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Pandemia: il ruolo dell’educazione

Mar 2, 2021 ,
pandemia e scuola

Lo scorso ottobre, si è svolto l’UNESCO Global Meeting: quest’anno al centro dell’incontro è stata posta la crisi sanitaria, sociale, umana ed economica causata dalla pandemia da Covid-19 che ha evidenziato la fragilità e l’interdipendenza tra i Paesi. Tutti gli Stati del mondo sono stati colpiti.  

L’emergenza comporta il peggioramento delle disuguaglianze all’interno delle comunità rendendo più vulnerabili gli educandi che vivono in povertà, le donne, le bambine, le vittime di crisi e conflitti e le persone con disabilità. La crisi non può essere ridotta solo all’emergenza sanitaria giacché ha posto in serio pericolo i diritti fondamentali e umani compreso il diritto all’educazione. Occorre sottolineare l’importanza dell’educazione, della scuola e dei docenti come agenti essenziali per fomentare la pace, la non violenza, la cittadinanza mondiale e lo sviluppo sostenibile.

Gli obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile

Ci troviamo di fronte a una grande minaccia che potrebbe ostacolare i progressi raggiunti e il perseguimento degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (SDG):


– Sradicare la povertà in tutte le sue forme e ovunque nel mondo.
– Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare l’alimentazione e promuovere l’agricoltura sostenibile.
– Garantire una vita sana e promuovere il benessere di tutti a tutte le età.
– Garantire un’istruzione di qualità inclusiva ed equa e promuovere opportunità di apprendimento continuo per tutti.
– Raggiungere l’uguaglianza di genere e l’autodeterminazione di tutte le donne e ragazze.
– Garantire la disponibilità e la gestione sostenibile di acqua e servizi igienici per tutti.
– Garantire l’accesso all’energia a prezzo accessibile, affidabile, sostenibile e moderna per tutti.
– Promuovere una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, la piena occupazione e il lavoro dignitoso per tutti.
– Costruire un’infrastruttura resiliente, promuovere l’industrializzazione inclusiva e sostenibile e sostenere l’innovazione.
– Ridurre le disuguaglianze all’interno dei e fra i Paesi.
– Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili.
– Garantire modelli di consumo e produzione sostenibili.
– Adottare misure urgenti per combattere i cambiamenti climatici e le loro conseguenze.
– Conservare e utilizzare in modo sostenibile gli oceani, i mari e le risorse marine.
– Proteggere, ripristinare e promuovere l’uso sostenibile degli ecosistemi terrestri, gestire in modo sostenibile le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e invertire il degrado dei suoli e fermare la perdita di biodiversità.
– Promuovere società pacifiche e inclusive orientate allo sviluppo sostenibile, garantire a tutti l’accesso alla giustizia e costruire istituzioni efficaci, responsabili e inclusive a tutti i livelli.
– Rafforzare le modalità di attuazione e rilanciare il partenariato globale per lo sviluppo sostenibile.

La mobilitazione delle Nazioni Unite, le organizzazioni internazionali e regionali, le associazioni umanitarie per lo sviluppo e le organizzazioni della società civile al fine di sostenere l’educazione come chiave di risposta e il recupero per non lascare indietro nessuno Stato.

Il forgiare alleanze multisettoriali in appoggio dei Paesi per garantire la risposta dell’ambito educativo al Covid-19 e proteggere coloro che restano esclusi dall’aiuto statale.

Prendersi cura dell’educazione dei ragazzi

Nonostante gli sforzi fatti dai Governi, i docenti e il personale educativo devono rispondere alle sfide senza precedenti che la pandemia sta causando. Occorre sottolineare che l’educazione di qualità è un diritto umano e risulta essenziale per raggiungere un recupero equitativo, inclusivo e sostenibile di tutte le nazioni.

Per evitare quello che il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha definito come “una catastrofe generazionale” dobbiamo costruire società e sistemi educativi più resilienti, flessibili, inclusivi e con una prospettiva di genere.  Si può far fronte a questa crisi solo con la solidarietà internazionale e la cooperazione multilaterale. Inoltre, è necessario rispondere ai bisogni olistici di tutti gli alunni dalla prima infanzia fino all’età adulta specialmente gli emarginati e i vulnerabili. 

Mantenere l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e garantire un’educazione inclusiva ed equitativa, di qualità e promuovere le opportunità di apprendimento per le persone e trasformare l’educazione per promuovere lo sviluppo sostenibile senza lasciare nessuno indietro. L’educazione è il principale strumento per muovere una società, questo processo si manifesta anche attraverso la scuola. Luogo dove vengono formati i futuri adulti nonché cittadini dunque bisogna renderli consapevoli di se stessi e dei loro ruoli.

Oggi, questo luogo si è trasformato e per questo motivo è necessario definire la sua nuova identità.  La società si è evoluta, quindi, ci nuove necessità alle quali anche la scuola deve concorrere per trovare nuove soluzioni.   La scuola è il luogo dove i bambini e i ragazzi imparano a convivere e a relazionarsi tra di loro e con gli adulti. Inoltre, la scuola dev’essere un ente adeguato a gestire le diverse competenze.    L’apprendimento è uno strumento fondamentale per tutte le persone e anche in un momento storico complicato come quello che stiamo vivendo bisogna pensare a una riforma del sistema educativo.

Cosa succede in Italia

Per quanto riguarda il sistema scolastico del nostro Paese bisogna sottolineare la necessità di investimenti, fattore che invece negli ultimi anni non è stato riconosciuto. In Italia, il sistema scolastico è stato protagonista di continui interventi, ovvero riforme che lo hanno solo reso instabile. Secondo i dati OCSE, il nostro Paese è in grave ritardo nei livelli di istruzione rispetto ad altri Paesi. Secondo l’Eurostat, la dispersione scolastica in Italia è superiore del 40% rispetto alla media europea.  I giovani non inseriti in percorsi sono il 28 % rispetto al 15% del resto dell’Europa. Oggi, oltre al divario rispetto all’Europa occorre rimediare anche al divario tra nord e sud Italia. Occorre sensibilizzare le famiglie sul tema della scuola, migliorare i rapporti e la comunicazione tra il mondo delle imprese e dell’istruzione. Ci dev’essere flessibilità tra il mondo della scuola e delle aziende che devono avere un glossario comune.

Il digitale e la scuola

Le aziende devono far presente al mondo scolastico quali sono le figure necessarie per il sistema produttivo di modo che la scuola possa formarle.   Soprattutto, la scuola deve preparare gli studenti al continuo cambiamento che la tecnologia, lo sviluppo e il progresso apportano alla nostra società. Un grande problema presente oggi nel mondo scolastico è che i giovani sono nativi digitali mentre i loro insegnanti no, quindi, bisogna formare e aggiornare i docenti.  Inoltre, è emerso anche che molti docenti sono in grado di insegnare, magari conosco bene la propria materia ma non hanno il dono dell’insegnamento. In questi anni, invece, questo passaggio è stato tralasciato e oggi se ne vedono i risultati.  C’è anche la necessità di attrarre giovani verso la professione dell’insegnante. Occorre ricostruire rete e territori, assumere personale competente in grado di assumere ruoli autonomi.

I punti sui quali il nostro Paese deve intervenire sono tre:

  • Una scuola italiana in linea ed integrata nella scuola europea 
  • Una scuola italiana più integrata con i sistemi produttivi e il territorio
  • Una scuola che crea comunità inclusive e aperte.

Un altro punto cruciale è il riordino dei cicli, dove la scuola media dovrebbe essere il luogo d’orientamento per la scuola superiore e questo oggi non avviene in maniera adeguata.  La scuola deve funzionare come una comunità e deve rendere responsabili i giovani. I ragazzi devono essere consapevoli delle proprie scelte, dei talenti che hanno e dei progetti di vita che vogliono realizzare. Nel nostro Paese, gli studenti migliori vengono indirizzati ai licei, a quelli con una preparazione nella media vengono consigliati gli istituti tecnici mentre ai meno bravi vengono suggeriti gli istituti professionali.   

Gli studenti a 19 anni poi, quando terminano la scuola secondaria di secondo grado non hanno una formazione adeguata al mondo del lavoro. Le lacune vanno colmate perché avere meno conoscenze equivale ad avere meno competenze. Oggi, in Italia la media dei ragazzi che si iscrive all’Università è meno del 60%. A questo punto bisogna anche citare la realtà dei NIT, i ragazzi che non studiano e non lavorano.

In conclusione, devono essere rafforzate le attività pomeridiane e bisogna combattere il problema dell’abbandono scolastico che riguarda soprattutto il sesso maschile. Il mondo del lavoro deve riconoscere le competenze che hanno gli studenti, i curriculum vanno monitorati di continuo e tal fine occorre realizzare una carta d’identità delle competenze dei ragazzi. Il sistema scolastico e formativo deve funzionare, ciò vuol dire che agli studenti vengono gli strumenti e le nozioni per poi entrare nel mondo dell’Università o del lavoro, mentre, ai disoccupati dev’essere permesso una riqualificazione delle nuove abilità professionali e tecniche per essere reinseriti nel mercato del lavoro.      

Mariella Roberto
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