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Scuola e aziende un connubio possibile

Apr 3, 2023
Scuola e aziende

Le scuole e le aziende in Italia hanno un rapporto distonico: ciò che insegna la scuola nelle aziende non è richiesto, in pratica le competenze acquisite a scuola non sono spendibili in azienda se non dopo un’ulteriore formazione a carico della stessa azienda.

Secondo i dati pubblicati da Eurostat l’Italia è il fanalino di coda soprattutto per quel che riguarda i Neet, acronimo inglese di Not in Education, Employment or Training, che indica i giovani tra i 15 e i 29 anni che non sono iscritti a scuola né all’università, che non lavorano e che nemmeno seguono corsi di formazione, stage o aggiornamento professionale.

In questa classe di età sono compresi i giovanissimi che hanno terminato la scuola dell’obbligo e lavorano in nero, ci sono anche i demotivati, ovvero coloro che si sono arresi perché dopo il diploma non sono riusciti ad entrare nel mondo del lavoro; e infine, ci sono anche i laureati che hanno acquisito competenze all’università non in linea con le richieste delle aziende.

In Italia, si trovano ben quattro delle sette regioni europee dove la percentuale di Neet supera il 25%. Si tratta di Molise (25,5%), Calabria (26,5%), Campania (28%) e Sicilia (29,3%).

Dall’altra parte le aziende cercano personale e non riescono a trovarlo poiché c’è un disallineamento tra competenze richieste dalle aziende e quelle possedute dai candidati. Infatti, secondo Econopoly del Il Sole 24 Ore, dal 2004 al 2019, il “mismatch” tra domanda e offerta di lavoro, cioè la mancata corrispondenza tra i requisiti richiesti dalle aziende e le competenze o qualifiche offerte dai lavoratori, ha subito un progressivo peggioramento.

In riferimento al 2022, il Bollettino del Sistema informativo Excelsior realizzato da Unioncamere e Anpal a Luglio 2022, evidenzia che la difficoltà di reperimento delle figure ricercate è in continua crescita (40,3%). Sono circa 204mila le ricerche di personale per cui le imprese dichiarano difficoltà di reperimento, confermando come causa prevalente la mancanza di candidati per i profili ricercati.

Se da un lato le aziende cercano di sopperire assumendo delle figure con profili simili e formandole in azienda, dall’altra parte è il sistema scolastico italiano che deve modificare la didattica, avvicinandola più ad una preparazione pratica dei ragazzi.

Qualcosa si muove! Ci sono scuole in Italia grazie alla legge 107 del luglio 2015 “La buona scuola” che possono perseguire lo scopo di una maggiore autonomia, con gli strumenti finanziari e operativi necessari. La dirigenza scolastica, in particolare, può attivare reti di scopo per il raggiungimento di specifici obiettivi coinvolgendo, oltre a scuole, anche enti locali e altri enti pubblici e privati, nella prospettiva dei rapporti tra scuola e mondo del lavoro che si concretizzano nella realizzazione e gestione dei Laboratori Territoriali per l’Occupabilità.

Un esempio virtuoso di buona scuola

Grazie a finanziamenti pubblici e privati sono state create strutture dedicate con strumenti e software identici a quelli usati in azienda.

Il progetto ha seguito il modello dei Farm, un dispositivo sociale innovativo in cui famiglie scuole e imprese fanno un patto per una formazione dei giovani che sia più vicina alle reali richieste che le imprese fanno in termini di capacità e comportamenti.

I Farm di Parma hanno degli elementi di fortissima innovazione perché nascono da un’ampia e positiva collaborazione tra scuole, imprese, società di formazione, agenzie per il lavoro, associazioni imprenditoriali e Pubblica Amministrazione locale. I Farm di Parma riguardano  quattro contesti, di cui uno dedicato al prosciutto di Parma è ancora in fase di realizzazione.

Innovation Farm

Innovation Farm dedicato ai settori meccanica, materiali compositi, automotive e motor sport che ha attivato una collaborazione strutturata tra un gruppo di aziende principalmente del settore Automotive e Motorsport, Centri di formazione di importante reputazione nazionale ed internazionale e due Istituti di Istruzione Superiore di II grado. Innovation Farm ha un meta-obiettivo, che è quello di fare rete, collaborare tra imprese e istituzioni dell’istruzione e della formazione, che produce come esito risorse umane in grado di operare nelle organizzazioni aziendali. Sul piano didattico, il Farm porta il valore di una formazione tecnica di immediata applicabilità nel contesto lavorativo. Innovation Farm vanta 5 laboratori di ultimissima generazione: robotica, CAD, macchine a controllo numerico, materiali compositi in fibra di carbonio e Additive Manufacturing. Un lavoro duro che ha portato negli ultimi anni a triplicare gli iscritti dell’Istituto I.I.S.S. “Carlo Emilio Gadda”.

Food Farm 4.0

Food Farm 4.0 per la Food Valley. Tra i soggetti coinvolti vi è una società consortile, denominata Food Farm, nata nel 2018 con l’obiettivo di supportare la realizzazione di un Laboratorio Territoriale per l’Occupabilità promosso da una rete di 6 scuole del territorio di Parma.  Il progetto Food Farm prende le mosse dall’iniziativa della dirigente scolastica dell’Istituto Bocchialini, Anna Rita Sicuri, che ha messo insieme i 6 Istituti scolastici. Grazie alla sua perseveranza e determinazione è riuscita ad ottenere un finanziamento da parte del MIUR di 750.000 euro. Questo grande traguardo ha innescato una positiva alleanza tra una molteplicità di soggetti pubblici e privati per costruire un contenitore (il Food Farm) in grado di costruire processi formativi di alta qualità, che potessero supportare la competitività delle imprese locali.  È stata addirittura creata una fabbrica in miniatura in cui i giovani possono sperimentarsi nella produzione di conserve, prodotti caseari e bakery. I prodotti ottenuti vengono successivamente commercializzati e gli utili sono impiegati nella scuola oppure in attività benefiche. Il supporto degli industriali non è stato solo di tipo economico, ma anche di tipo tecnico per il disegno e l’implementazione del processo produttivo. I risultati raggiunti non sono certo casuali. Anche qui si è assistito ad un aumento sostanziale delle iscrizioni agli Istituti tecnici coinvolti.

Logistics Transport Farm

Logistics Transport Farm per il settore logistica e trasporti. Nel 2019, nella città di Parma, ha avuto inizio un programma corsuale Istruzione e formazione tecnica superiore (IFTS) su logistica e trasporti promosso dal centro di formazione Cisita Parma.

L’ultimo atto di questo processo generativo è la nascita, il 5 Novembre 2021, del Laboratorio di Logistica Sostenibile presso l’Istituto “Da Vinci” di Parma. Lo scopo del Laboratorio è lo svolgimento di varie attività, tra cui attività didattiche, di ricerca, sperimentazione e sviluppo, di formazione e aggiornamento per il personale delle istituzioni scolastiche aderenti, di organizzazione, di realizzazione, all’interno delle attività curriculari dei singoli istituti aderenti, di attività formative volte ad ampliare le competenze in ambito logistico e in materia di autotrasporto merci. E’ stato creato un laboratorio tecnologicamente evoluto in cui gli allievi dell’Istituto possano avere un’esperienza didattica articolata e di grande attualità tematica e metodologica. All’interno dei laboratori di Logistics Transport Farm vi sono le tecnologie specifiche adottate nelle aziende. I software gestionali sono quelli che vengono utilizzati normalmente nelle aziende di trasporto, in modo che i giovani possano fare simulazioni realistiche. La didattica viene sviluppata dai docenti dell’Istituto scolastico, ma altresì arricchita dai testimoni delle imprese che portano esperienze specifiche tratte dalla realtà aziendale. Le attività del Farm integrano le conoscenze acquisite durante la lezione a scuola, rendono reali i concetti teorici affrontati durante le lezioni (fonte ITIS Da Vinci). Il laboratorio occupa uno spazio di circa 180 m² completamente ristrutturati.

L’orientamento alla qualità, ottenuto grazie ad una forte interazione tra i partner imprenditoriali e la scuola, ha consentito di arrivare a formare un consistente numero di giovani (alcune centinaia), alcuni dei quali hanno proseguito gli studi all’Università, altri hanno intrapreso il percorso IFTS (con un livello di assunzione al termine pari all’85%). La qualità ed intensità dell’investimento comincia quindi a dare i primi significativi risultati.

Perché i Farm sono utili alle aziende

Le imprese sono spinte ad investire in un Farm per molti motivi:

  • la scarsità di risorse giovani da inserire nel proprio sistema
  • il desiderio di migliorare le competenze e la reputazione del proprio settore 
  • il desiderio di conservare e tramandare i mestieri della tradizione
  • il desiderio di restituire al territorio quanto si è ricevuto
  • il desiderio di connettersi con il territorio e creare reti di relazione, facendo sistema anche nella prospettiva della competizione internazionale
  • la volontà di trasferire alle giovani generazioni i valori del territorio.

Una scuola al passo coi tempi aziendali

Le scuole coinvolte hanno il grande vantaggio di disegnare programmi didattici più concreti ed accurati rispetto alle esigenze delle aziende. Grazie ai laboratori ed alla didattica applicata i giovani sono attratti dalla proposta della scuola e decidono di iscriversi con maggiore facilità. Infatti, la didattica applicata consente una più elevata possibilità di impiego a valle del percorso di istruzione. Le scuole tecniche e professionali coinvolte quindi vedono un’inversione della curva negativa di iscrizioni che si registrava da qualche anno a questa parte, ad esempio l’istituto Gadda di Fornovo ha triplicato gli iscritti dal 2014 al 2020.

I giovani cosa ottengono?

I giovani cercano contesti stimolanti che parlino il loro linguaggio. Cercano impegno e cura da parte della scuola. Non è diverso da quanto succedeva in passato.

Vi è stata una narrativa che è durata anni sul fatto che le scuole tecniche siano di minore valore dei licei. Che fosse dunque necessario andare al liceo e quindi all’università. Sappiamo che questo ha prodotto tantissimi abbandoni universitari e al tempo stesso una scarsità allarmante di tecnici per le imprese italiane. Scarsità a cui corrisponde un altissimo tasso di disoccupazione giovanile. Questo progetto cerca di far incontrare domanda e offerta di lavoro. Fa capire ai giovani che il lavoro in fabbrica è molto diverso e richiede moltissima competenza tecnica. Fa capire che le imprese di Parma vogliono avere un futuro e questo è possibile se trovano persone che possano condividerlo.

Replicabilità del progetto in altri territori

Sul progetto FARM è stata realizzata recentemente una ricerca per indagare quali sono gli elementi di successo che possono renderlo replicabile in altre città.

Il progetto di ricerca realizzato da Cisita Parma (Scuola di formazione dell’Unione Parmense degli Industriali) finanziato da Fondirigenti, ha avuto la collaborazione operativa di Forma del Tempo(www.formadeltempo.com/) (FDT), società pioniera negli studi sull’impresa e formazione manageriale.

“Il Farm è un dispositivo sociale innovativo e un’opportunità per il territorio e la comunità che ci abita – racconta Paolo Bruttini, founder di Forma del Tempo – . Il nostro compito è stato indagare quali siano state le condizioni che hanno reso possibile i risultati eccezionali in termini di collaborazione tra soggetti diversi ai fini di un’educazione di qualità dei giovani, nonché esplorare le future potenzialità dei Farm anche per il sistema delle imprese e per le figure manageriali. Da un lato la riflessione può condurre all’ottimizzazione dei processi in corso, dall’altro creare le condizioni per la trasferibilità dell’esperienza in altri contesti territoriali.”

Il Farm trasferisce come mindset il valore del territorio, l’idea che l’impresa appartiene ad una comunità, che va riconosciuta, rispettata e alimentata.  

Tutto ciò avviene in gran parte, in un contesto non competitivo e non giudicante, ma supportivo per la crescita individuale.

“I Farm si reggono sul collante della fiducia che abbiamo chiamato capitale sociale.  – continua Bruttini – . Il Farm esiste e si sviluppa perché vi è fiducia negli altri soggetti del territorio, perché si riconosce un tessuto di valori comuni, perché si sa che facendo un investimento questo produrrà un ritorno nel medio e lungo periodo. Qualunque processo di esportazione della metodologia del Farm è possibile se vi è una cultura territoriale orientata alla fiducia e al sostegno reciproco.”


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Dora Carapellese
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