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Sanremo 2024: chiacchiere, maschere e pentagrammi floreali

Feb 26, 2024
sanremo

Febbraio è il mese delle chiacchiere, non solo quelle dolci che tra fritte, al forno e imbottite di creme, accompagnano il Carnevale ma anche quelle che commentano, valutano e giudicano voci, contenuti e melodie dei pentagrammi di Sanremo, il Festival della Canzone Italiana.

Sanremo 2024, così come il precedente, nel 2023 e i suoi predecessori, è una fotografia culturale, in chiave di basso e di violino, della società italiana.

Sanremo 2024, la fotografia culturale della società italiana

Ogni autore e cantante porta la sua di foto che va a comporre il mosaico delle tendenze socio-culturali e politiche che il paese sta attraversando. È il quadro degli umori, dei fermenti e delle vivacità ideologiche e artistiche di cui i concorrenti sono ambasciatori e testimoni, o si fanno tali, in piena autonomia, ma il palco dell’Ariston è sempre più un momento di condivisione, in mondovisione, ed è visto come una grande opportunità per lanciare messaggi, anche scomodi, e prendere posizione politica, a proprio nome o come portavoce di una causa, in prima fila.

Sia l’on stage che il back stage e le altre location correlate, sono luoghi dove avviene la passerella della creatività della moda, ma anche dove cadono le maschere, tra le fragilità umane dei protagonisti e i comportamenti e gli atteggiamenti inopportuni, pretestuosi e diffidenti di alcuni operatori dell’informazione e della comunicazione.

Tra il palco e il dietro le quinte, le sale di ritrovo, i corridoi che portano alla sala stampa, si consumano fiumi di parole, non sempre dai toni e dalle modalità gentili da parte di commentatori, che benchè autorizzati a farlo, non si limitano a fare domande, ma includono un giudizio sprezzante qualora il manifestarsi degli eventi non andasse secondo le loro aspettative.

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Tutti hanno il diritto di critica, meglio se costruttiva

Partiamo dalle basi: Il primo principio fondamentale della Costituzione Italiana è l’Art. 1 che recita:

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

E per lavoro si intende anche tutte le carriere artistiche e di matrice intellettuale.

E nelle forme e limiti della Costituzione vi è anche il Diritto di Critica e il Diritto di Cronaca che è disciplinato dall’Art. 21 della Costituzione che al 1° comma specifica:

“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”

Va da sè che tra il rispettare le regole dello democrazia italiana e l’esercitare il diritto di parola, vi debba essere il corretto approccio mentale e un comportamento educato nel rispetto dei pubblici: cittadini, lettori, ascoltatori, telespettatori e, naturalmente, gli stakeholders, ovvero tutti quegli operatori economico-culturali che hanno investito in una contesto di kermesse per fare cultura. E fare cultura, naturalmente, non è un invito al fare qualsiasi tipo di cultura come quella dell’arroganza e della maleducazione o del complottismo, ma pagine di letteratura artistica, anche in ambito di spettacolo musicale, sempre in un’ottica di crescita sociale, in chiave costruttiva.

Tra psicologia, sociologia ed esperienza professionale e quotidiana, si è imparato che una critica in ottica costruttiva porta a migliori risultati e aggiunge valore allo scambio tra le parti portatrici di posizioni e di interessi diversi.

Invece, sempre più spesso, presi da personali quanto collettive e comuni animosità, si scivola su bucce di banana lasciate, inavvertitamente, fuori dal sacchetto dell’umido. Il risultato di queste scivolate, che si rivelano cadute di stile, è sempre lo stesso, di anno in anno: un clichè di paginate sulla carta stampata e sui siti web che si ripete fino a che si può spremere la vicenda per interessi di introiti pubblicitari con titolazioni azzardate, discutibili esasperate ma funzionali alla pessima pratica del clickbaiting da cui raramente una redazione, al giorno d’oggi, per un bilancio di sostenibilità commerciale, è esente.

Il dibattito, la discussione, il commento, tendenzialmente efferato parte dal momento dell’accaduto e continua per le settimane successive, in vari set, come se i protagonisti principali e secondari fossero coinvolti in un torneo di tennis o di ping-pong: botta e risposta, destro e sinistro, tra inviti a non esasperare i toni e alla quiete degli animi dalla stessa voce dei protagonisti o di chi, con un atteggiamento più pacato, dall’autonomia della sua posizione, racconta la sua testimonianza, per spiegare lo sviluppo dei fatti, non sempre narrati nella loro completezza e contestualizzati con tutti i dettagli.

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Sanremo: le polemiche dell’edizione 2024

Oltre alla polemica su chi doveva vincere sul podio e sul fatto che il napoletano non sia un dialetto ma una lingua ancora più remota di quella italiana, l’altro grande tema protagonista è stato l’invito alla Pace. La pace tra i popoli, in qualsiasi forma di conflitto. E anche qui, ci sono stati dei grandi momenti di commozione ma anche conseguenze tradotte in affermazioni politiche e posizioni contrastanti, che tutt’oggi fanno discutere e cavalcano gli spazi disponibili sulle pagine dei media nazionali.

Questa edizione è stata anche occasione di un altro tipo di messaggio sempre di Pace e di Inno alla Vita quando la guerra non è fatta dall’esibizione degli arsenali militari ma è fatta contro le malattie che attaccano il corpo. La Pace di un equilibrio interiore che si raggiunge per affrontare la propria sfida personale, quella inaspettata, quella che la vita pone in essere alla forza d’animo e alla resistenza corporea. Allora, Sanremo diventa il palco dei fiori della speranza, delle note d’amore e della gratitudine per la Vita, anche se ci si sente, talvolta traditi da essa, feriti e attaccati.

Durante le cinque serate in cui si sviluppa la gara canora e si svolge il ricco programma di ospitate e gag, il telespettatore, o anche l’ascoltatore, visto che viene trasmesso anche via radio, ha modo di vedere un ampio ventaglio d’espressione artistica e musicale. Ogni pentagramma è messaggero di un qualcosa a cui ci tiene l’interprete ed i suoi autori. Ogni concorrente è la testimonianza di un percorso personale che lo ha portato a calcare le scene di quel palco, per la prima volta, come per le volte successive. Ogni melodia entra a far parte del nostro bagaglio culturale e alcune vengono adottate e scelte per aggiungersi alla nostra playlist, della vita, che scorre in sottofondo alle vicende personali.

Francesca Ferrara

Francesca Ferrara è Newsmaker, Mobile Journalist & Communication Consultant. Uno spirito entusiasta che non perde mai il focus sulle persone.

Per News48 scrive storie dall’Italia e dal mondo che raccontano soluzioni, iniziativa a favore della comunità e esperienze costruttive.

Il palco più floreale e più famoso d’Italia passa ad essere da il luogo d’espressione della musica italiana contemporanea a luogo di scontro di vedute, di disattese e malcontenti, che non mancano mai durante una gara dove vi è una classifica, con profumo di polemica continua costante e accesa che persiste ad aleggiare nell’area dei corridoi e delle scene dei salotti sia, radiofonici, sia televisivi che del web.

Però, quel che si nota, per qualche addetto ai lavori, che nonostante se ne parli, esista e si sia creato anche un evento come un festival di curatela delle parole a cui professionisti dell’informazione e della comunicazione sono chiamati ed invitati ad aderire e ad applicare, a maggior ragione se si tratta di Parole Ostili, per riunirsi a riflettere sulle modalità di un dialogo pacifico, benché portatore di posizioni contrastanti, non torna alla mente in taluni contesti, quando sarebbe appropriato che la memoria si attivasse per evitare quel frastuono sgradevole nei dialoghi di una manifestazione di espressioni opposte e disapprovanti.

Comunicare e Informare correttamente,

sono una delle attività più difficili da mettere in atto,

soprattutto in momenti di criticità

Chi si occupa di comunicazione e di informazione, a qualsiasi livello, dovrebbe porre attenzione a non lasciarsi soggiogare dalle emozioni, il che non è affatto semplice, ma fare un esercizio di semplificazione della realtà può aiutare molto: raccontare il fatto nudo e crudo senza il condimento, delle ipotesi, dei “se” dei “ma” oltre a contestualizzare sempre il perché del proprio pensiero e delle domande promosse, possibilmente con prove alla mano, ove ce ne fosse bisogno, in quanto l’educazione culturale e mediatica passa non solo da quello che avviene sul palco ma anche come poi lo si gestisce nei luoghi correlati al dibattito e nella sala stampa.

Occorrerebbe iniziare ad avere oltre ad una educazione sentimentale di cui si sta iniziando a parlare per i più giovani, di una educazione all’armonia della comunicazione e del dialogo tra le parti in campo ospposte e dissenzienti. L’educazione di un tipo non esclude l’altra, a qualsiasi livello e contesto generazionale, resta il fatto che non lo si ricordi troppo facilmente e che si ripeta la storia e gli stessi clichè e moine, ogni anno, anche se cambiano i protagonisti sulla scena della gara canora.

Nessuno è perfetto, tutti siamo perfettibili e qualsiasi cosa è migliorabile.

Nel frattempo, i lavori per un nuovo sipario sono già in corso all’Ariston e le sue memorie , ad ora, da 74 edizioni. Resta da vedere, ma lo sapremo solo vivendo, se alla luce di quanto già accaduto nelle precedenti annate, le dinamiche del 2025 torneranno a ripetere copioni già visti e ripetuti oppure vi sarà spazio per un approccio più sereno alle classifiche e alle testimonianze che si alterneranno sul palco.

Ai posteri, l’ardua sentenza.

Francesca Ferrara
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