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Squid Game: proviamo a comprendere

Dic 2, 2021
squid game

In queste ultime settimane sono stato chiamato a dare la mia opinione sulla serie tv Squid Game. Molte scuole mi hanno contattato per aiutare le famiglie e i docenti a comprendere i contenuti di questa serie televisiva.
Una serie scritta in Corea e seguita con i sottotitoli italiani che riesce ad entrare nelle menti dei più piccoli. L’aspetto importante è che questa serie televisiva, in qualche modo, sta affascinando il pubblico, e in particolare tanti bambini, e bisogna capire le motivazioni di questo enorme successo.

I più piccoli si confrontano tra loro e si scambiano le notizie. Si tratta di una serie televisiva che ha per protagonista, Seong Gi-hun, un quarantenne che non ha un lavoro e che vive il dramma della dipendenza dalle scommesse. Oltretutto abita con la madre malata ed è pieno di debiti. Gli viene offerta l’opportunità di partecipare a un gioco per racimolare un bel po’ di soldi e accetta, senza sapere cosa lo aspetta. Quando si sveglia si ritrova in un posto che assomiglia tanto ad una prigione, con diversi sorveglianti mascherati che moderano tutte le attività: l’uomo si ritrova in compagnia di poveri infelici come lui che hanno deciso di partecipare ad una sfida pazzesca.


Questo gruppo di persone, per la precisione 456, vive una difficile situazione economica.
Inizia questo un gioco a cui partecipano donne e uomini che non hanno nulla da perdere e mettono a rischio la propria vita per avere un ricco premio finale. Ognuno di loro prende parte ad una serie di giochi per bambini che ricordano ad esempio “un, due, tre, stella” e altri che il pubblico occidentale non conosce come “il gioco del calamaro”, noto in Corea. Chi perde la gara non viene eliminato, come si potrebbe pensare, ma ucciso brutalmente.
Un gioco finanziato e sostenuto dai ricchi che vogliono divertirsi e vedere, attraverso delle sfide terribili, se questi poveri riescono a sopravvivere.

Il desiderio di emulare


I giochi presenti nella serie tv vengono emulati e a Treviso alcuni ragazzi hanno picchiato un compagno di scuola. Hanno spiegato, dopo aver compiuto il folle gesto, che meritava di essere picchiato, perché aveva perso la sfida cosi come accade su Squid Game.
Mi è capitato, durante un incontro con ragazzi delle scuole medie, di parlare con uno studente che ha sottolineato come questa serie imprima valori molto forti, perché viene offerta un’occasione in cui puoi recuperare la tua posizione economica. Quindi, un messaggio sociale e valoriale completamente stravolto, poiché di fronte alla riconquista di una posizione economica, che diventa poi sociale, siamo disposti a fare tutto. Trovo che la serie sia stata concepita bene e anche per un adulto ha un impatto emozionale difficile da accettare. Purtroppo, sui bambini si hanno dei riscontri negativi e gli adulti devono trovare il modo di spiegare le scene di questa serie tv.
Il limite nasce nella mancanza di supporto da parte dei genitori. Come mai i genitori di minori permettono ai bambini di vedere questa serie senza spiegarla e senza guardarla con loro?
Ricordiamoci che siamo di fronte alla Generazione Netflix che vive sull’ on demand e che quotidianamente si alimenta attraverso serie tv.


I meccanismi che scattano nel bambino


Due elementi devono essere chiari a tutti: il primo riguarda il protagonista che non partecipa solo per la curiosità di giocare, ma è spinto dalla disperazione e dal desiderio di riguadagnare una posizione che ha perso e che pensa di poter riconquistare; l’altro elemento coinvolge gli aspetti valoriali negativi che vengono trasmessi.
I ragazzi, i miei studenti e i bambini sostengono che il protagonista pur di riconquistare i soldi decide di giocare il tutto per tutto e non può passare questo messaggio.
Il bambino vista la serie entra in un meccanismo di pregiudizi, congetture e rivalsa che sono falsate dal fatto che dietro esiste una sceneggiatura. Una sceneggiatura che prevede esecuzioni violentissime e questo provoca un sistema di emulazione molto grave.
Un aspetto imbarazzante riguarda la sigla, poiché sulla rete viaggiano tantissime possibilità di truffa. Soltanto in Italia sono state truffate un milione di persone dietro la proposta di giochi con la scritta Squid Game. Il brand è diventato forte e ben assestato al punto tale da ingannare una parte della popolazione.
Il problema serio su cui riflettere è legato alla necessità di creare un’alleanza educativa forte. Il Vaticano è intervenuto, attraverso un articolo sull’Osservatore Romano, sostenendo l’importanza di un’alleanza educativa tra tutti gli attori della società.


Chi si occupa dei bambini e chi gli spiega come superare i messaggi violenti, affinché non commettano atti che possano rovinare il corso della loro vita?
Certamente, è stato traumatizzante per il bambino di Treviso essere picchiato ed è stato altrettanto traumatizzante per i ragazzi veder finire in ospedale il loro compagno. Un evento come questo ci dimostra che stiamo perdendo tempo e che non siamo preparati a fronteggiare le emergenze educative.

Squid Game: una nuova stagione in arrivo


La notizia delle ultime ore è che ci sarà una nuova serie di Squid Game. Il portale Elle riporta quanto dichiarato dal creatore della serie Hwang Dong-hyuk, durante una proiezione con sessione di domande e risposte a Los Angeles. Secondo Variety, Dong-hyuk avrebbe raccontato ai fan: “C’è stata così tanta pressione, così tanta richiesta e così tanto amore per una seconda stagione. Quindi mi sento quasi come se non ci lasciaste altra scelta! Ma ci sarà davvero una seconda stagione. È nella mia testa e in questo momento sono nel bel mezzo del processo di pianificazione”. Netflix non ha ancora confermato, ma le parole di Hwang Dong-hyuk non lasciano molti dubbi.
Abbiamo giovani che entrano in rete con un io iperfluido e pubblicano ciò che può piacere agli altri quindi tendono a “Vetrinizzare” le loro vite.
Abbiamo ragazzine che si sottopongono a delle diete incredibili per essere uguali alle loro TikToker o Influencer del cuore o ragazzini che vogliono tatuarsi come il loro Youtuber preferito.
Tutto ci porta a comprendere come il rapporto con le nuove tecnologie sia complesso e non vuol dire che le tecnologie siano da demonizzare, ma anzi ci sono molti aspetti positivi da far conoscere ai giovani.
Noi adulti dobbiamo capire e poi trasmettere ai nostri figli i nuovi codici e i nuovi linguaggi e sarebbe indispensabile una Scuola per Genitori.


Mark Zuckeberg proprietario di Facebook, Intagram e Whatsapp, ci ha spiegato che cambierà nome al suo social più conosciuto e si occuperà del Metaverso. Infatti, il nome che ha tirato fuori, uno degli uomini più ricchi del mondo, per il suo gioiello di famiglia è Meta abbreviazione di metaverso. Una sorta di monitoring algoritmico che permette a questo gigantesco Grande Fratello di sapere tutto di noi e di spingerci a comportamenti precisi. Il tutto nella nuova dimensione del metaverso. Tra reale e virtuale, tutto assemblato, tutto quasi vero, tutto da scoprire. Probabilmente diventerà sempre più difficile distinguere l’online dall’offline.


Ci servono degli “anticorpi” per rispondere ai cambiamenti e se non siamo pronti a rispondere non possiamo aiutare i più piccoli.

Francesco Pira
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