• Sab. Apr 13th, 2024

Se l’Ai parla made in Italy: l’esempio di iGenius e Cineca

intelligenza artificiale italiana

In quella che possiamo definire la società dei dati, continua a far discutere l’intelligenza artificiale. C’è chi dice che il 2024 sarà l’anno dell’Ai generativa e, da pochi giorni, sappiamo che ci sarà un’intelligenza artificiale tutta italiana: iGenius e Cineca lanciano il “Modello Italia”.

Cineca è il consorzio fatto da 118 enti pubblici, compresi due ministeri e 70 università  italiane, e iGenius è un’azienda italiana che dal 2016 si interessa di Ai generativa.

Il giornalista Arcangelo Rociola ha scritto un articolo, pubblicato su La Repubblica, in cui ha spiegato il progetto nato dalla start up e il consorzio dei centri di ricerca italiani. Il lancio ufficiale avverrà entro l’estate. Questa intelligenza artificiale generativa è capace di dar vita a contenuti in grado di considerare le peculiarità della lingua e della cultura italiana.

Alla scoperta di iGenius

Uljan Sharka, amministratore delegato di iGenius, ha descritto come è stata addestrata ovvero su “trilioni di token’ (i tasselli di discorso, di senso, che costituiscono la base delle risposte che dà un’Ai) “presi da testi italiani e fonti come Wikipedia. Ma in grado di generare risposte in tutte le lingue”.
Un’Ai istruita su un dataset italiano, conforme alla lingua e alla cultura italiana.

Sharka ha aggiunto che: “L’Ai segna l’inizio di un nuovo mondo. Un nuovo ciclo delle economie mondiali. Non sarà una tecnologia che sfocerà in un inverno inesorabile, ma cambierà tutto nei prossimi anni. Oggi i modelli linguistici principali sono addestrati su lingua inglese. E quindi si portano dietro i bias (pregiudizi) culturali della lingua inglese. Quando raggiungeranno il grandissimo pubblico e saranno usati quotidianamente da miliardi di persone diffonderanno quei bias. E questo crediamo che possa creare un problema”.

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Il progetto di iGenius e Cineca è nato grazie al supercomputer di Leonardo, guidato e coordinato da Cineca. Il desiderio è quello di creare un modello che punti a ridurre gli errori nelle risposte o meglio le “Allucinazioni”, come le definiscono gli esperti di Ai. Infatti, secondo Sharka, “un’azienda non può permettersi errori. Se alla macchina viene dato un comando vocale e la risposta è sbagliata, questo può costare milioni di euro”. Quindi, iGenius e Cineca puntano ad una Ai affidabile e attendibile.

Francesco Ubertini, presidente di Cineca, ha commentato: “L’Italia può vantare un’infrastruttura pubblica di supercalcolo tra le migliori al mondo e, grazie a questa, oggi una start up italiana entra nell’arena internazionale dei modelli di linguaggio, con una soluzione completamente aperta, affidabile e pienamente conforme ai principi nazionali ed europei. Il Modello Italia costituirà uno straordinario fattore abilitante per imprese e pubblica amministrazione nell’accelerare l’innovazione digitale”.

Dentro il mondo di Cineca

Quello che conta è soprattutto che si rispetti l’etica e sia chiara la distinzione tra uomo e macchina.

Papa Francesco, in diverse occasioni, ha espresso il suo pensiero sull’intelligenza artificiale e lo ha fatto anche di recente. Rai News ha riportato il contenuto del suo messaggio per la 58esima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali che quest’anno si celebrerà, in tanti Paesi, il 12 maggio 2024.

Il Santo Padre sostiene che nei prossimi anni  “capiremo se l’intelligenza artificiale finirà per costruire nuove caste basate sul dominio informativo oppure se, al contrario, porterà più eguaglianza, promuovendo una corretta informazione e una maggiore consapevolezza del passaggio di epoca che stiamo attraversando, favorendo l’ascolto dei molteplici bisogni delle persone e dei popoli. La risposta non è scritta, dipende da noi. Spetta all’uomo decidere se diventare cibo per gli algoritmi oppure nutrire di libertà il proprio cuore, senza il quale non si cresce nella sapienza”.

Il Pontefice si interroga e ci interroga sull’evoluzione dei sistemi dell’intelligenza artificiale. Le opportunità possono essere tante, ma solo se siamo orientati verso il bene collettivo e verso gli altri.

Il dibattito intorno l’AI

L’Ai presenta minacce e buone pratiche. Intanto, ha un carattere fortemente interdisciplinare che riguarda: Scienze, Sociologie, Psicologia, Diritto ed Economia.

Il modo in cui vengono disegnati “gli artefatti che si incorporano nel mondo” può dare vita a dimensioni che costituiscono minacce e favorire comportamenti criminali con impatti del tutto diversi rispetto a quanto oggi siamo in grado di comprendere ma può anche diventare una straordinaria opportunità se attraverso una Governance del Digitale saremo in grado di dare vita a quella che Floridi definisce, IA PER IL BENE SOCIALE – AI4SG.

Anche in campo medico l’utilizzo dell’innovazione digitale, è sempre più diffuso, e porta con sé numerose domande: in che cosa l’innovazione digitale – IA – può essere utile?
È affidabile? Quali rischi corriamo? I computer ci sostituiranno?

Floridi sostiene che la vera sfida non è la buona innovazione digitale, ma la buona Governance del Digitale attraverso un approccio etico che nella sua costruzione segnali i problemi etici rilevanti, si impegni con le parti interessate da tali problemi e supporti nel disegnare e implementare soluzioni condivisibili.

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Le trasformazioni in atto devono farci comprendere che la “piattaformizzazione” della società e le nuove frontiere dell’intelligenza artificiale aprono a nuovi dubbi e a nuovi scenari.

Un cambiamento che ha investito anche i processi di apprendimento. Ormai, è necessario costruire una nuova prassi educativa ed è dunque fondamentale comprendere attraverso quali percorsi e quali strumenti. In particolare, è essenziale analizzare i comportamenti sociali che possono generare devianze e rischi, come conseguenza della semplicità e velocità di utilizzo offerte dalla tecnologia che tendono ad annullare il tempo della riflessione, strumento essenziale in percorso di crescita e costruzione identitaria.

Educare l’Ai ed essere educati serve a saper valutare i pericoli e le implicazioni dell’Ai. Tutto dipenderà da noi e dal ruolo che daremo all’Ai.

Francesco Pira
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