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Nuove pratiche di narrativa civile

Mag 8, 2023
Narrazione civile

Nella vita dell’informatore e del comunicatore, ovvero del newsmaker e del newscontentdesigner, il calendario editoriale è importante quanto la penna e il taccuino, o se vogliamo, in tempi moderni, le note vocali e i post-it che arredano scrivanie e monitor per ricordare oltre a compleanni, anniversari e onomastici, anche e soprattutto le giornate nazionali e internazionali istituite dai governi e dagli enti che servono per tenere a mente le cause e tematiche critiche. Tra queste vi è la giornata del 3 Maggio dedicata alla Libertà di Stampa a livello internazionale che coincide con la Giornata Nazionale dell’Informazione Costruttiva (GNIC). Se partiamo dal principio che nel 2023 certe criticità non dovrebbero più esistere e, di base, non avrebbero mai dovuto esserci, nel corso dei tempi, si può ben comprendere quanta strada ancora ci sia da fare per mantenere vivi i diritti umani, dei cittadini, di qualsiasi popolazione.

Ed è in questo scenario che un piccolo ma grande contributo lo può fornire l’operatore culturale, i mediatori socio-culturali con la comunicazione del loro operato ma non solo, buona parte dell’azione costruttiva risiede nella scelta dell’uso dei toni e delle parole, che sono pane quotidiano per autori, scrittori, sceneggiatori, copywriter, comunicatori, uffici stampa e giornalisti.

Negli ultimi tempi, sempre più spesso, si stanno diffondendo pratiche di educazione al linguaggio civile, educato e rispettoso dei soggetti protagonisti e del contesto in cui si sviluppano le vicende. Non mancano slogan e manifesti come quello delle “Parole Ostili” ma ancora vi è il freno a mano in merito ad una capillare diffusione di un nuovo agire e pensare per la comunicazione e l’informazione delle comunità e dei pubblici, in ogni luogo.

Molto sta facendo la cultura del giornalismo costruttivo e delle soluzioni, almeno in ambito editoriale e giornalistico, mentre in ambito pubblicitario si cerca di sviluppare e potenziare una coscienza alla sensibilità di una scrittura di impregno civile, quella che può essere definita come un impact (copy) writing, ovvero progettare una nuova responsabilità sociale per la comunicazione aziendale.

Dove sono i luoghi dove questo nuovo approccio si sta insediando lentamente?

Le università, le scuole di formazione, i dipartimenti di comunicazione dei centri di ricerca e qualche redazione nazionale ma, in particolar modo, all’estero perché il solutions journalism è un rapporto che mette in evidenza l’approfondimento su uno o più temi riguardo alla comunità e le amministrazioni tenute a rispondere ai problemi sociali. E dopo la pandemia, la necessità di un’informazione e di una comunicazione human oriented, si è fatta più evidente. Nel solutions journalism, comunità, studenti e governi sono tutti stakeholders, o meglio, attori protagonisti responsabili, con la propria parte, alla risoluzione delle problematiche e dei conflitti in essere. Con questo approccio, il giornalismo delle soluzioni sostiene i principi e i diritti di equità e di inclusione per le narrazioni delle comunità dei territori coinvolti nell’impegno della risoluzione dei problemi.

In questo nuova visione e modalità di indagare le storie per poi raccontarle, un tema che va trattato con un cambio di mindset è quello della governance: bisogna uscire dal tunnel del racconto tossico della politica, cercando di evitare l’attenzione su personaggi polarizzanti, come opinionisti aggressivi, che con le loro dichiarazioni ad effetto ‘breaking news’, distolgono dall’attenzione, risorse e tempi per l’approfondimento delle criticità per far emergere risposte e soluzioni da apporre alla problematica. Dunque, al bando le frasi sensazionaliste che paralizzano il dibattito pubblico, distogliendo la comunità dal reale nocciolo della questione.


Francesca Ferrara

Francesca Ferrara è Newsmaker, Mobile Journalist & Communication Consultant. Uno spirito entusiasta che non perde mai il focus sulle persone.

Per News48 scrive storie dall’Italia e dal mondo che raccontano soluzioni, iniziativa a favore della comunità e esperienze costruttive.


In questa nuova modalità di fare giornalismo e comunicazione siamo tutti creatori della soluzione al problema perché è cambiando il punto di vista o, almeno, mettendolo in discussione, che si può raggiungere un equilibrio per il benessere della collettività esplorando nuove strade per la dieta culturale delle informazioni costruttive utili ad essere degne di assorbire tempo, risorse ed attenzione.

Questa forma di approccio all’investigazione delle realtà è ancora poco diffusa ma sta prendendo piede e se ne inizia a parlare nelle manifestazioni a tema come i vari festival del giornalismo che si tengono in tutto il mondo, tra cui Il Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, in particolar modo, nell’ultimo biennio, post pandemico.

Le comunità vanno educate

Il processo di educazione delle comunità richiede tempo, perché non è immediato, ma l’essere umano è un animale abitudinario, quindi, così come il distanziamento sociale ci ha indotto a riconcepire il tempo e i luoghi delle nostre attività e ad acquisire o perdere determinate prassi, atteggiamenti ed abitudini, per acquisirne delle altre, allo stesso modo, la divulgazione e l’esempio di buone pratiche, non solo per i lettori e gli utenti fruitori della notizia, ma a monte, tra i produttori, ovvero le redazioni e gli uffici addetti alla comunicazione, necessitano tempo per spratichirsi nella trattazione costruttiva e non polemica anche delle più spinose questioni sociali, come i temi che riguardano il razzismo, la povertà, le disuguaglianze e la crisi climatica.

Benchè utopico, forse nel futuro, potrebbe non esistere più un calendario così ricco di date per ricordare questioni delicate dell’esistenza umana, ma se continuerà ad esserci, si tratterà anche di festeggiare, commemorare e ricordare eventi e protagonisti delle vicende, con uno sguardo che ricorda le radici per vivere un presente, con nuove pratiche di scrittura, ai fini di un futuro migliore, partendo anche dall’informazione e dalla comunicazione costruttiva, di impegno civile, per le comunità territoriali di tutto il mondo.

Un nuovo racconto, una nuova modalità di storytelling che può essere scritta e divulgata da chiunque sposi e adotti uno sguardo costruttivo e di soluzione come stanno facendo, nel mondo, alcuni giornalisti e comunicatori, categoria che racconta sempre le problematiche delle altre professioni, mentre è sempre più bistrattata da variabili e dinamiche contorte tra varie tipologie di potere e libertà d’informazione.

Tra queste date, in calendario, ve n’è una che riguarda tutti i mestieri, le professioni e le attività: il 1° Maggio, festeggiare, per tenere a mente l’impegno di tendere ad una miglioria nel lungo periodo, del worklifebalance, dopo i cambiamenti indotti dalla pandemia, oggi, ancora più prezioso, in particolar modo, per le future generazioni, di co-autori e co-creatori degli scenari futuri dell’informazione e comunicazione transmediale.

Francesca Ferrara
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