• Mer. Ott 5th, 2022

Quella bella voglia di normalità

Mar 14, 2022

Avrei voglia di normalità. Ve la ricordate quella famosa pubblicità di cioccolatini? «Ambrogio, avrei un leggero languorino… avrei voglia di qualcosa di buono». Tempi belli in cui tutto sembrava speciale, anche il maggiordomo che, con eleganza e con un gesto semplice, tirava fuori un vassoio scintillante con “il frutto della voglia tutto avvolto in carta dorata”. Ci ho ripensato in questi giorni, quando durante uno scambio di saluti sulla chat di Instagram una mia cara amica mi ha scritto: «Ho voglia di normalità». E poi ha aggiunto: «Ma non sono mica l’unica». Già una voglia di normalità. Anche io ne ho tanta voglia, come un languorino e neanche troppo leggero. Alzi la mano chi non ne ha.

Un tempo eravamo soliti dire che avevamo voglia di qualcosa di speciale, qualcosa che desse un valore in più alla nostra vita. Questo almeno era il desiderio dei più prima della pandemia. Aspettavamo che ci fosse un cambiamento. Oggi dopo due anni di restrizioni, di incertezze e di confusione, quel che vogliamo è quel pizzico di normalità. Un cambiamento sì ma che ci riconcili con il mondo di cui, in questo periodo, abbiamo quasi paura. E per normalità s’intende pure che abbiamo bisogno di respirare storie belle che edifichino non che distruggono, che non lascino spazio a polemiche ma che offrano valide alternative. Noi con News48 e il giornalismo costruttivo possiamo cercare di restituire almeno la normalità nell’informazione, quella che non è urlata, quella che non vuole prevaricare sull’altro, che è a caccia di like (talvolta neanche leggendo l’articolo) ma a caccia di pareri e opinioni dopo aver approfondito il testo. Quella normalità di chi scrive con il cuore, di chi va in cerca di storie che altrimenti resterebbero nascoste, di cui non si parlerebbe perché “poco d’appeal” per usare un termine che a volte ci ripetono i nostri colleghi. Quella normalità che crea una dinamica di pensiero.


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Quella normalità di chi fa ricerche, trasmette dati e informazioni controllate, e non scrive “un tanto al chilo”, come del resto dovrebbero fare i media. Tutti. Informazione lenta e approfondita. Pensata. Ci basti ricordare la saggezza popolare che invita a “contare fino a dieci prima di parlare” o ci consigli “nel dubbio di tacere”. E quindi il bisogno di ritrovare parole assennate, risposte di cui si ha bisogno, perché le parole cambiando sono capaci di cambiarci. Sant’Agostino definì “manto figurale” la capacità delle parole di accostarsi le une alle altre assumendo nuovi significati.

Abbiamo bisogno di quella normalità che ci faccia ritrovare la gioia di leggere (e diventa importante cosa si legge, del resto la lettura rappresenta il miglior mezzo che abbiamo a disposizione per far crescere i pensieri più reconditi permettendo loro di rafforzarsi), di commentare senza temere risposte di parole velenose, di trovare giornali ricchi di informazioni, di viaggiare, di incontrare le persone, di brindare, di scambiarsi opinioni senza essere attaccati se la si pensa in maniera diversa, di essere giudicati per qualsiasi cosa.

Perché è proprio nella normalità che si ritrova la straordinarietà della vita e aggiungerei dell’informazione.

Isa Grassano
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