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Violenza sulle donne e non solo: facciamo chiarezza

Set 21, 2023 ,
violenza

Davvero la noia o la voglia di apparire può portare gli adolescenti e i giovani a compiere qualsiasi gesto e a diffonderlo in tutto il mondo?

Davvero siamo arrivati al punto da non avere nessun tipo di controllo su noi stessi e tutto quello che ci sembra ludico, e che ci consente un’esibizione eccessiva, diventa qualcosa da fare?

Ci sono due casi eclatanti che mi hanno, ancora una volta, fatto riflettere.

In queste ultime settimane, abbiamo letto e ascoltato i commenti su quanto è accaduto a Palermo.

Io stesso ho commentato più volte questo terribile caso di stupro e mi sono vergognato tantissimo come rappresentante del genere maschile.

Nel frattempo, la cronaca ci ha restituito altri casi che ci mostrano il desiderio e la voglia di apparire e di vetrinizzare tutto quello che si fa e di trasformare la noia in qualcosa di perverso o di folle.

La nuova challenge di TikTok

In diverse parti del mondo, si è diffusa una nuova sfida e circola su TikTok. A lanciarla sono i giovani genitori, convinti di guadagnare visualizzazioni, “like” e “cuoricini”. Una nuova challenge che si chiama “egg crack challenge” (rompi l’uovo in testa al tuo bimbo).

Alcuni papà e alcune mamme trovano divertente rompere le uova sulla testa dei propri bambini. Un trend che sta spopolando e che probabilmente troverà sostenitori anche in Italia.

I video mostrano genitori divertiti e bambini sconcertati e mortificati dal gesto compiuto dal genitore.  Madri e padri che ridono e che aspettano la reazione, o le smorfie di dolore, del loro figlio o della loro figlia.

Tutto questo genera molta inquietudine e ci chiede di porci alcune domande su come sia possibile che un genitore possa provare gioia nel mortificare il proprio bambino o la propria bambina.

L’educazione deve partire dalla famiglia

Tra gli episodi più sconcertanti, il primo è quello di una ragazza a Latina. Si legge su Latina Oggi che, il giorno di Ferragosto, la giovane si sarebbe sentita male dopo una sbornia.

È caduta a terra e un ragazzo, a quanto pare un suo coetaneo che era presente con altri amici,  ha ripreso la scena con il cellulare e le sue parti intime.

Il video è stato pubblicato su Instagram anche se a quanto pare “non era visibile a tutti, ma soltanto ad una cerchia ristretta di persone”.

I genitori della ragazza hanno denunciato quanto avvenuto e la Procura per i minori di Roma ha aperto un’inchiesta. Il ragazzo è stato denunciato e anche i quattro che hanno condiviso il post.

Nessuno si è preoccupato di soccorrere o aiutare questa ragazza, ma hanno deciso che l’importante era filmare e inserire un post sui social.

Questi maschietti, pseudo amici, hanno stabilito che il vestito era particolarmente corto e che bisognava riprendere le mutandine e le parti intime della loro amica.

Sul caso si è pronunciata Monica Sansoni, garante dell’infanzia e della adolescenza della Regione:

I ragazzi non hanno la percezione di ciò che è lecito e non lecito fare sul web, né il dolore che provocano con le condivisioni. Chi viene taggato, deve a sua volta ripostare, come se questo gesto fosse meno grave rispetto al primo che ha postato. Restringere la visualizzazione di filmati e foto solo agli amici stretti non riduce le responsabilità”.

Francesco Pira

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Sociologo saggista e giornalista, è professore associato di Giornalismo Web e Comunicazione Strategica presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università degli Studi di Messina, dove è Direttore del Master in “Esperto della Comunicazione Digitale” e Delegato del Rettore alla Comunicazione. 

Le sue riflessioni toccano temi importanti per la nostra società: il mondo digitale, i giovani, l’informazione.

Il video poi è stato cancellato, ma sappiamo bene come funziona. Mentre il video viene eliminato, ci sono altri che lo hanno già riprodotto, scaricato e fatto girare su Telegram o su Whatsapp.

Questo è motivo di grande mortificazione per la ragazza che non è stata soccorsa dagli amici, dalle persone che erano con lei, dai conoscenti, tutti l’hanno vista abbandonata a sé stessa per una sbornia e hanno voluto riprendere le sue mutande e le parti intime.

Può essere questo l’effetto della noia?

L’altra storia assurda su cui si è tanto discusso riguarda una festa di compleanno, organizzata in un agriturismo ad Anagni. Un gruppo di ragazzi ha dato la caccia ad una capretta che è stata torturata ed uccisa.

Qual è il risultato finale? Un video che mostra la capretta agonizzante da mettere sui social. Intanto, sono stati identificati dai carabinieri 12 ragazzi presenti alla festa di compleanno. Tutti ragazzi con età compresa tra i 17 e i 22 anni.

Questi torturatori che forse non sapevano come dare una svolta ad una festa di compleanno, magari non era particolarmente allegra, hanno pensato di uccidere una capretta, di registrare il video e pubblicarlo in rete vorticosamente.

La madre del ragazzo filmato mentre prendeva a calci l’animale ha tentato di giustificare il figlio:

La capretta era già morta. Mio figlio non ha fatto nulla. L’hanno spinta, ma era già morta”.

Una difesa che appare inammissibile di fronte alle orribili immagini pubblicate sui social.

Stupri e violenze che ci fanno pensare al livello di crudeltà che abbiamo raggiunto e solo per la voglia di ottenere consensi.

Quel che è peggio risulta essere il ruolo dei genitori che in più occasioni difendono i figli, rendendosi complici dei loro comportamenti.

La mercificazione del corpo femminile

A confermarlo altre notizie che sottolineano la mercificazione del corpo femminile.

In questa società liquida Today riporta una vicenda avvenuta in Sardegna:

il buffet dei dolci di un hotel di lusso e, tra i pasticcini, una modella in bikini, interamente ricoperta di cioccolato e sdraiata su un grande vassoio. Una “portata” a dir poco insolita fotografata durante il buffet di ferragosto in un noto hotel di Golfo Aranci, in Sardegna. Un caso denunciato con un post su Linkedin da Federico Mazzieri, un manager lombardo in vacanza con la figlia”.

Nel suo post il cliente ha scritto: “in hotel dopo avere espresso il mio disappunto mi hanno detto che era la statua di cioccolato”. L’uomo si è detto senza parole “per aver visto il corpo di una donna di una lavoratrice, equiparato a quello di una stoviglia per assecondare l’occhio malizioso di qualcuno”.

Il video di questa ragazza ricoperta di cioccolato è stato diffuso in tutta Italia e nel mondo.

Il body sushi

Il corpo femminile presentato come vassoio su cui offrire cibo si può trovare anche lontano dalla Sardegna per esempio a Milano.

Nella città lombarda si può prendere parte a cene condite con il Nyotaimori che vuol dire: mangiare non dal classico piatto ma prendere le portate sistemate sul corpo nudo di una donna che diventa un tavolo per i clienti. Il trend si chiama body sushi ed è stato criticato da più parti politiche.

La deputata Luana Zanella, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra alla Camera, ha dichiarato: “Apprendiamo di locali, sicuramente a Milano come riporta un quotidiano, dove si pratica il body sushi. Il cibo viene offerto sul corpo di una donna: cosa aspetta il ministro Piantedosi ad intervenire? È scandaloso che non si comprenda che esiste un legame tra questi comportamenti e la violenza sulle donne. Siamo stufe di queste pratiche maschili che celano attitudini violente e distruttive nei fronti delle donne. Piantedosi (il ministro dell’Interno) non stia zitto”.

Violenza di genere: le soluzioni possibili

Allora, viene davvero da ripensare non solo al modello educativo e all’emergenza educativa, ma a come intervenire immediatamente. La risposta deve essere multidisciplinare e deve arrivare a tutti gli attori della società.

Ho letto in questi giorni diverse dichiarazioni di vari ministri e parlano del coinvolgimento di alcuni esperti che si occupano di problemi giuridici o psicologici ed escludono per esempio i sociologici e i pedagogisti.

Invece, bisogna attuare un lavoro di équipe che deve pensare ad un nuovo modello educativo e ad una formazione per i genitori e per i docenti.  Ci vuole qualcosa che lasci il segno e rimanga nel tempo altrimenti quanto è successo questo rimarrà affidato a decisioni che sembrano momentanee e non possiamo permettercele.

Dobbiamo intervenire subito, perché saremo costretti a vedere ancora video su video. Quando accadono fatti mostruosi si accendono le luci che poi automaticamente, dopo poche ore, tornano a spegnersi e quando si spengono di quell’argomento non si parla più fino al prossimo caso eclatante. 

Continuo a denunciarlo da tempo e provo molta rabbia, visto che non arrivano le giuste risposte alle tante richieste d’aiuto.

Francesco Pira
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