano il lavoro, in termini di dati statistici, per mancanza di ascolto e armonia nel contesto professionale? Ciò cosa comporta da un punto di vista dell’efficienza e della produttività aziendale?

Arianna Lamera risponde: “Viviamo in un contesto sociale dove l’aspirazione ad avere un contratto indeterminato nel quale fermarci per sempre quasi ci spaventa: cerchiamo sempre di più realtà dinamiche e che, inevitabilmente, richiedono ancora più attenzione alla cura e al benessere dei dipendenti. Certamente un ambiente lavorativo sano e basato su principi solidi fa sì che i dipendenti si sentano a proprio agio e che, di conseguenza, scelgano di restare. Ci sono vari fattori chiave che riguardano l’efficienza e la produttività aziendale e che, insieme all’ascolto, ricoprono un ruolo cruciale. Mi riferisco per esempio alla leadership, alla motivazione che porta alla soddisfazione, alle competenze e alla possibilità di accrescerle tramite percorsi di formazione e, senza dubbio, al lavoro di squadra”.

Cosa ha rilevato Factorial a proposito di mobbing e burnout? Per esempio: quali sono i lavori a maggiore rischio di burnout e come viene esercitato il mobbing?

“Factorial ha rivelato che i lavori a maggiore rischio di burnout sono certamente quelli che offrono educazione, cure e sostegno alle persone in difficoltà come infermieri, psicologi, psicoterapeuti, poliziotti e insegnanti. Ma anche i lavori d’ufficio molto spesso rientrano in questa categoria, dal momento che l’ambiente di lavoro molto spesso rappresenta un luogo dove l’ascolto fa da cornice. Il mobbing indica tutti quei comportamenti aggressivi posti in essere nel luogo di lavoro e che mirano ad emarginare la persona che ne è vittima.

Viene esercitato in diversi modi: per esempio, escludendo il dipendente da progetti o riunioni, facendolo divenire oggetto di pettegolezzi, battute o insulti ma anche relegandolo ad una postazione particolarmente scomoda o isolata.

Non esiste nella legislazione vigente uno specifico reato, tuttavia, fanno riferimento al mobbing vari articoli della Costituzione e del Codice Civile e alcune condotte persecutorie possono integrare fattispecie criminose previste dal codice penale.

Per rispondere a questo problema, Factorial ha sviluppato un piano di azione efficace per creare un canale affinché la vittima possa denunciare in forma anonima. In particolare, ha designato un responsabile incaricato di ricevere tale denuncia e un comitato per analizzare le varie pratiche, così da avviare la procedura e, in alcuni casi, avvisare direttamente l’azienda”.

Onestà e comunicazione

Per creare un contesto lavorativo armonico ed equilibrato è essenziale la presenza di un valore supremo: l’onestà. Essa serve a costruire relazioni e connessioni emotivamente mature, punti di vista diversi ma rispettosi e confronti umani e professionali di spessore. Rende tutto più chiaro, efficace e utile perché permette di interagire con gli altri per un bene e una missione comune senza particolarismi.

Quali sono le azioni concrete che devono essere messe in atto per favorire e realizzare il benessere dei dipendenti?

“Alla base di un ambiente di lavoro sano ritengo che ci sia l’onestà. È importante, se non fondamentale, cercare di evitare pettegolezzi e concentrarsi sulle azioni realmente rilevanti da compiere, cercando di creare legami solidi basati sul rispetto reciproco. Per esempio, evitare riunioni che possono risultare ridondanti e cercare di distribuire il lavoro in maniera adeguata e commisurata al carico di lavoro dei singoli dipendenti”, afferma Arianna Lamera.

Altro elemento è la comunicazione, quindi la capacità di mettere in comune che prevede un emittente, un messaggio, un codice e un destinatario. Essa è il pilastro di ogni forma di crescita e di condivisione e nucleo centrale delle risorse umane.

Qual è il ruolo della comunicazione e delle risorse umane oggi? Qual è il punto di forza di Factorial in questi termini?

“Come HR Manager posso affermare che la comunicazione basata sull’ascolto attivo è un potente mezzo di trasmissione di conoscenze: se una persona sa ascoltare, ci sarà sicuramente un notevole beneficio nella sua carriera. Le persone, infatti, anche sul lavoro distinguono una buona ascoltatrice o un buon ascoltatore e, se lo individuano, decidono di rivolgersi a loro per scambio di idee, iniziative o proposte.

Un buon ascolto permette quindi di instaurare rapporti di fiducia, legami, e aiuta ad aumentare le competenze e di conseguenza la produttività dell’azienda e lo stesso fatturato.
Factorial in questo senso si basa proprio su questi principi: siamo un software per le risorse umane che presta particolare attenzione alla persona come individuo, e mira a rendere i processi HR più snelli con l’obiettivo di riuscire a dedicare sempre più tempo alla comunicazione attiva”.

Quali sono i valori aziendali che promuovono e favoriscono l’ascolto? Come lavora Factorial in questa direzione?

“In Factorial siamo riusciti a creare un ambiente confortevole che si basa sui feedback continui e costruttivi e, soprattutto, sull’ascolto attivo. Abbiamo un team di Risorse Umane formato da circa 30 persone, ognuna delle quali si è specializzata in un determinato settore e siamo un punto di riferimento fondamentale per tutta l’azienda”.

Riflettere su questi quattro valori, ascolto, empatia, onestà e comunicazione, ci fa capire che c’è un urgente bisogno di umanità dentro e fuori dal lavoro, per vivere il senso dell’esistere in modo pieno e soddisfacente.

Antonella Ferro
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