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Università: i giovani preferiscono dispense e video ai libri

Mar 14, 2024 , ,
studenti universitari

La digitalizzazione come processo e la velocità con cui la tecnologia produce nuovi strumenti ha un fortissimo impatto su tutti gli aspetti della nostra vita, dalla dimensione individuale ai livelli relazionali, semplici e complessi, dall’economia all’organizzazione del lavoro, dei consumi e dei servizi, inclusi quelli inerenti alle funzioni culturali e formative.

Ormai, abbiamo un’applicazione per tutto. Alcune app sono davvero utili, come ad esempio quelle che intervengono per supportare disabilità specifiche, e altre app servono a “facilitare” lo studio.
Mi riferisco a tutte quelle app che servono a sintetizzare i libri.
Nell’era della piattaformizzazione, l’intelligenza artificiale gioca un ruolo fondamentale. Basti pensare a UPDF, un sintetizzatore di PDF AI capace di scrivere velocemente riassunti quasi uguali a quelli umani.

Italiani, un popolo di scrittori

Numerosi i report che sottolineano come in Italia sia più alta la percentuale di scrittori rispetto a quella dei lettori. Adulti e giovani amano scrivere sui loro social del cuore, ma leggono di meno.
Tante librerie e tante biblioteche hanno interrotto la loro attività.
Ogni libro, come sosteneva Carlos Ruiz Zafon, ha un’anima. L’anima di chi lo ha scritto e di quelli che lo hanno letto e vissuto e sognato.
Purtroppo, i testi stanno perdendo il loro valore e lo testimoniano diverse ricerche.

La giornalista Sabina Minardi ha scritto un articolo, pubblicato su L’Espresso.it, in cui racconta come gli studenti preparano gli esami.

Studenti universitari: come si preparano agli esami?

Quattro studenti su dieci preferiscono non aprire i libri e prepararsi tramite appunti e dispense. Tutto sembra essere concentrato sui fogli e sulle mappe concettuali.

L’Associazione italiana editori ha presentato i risultati della ricerca Le abitudini di studio all’Università, affidata a Talents Venture e interessata a scoprire gli strumenti di studio dei giovani universitari.

A quanto pare: “Più di 4 studenti su 10, interpellati sui materiali utilizzati per preparare l’ultimo esame, hanno dichiarato di aver fatto a meno di libri e di prodotti digitali editoriali. Ritenendo sufficienti appunti propri o di colleghi, riassunti scaricati dal web, slide, quiz, correzioni di prove d’esame precedenti. Materiali non strutturati, spesso progettati dai professori come supporto complementare. Che finiscono, invece, per essere l’unica fonte di studio”.

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Attenzione alla iper semplificazione dei concetti

Maurizio Messina, vicepresidente dell’Associazione italiana editori e presidente del Gruppo accademico professionale, ha dichiarato che: “Questa eccessiva semplificazione in una fase formativa importantissima preoccupa non solo perché si perde una competenza più completa, ma anche per il venir meno della capacità di affrontare un testo nella sua interezza. Un libro richiede tempo, concentrazione, fatica, autonomia. Il rischio è che i ragazzi escano dall’università senza aver acquisito un metodo: non hanno imparato a imparare”.

E ancora: “È molto preoccupante la formazione su materiali semplificati, senza controllo. La formazione in Italia si sta sempre di più divaricando tra pochi campus d’eccellenza, rilevanti anche nelle classifiche internazionali, e tutti gli altri atenei con pochi studenti (e il tema demografico sarà sempre più serio per l’intera società nei prossimi anni), che abbassano l’asticella. Colpisce che siano i docenti a spingere sull’uso di materiali non editoriali”.

Pier Giorgio Bianchi, Ceo, e Carlo Valdes, responsabile dell’attività di analisi dati di Talents Venture, che ha svolto l’indagine su mille studenti tra i 19 e i 30 anni, hanno spiegato che: “Gli appunti hanno tutto ciò che serve per superare l’esame: è questa la motivazione espressa degli studenti. La loro facilità di utilizzo è tra le altre principali ragioni. Ma soprattutto per la maggioranza degli studenti un ruolo fondamentale lo giocano i professori: il fatto che questi materiali siano suggeriti da loro è la prima ragione di scelta”.

Marginale risulta anche l’utilizzo delle risorse digitali: “il 78 per cento preferisce studiare sulla carta”.

Bianchi e Valdes hanno anche sottolineato che: “I professori hanno un ruolo fondamentale e sono consapevoli della difficoltà di catturare l’attenzione dei ragazzi. Inoltre, sanno che gli studenti preferiscono materiali sintetici, hanno bisogno di sentirsi affiancati nel loro percorso. Questi testi ridotti potrebbero essere una precisa scelta strategica per conquistarli allo studio”.
Tutto questo potrebbe avere delle conseguenze non indifferenti.

universitari

Gli schermi non devono sostituire l’apprendimento tradizionale

Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis e saggista, ha espresso il suo parere:

Viviamo nel primato degli schermi, cellulari e tv. E poiché ogni mezzo ha le sue peculiarità, le reazioni che provocano sono emotive, inducono alla formazione di pre-giudizi, a differenza del libro che attiva riflessioni e connessioni utili a un giudizio.
Questa indagine va inserita in uno scenario più generale nel quale studiare sugli appunti è persino una cosa accettabile.
Ancora più grave è il modo in cui oggi ci si informa e ci si forma. Proprio mentre stavamo colmando il digital divide un altro solco si è tracciato: il digital press, l’esclusione dalla nostra dieta quotidiana di libri e giornali, della carta stampata. Così perdiamo spirito critico”.

E ha aggiunto: Io credo che la conoscenza sia il modo migliore per essere più attrezzati ad affrontare il mondo che sta arrivando. Un tempo c’erano percorsi prestabiliti. In questo contesto conta solo la conoscenza. Ai giovani dico perciò: ribellatevi, ma ribellatevi studiando. L’obiettivo non deve essere quello di sfangare l’esame, ma di crescere in spirito critico, il mezzo più potente per decifrare il mondo”.

La Conferenza dei rettori delle università italiane

Alessandra Petrucci, rettrice dell’Università di Firenze e Delegata Crui per la Didattica, ha detto: “Sarà utile replicare l’indagine per fare valutazioni più sottili e per estenderla a più atenei e a un campione più significativo. Questa ricerca ci parla di modalità nuove di studio. Suggerisce ai docenti la necessità di utilizzare strumenti alternativi per favorire lo studio, modalità immersive, simulazioni digitali di prove dal vivo”.

Di fatto, la scuola e le università sono soggette a molteplici mutamenti. Come è stato brillantemente detto dal prof. Boccia Artieri, siamo passati dal docente “oratore” al docente “regista” di una rappresentazione la cui finalità è trasmettere – in maniera quanto più efficiente ed efficace – conoscenze complesse e specialistiche.

Adesso i docenti devono porre attenzione ai tempi di lavoro e hanno il compito di proporre esperienze didattiche dinamiche. La scuola vede i professori impegnati in nuovi modelli di coinvolgimento che partono dal gioco e arrivano alle simulazioni.

Le mie analisi confermano che lo sforzo del docente deve quindi essere indirizzato a progettare contenuti ad hoc, in grado di rispondere ai bisogni formativi rilevati ed alle caratteristiche della comunità bersaglio, avendo riguardo al profilo centrale dell’ “accessibilità”. Questo, però, non deve trasformare le conoscenze e le competenze in prodotto di scambio.

Il ruolo del docente è cambiato e si ritrova a fronteggiare, in previsione di finanziamenti a carico del PNRR, le nuove tecnologie ed in particolare l’intelligenza artificiale e il Metaverso. Tantissime le nuove prospettive e gli obiettivi da raggiungere, ma ha ragione Massimiliano Valerii quando sostiene che l’unico mezzo per decifrare il mondo è lo spirito critico e le nuove generazioni devono coltivarlo e devono dare importanza alla sua preparazione per affrontare il futuro.

Francesco Pira
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