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Musicoterapia: strumento di supporto fisico, psichico ed emotivo

Giu 24, 2024 ,
musicoterapia

La musica ci accompagna nella vita di tutti i giorni fin dalla nascita. È uno strumento che potenzia l’essere umano, è un dono che irrompe nel nostro mondo interiore facendoci vivere delle emozioni diverse, è ascolto e comprensione di un altro linguaggio oltre a quello verbale, è cura che aiuta l’individuo e la collettività.

Esercita molte funzioni: tecniche e specialistiche, cognitive ed emotive, artistiche e palliative.                                                                                                                                                                     

La storia della musica

La Storia della musica insegna che la musicalità risale alla preistoria, precisamente al periodo del Paleolitico Superiore.
Le prime fonti, infatti, riconducono le primordiali manifestazioni musicali al continente africano.
A poco a poco, le comunità realizzavano i primi “strumenti musicali” ricavati da elementi naturali e producevano il ritmo sia con questi sia con l’uso della voce, il battere delle mani, il movimento dei corpi. Successivamente, la musica giunge nelle zone della Mesopotamia, Egitto, Persia, Cina. E poi, in Grecia fino ad arrivare a Roma.                                                                                                                                                                                

Platone, Aristotele e la musica

Nell’antichità, anche i filosofi iniziano ad occuparsi di musica, un esempio è Platone che nella sua Repubblica sosteneva che alcune melodie stimolano un certo stato d’animo.
Credeva che il mondo fosse costituito secondo princìpi musicali e che la vita intera dell’uomo fosse dominata dall’armonia e dal ritmo.
Aristotele, invece, riteneva che la musica avesse una funzione educativa (paideia), valore di divertimento (paidia) e fosse elemento di ricreazione intellettuale (diagoge).                                                         

La musica attraversa le epoche e arriva al Medioevo, con i canti religiosi e composizioni sacre, per caratterizzare poi l’Età moderna, durante la quale, nella fase del Barocco, stupisce colui che ascolta con particolari composizioni, ricche di abbellimenti.
Infine, si estende al periodo contemporaneo fino ai nostri giorni.    

La musicoterapia                                                                                                                                              

Se in un primo momento essa nasce come espressione e manifestazione dell’essere umano o come elemento di appartenenza a un gruppo, in seguito diventa uno strumento di supporto psicofisico ed emotivo: si inizierà a parlare di musicoterapia nel Settecento con il trattato di Richard Brocklesby, medico britannico.

Con lui la musica e la medicina vengono viste come due elementi che possono cooperare insieme per il bene dell’uomo. A tal proposito, è bene sottolineare che, secondo un articolo dell’Istituto per lo Studio delle Psicoterapie (fonte), le neuroscienze hanno approfondito lo studio della musica e ciò è stato possibile grazie ai nuovi strumenti tecnologici come la Risonanza magnetica funzionale (fMRI) o la stimolazione magnetica transcranica (TMS).

L’uso di tali elementi ha permesso di individuare le parti attive del cervello durante l’elaborazione degli stimoli musicali.

La musica produce plasticità cerebrale: quindi, il cervello modifica struttura e funzionalità. Altri studi, invece, hanno dimostrato gli effetti positivi della musica nel linguaggio, nella sfera relazionale ed espressiva e nella riabilitazione.

Relazione tra musicoterapia e cura

Di musicoterapia ci parla nel dettaglio il Dott. Niccolò Venturini, Psicologo – Musicoterapeuta – Facilitatore in Mindfulness e gestione emotiva.

Esercita in privato, presso scuole e associazioni, prestando servizi come sostegno psicologico, percorsi di musicoterapia, laboratori di scrittura creativa e performativa, sessioni di mindfulness.
È membro attivo del Gruppo di lavoro in Arteterapia dell’Ordine degli Psicologi e delle Psicologhe della regione Abruzzo.

“La musicoterapia è da annoverare tra le terapie espressive nel contesto delle medicine complementari e agisce efficacemente sul piano emotivo-comunicativo, ma non solo.
Nonostante il termine musicoterapia sia nato recentemente, l’utilizzo terapeutico della musica ha origini antiche e la quantità di testimonianze in merito è sbalorditiva.
I riscontri rimandano all’uso terapeutico della musica, la quale ristabilisce un equilibrio perduto, dona forma alle emozioni, le coordina e le modera.
La World Federation of Music Therapy (Federazione Mondiale di Musicoterapia) nel 1996 sottoscrive la definizione ufficiale di musicoterapia: “La terapia musicoterapica è l’uso professionale della musica e dei suoi elementi, utilizzati come trattamento negli ambienti sanitari, educativi e nel contesto di vita quotidiana. Viene utilizzata in un setting individuale, gruppale e di comunità con lo scopo di ottimizzare la qualità della vita e migliorare la condizione di benessere generale della persona, in un processo atto a facilitare e favorire la comunicazione, la relazione, l’apprendimento, la motricità, l’espressione, l’organizzazione e altri rilevanti obiettivi terapeutici al fine di soddisfare le necessità fisiche, emozionali, mentali, sociali e cognitive. La ricerca, la pratica, l’istruzione e la formazione clinica in musicoterapia sono basati su standard professionali a seconda del contesto sociale, culturale e politico”.                                                                                                      

Le risposte alla musica a livello fisiologico sono inoltre documentate bene da una lunga tradizione di studi che durante l’ascolto musicale hanno rilevato, in particolare, alterazioni del ritmo cardiaco e respiratorio, della conduttività elettrica del corpo, della resistenza galvanica della pelle e della pressione sanguigna. Influenze positive sono state riscontrate anche a livello biochimico e ormonale nei valori legati allo stress”.

Attività clinica e osservazioni qualitative

La musica può essere applicata in ambito clinico, spazio e tempo in cui i professionisti possono sperimentare la qualità e il potere della stessa nella relazione con l’essere umano.

Ecco l’esperienza professionale del Dott.Venturini:
“Attualmente, lavoro perlopiù con due specifiche utenze: anziani, ospiti di una residenza e bambini autistici.
Nei disturbi dello spettro autistico, la musicoterapia può favorire rilassamento, migliorare l’apprendimento, ridurre lo stress ed essere un importante mezzo per entrare a contatto con il mondo altrui, senza sentirsi invasi o invadere.
La musicoterapia è stata introdotta come modalità di trattamento per i disturbi dello spettro autistico poiché è stata dimostrata la sua efficacia nel migliorare le abilità sociali, quali l’empatia, la comunicazione verbale e non verbale, la coordinazione motoria e l’attenzione dei pazienti con autismo.
La musica può essere utilizzata per creare un ambiente confortevole e sicuro in cui i pazienti possono interagire e condividere le esperienze con gli altri.
Inoltre, può essere utilizzata come una forma di espressione emotiva per i pazienti autistici che hanno difficoltà a comunicare le loro emozioni in modo verbale.
La musicoterapia per l’autismo è un campo in continua evoluzione, infatti, molte sono le tecniche che sono state sviluppate e raffinate negli ultimi anni.
Personalmente, utilizzo con i miei pazienti l’approccio della musicoterapia attiva, che coinvolge la persona nella produzione di suoni e nella creazione di musica attraverso il canto, l’uso di una tastiera elettronica e del tradizionale strumentario Orff per bambini”.  

La musicoterapia e la terza età

“Per quanto riguarda la terza età, la musicoterapia, attraverso l’ascolto e il canto delle canzoni legate al passato degli anziani, ha come obiettivi principali quello di stimolare la memoria, incentivare la narrazione autobiografica e arricchire la sfera affettiva.
Le attività musicoterapiche di gruppo offrono una dimensione relazionale nella quale gli anziani trovano uno spazio di ascolto e di azione grazie al quale poter contrastare la progressiva perdita di interesse nei confronti della vita, come spesso può accadere alle persone istituzionalizzate.

In aggiunta a ciò, praticare la musica e il ballo risulta positivo in quanto viene rilasciata dal corpo la dopamina, un neurotrasmettitore i cui benefici sono molteplici: sul sistema cardiocircolatorio, sulla memoria, sulla concentrazione e sull’umore.

Infine, queste attività risultano efficaci anche nello sviluppo della socializzazione tra coloro che si trovano nella stessa casa di cura, favorendo la crescita della propria autostima e la capacità di essere abili in un determinato ambito”.

Dall’attività del professionista possiamo capire quanto la musica sia essenziale nell’interazione con alcune tipologie di pazienti.
Ciò dimostra l’importanza di alcuni elementi in ambito medico e scientifico.

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“Nel mio lavoro con gli anziani prediligo l’approccio della musicoterapia attiva, attraverso l’uso di tubi sonori, woodblock e strumentario Orff che rendono i partecipanti parti attive della produzione ritmica. Selezionando semplici figure ritmiche, la persona anziana è stimolata anche nella coordinazione e nei movimenti.
È stato dimostrato che un ritmo ripetitivo (o anche il semplice uso del metronomo) riesce a stimolare la deambulazione nei pazienti Parkinsoniani, colpiti da ictus o altri danni al cervello.
Il ritmo associato al suono permette alle persone di ritrovare il senso dell’equilibrio ed un passo simmetrico, il cervello interpreta ed elabora, anticipando il ritmo stesso. Questo processo attiva la regolarizzazione dei passi.
Nonostante non sia ben chiaro cosa avvenga esattamente nel cervello, è stato dimostrato che il ritmo è capace di stimolare le strutture sottocorticali e i gangli della base (tratto dagli atti del 35° convegno nazionale AIP di Gravedona, 13 aprile 2013), ed è tangibile ciò che un soggetto, provato da malattie neuro-degenerative ed invalidanti, riesce ancora a controllare.
Questa preservazione, coadiuvata dall’intervento della musicoterapia, interviene rallentando le alterazioni del pensiero astratto, ovvero la capacità di pianificare, di trovare somiglianze e differenze tra concetti e parole, di ordinare in sequenza, eseguire calcoli matematici”, afferma il Dott.Venturini.

“Nella mia attività quotidiana, basandomi su osservazioni cliniche relative a un gruppo di 30 soggetti ospiti di una struttura semi-residenziale per anziani autosufficienti (o limitata autosufficienza), posso affermare che la musicoterapia ha effetti positivi sull’umore, sull’attenzione e sulla memoria riscontrati su un 80% circa dei casi (esclusi i pazienti più gravi con patologie neurodegenerative a stadi avanzati). Invece, per quanto riguarda la mia attività con i bambini autistici, basandomi su osservazioni cliniche con 6 minori, posso affermare che la musicoterapia ha effetti positivi su aspetti quali imitazione, attenzione sociale e regolazione emotiva riscontrati su un 70% circa dei casi.
Naturalmente, sottolineo che queste sono approssimazioni basate su osservazioni svolte sul mio personale lavoro privato, condivise e confermate in équipe con i professionisti che lavorano con gli stessi pazienti su aspetti cognitivi e motori.
Si rimanda alle ricerche presenti in letteratura per un’analisi statistica psicometrica accurata basata su dati quantitativi”, dichiara il professionista.

Progetto e risultati

La musica viene impiegata in attività che permettono non solo un’applicabilità della stessa, ma anche una maggiore consapevolezza dei suoi benefici e delle sue caratteristiche.

Il Dott.Venturini si è occupato di un progetto molto importante nel 2015 che vede la musica come strumento di comunicazione e di identità: “Ho condotto un progetto svolto all’interno di una comunità educativa e riabilitativa per minori, durato complessivamente otto mesi.
La struttura ospitava fino a 9 minori dai 12 ai 18 anni con disagio psichico (ad esempio, disturbi psichiatrici di asse I e II del DSM-IV-TR) con problemi psicosociali (problematiche in ambito familiare, come allontanamenti etc.) e/o con provvedimenti giudiziari.
Questo laboratorio è stato pensato per favorire le modalità espressive e comunicative degli utenti, attraverso la maturazione di un interesse comune come la musica, nonché per supportare lo sviluppo di relazioni di fiducia all’interno dell’utenza e tra utenti ed équipe.
Nello specifico, sono state esercitate tecniche musicoterapiche di tipo attivo come il canto, il dialogo sonoro, l’improvvisazione ed in particolar modo il songwriting”.

“Attraverso quest’ultima tecnica è stato possibile stimolare l’espressione di contenuti profondi, anche da parte di pazienti con difficoltà nelle competenze comunicative.
Per quanto concerne i risultati del progetto, i miglioramenti effettuati dai minori, così come anche le relazioni terapeutiche di fiducia instaurate tra loro e con gli educatori all’interno del laboratorio di musica, sono stati riscontrati dallo psicoterapeuta e coordinatore della comunità e dal neuropsichiatra infantile e direttore sanitario della comunità.
Tali benefici terapeutici sono stati discussi durante le riunioni d’équipe settimanali. Vantaggi tangibili, influenzati in parte dal lavoro svolto, sono da rilevare inoltre nella progressiva riduzione della terapia psicofarmacologica prescritta ad alcuni utenti, nonché in referti di consulenze neurologiche o neuropsichiatriche di altri.
Il percorso ha favorito notevolmente l’autostima dei partecipanti e ridotto l’instabilità psico-comportamentale; gli utenti sono riusciti a perseguire un obiettivo concreto, con feedback positivi da parte del gruppo dei pari e grazie al quale hanno potuto focalizzare la loro attenzione su aspetti positivi e costruttivi del rapporto interpersonale”.

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“D’importanza rilevante sembra essere stata la tecnica del songwriting, la quale ha permesso l’espressione del mondo interno da parte di pazienti con difficoltà nelle competenze comunicative.
I testi scritti dagli utenti sono risultati utili, in termini clinici, per il lavoro terapeutico svolto dall’équipe con i minori stessi.
Inoltre, la tecnica del songwriting ha favorito la strutturazione di un’identità più unitaria, contenendo i fenomeni di diffusione identitaria tipici dei pazienti con disturbo di personalità.

Gli utenti hanno mostrato l’identificazione in un ruolo specifico all’interno del gruppo musicale, riconoscendosi come cantautori, artisti o, più semplicemente, musicisti. Il laboratorio di musica ha suscitato in primis un sentimento di continuità, contrapposto alla tendenza, tipica di pazienti con disturbo borderline, ad una scarsa costanza nelle attività intraprese inizialmente con grande entusiasmo.

La musicoterapia si è rivelata utile per la depressione esperita da alcuni pazienti, veicolando un sano rapporto con il mondo affettivo.
Gli utenti sono riusciti ad integrare stati affettivi, comportamenti, rappresentazioni di sé e pensieri, esprimendosi liberamente attraverso la tecnica del songwriting.
Certamente, il lavoro presentato non ha potuto giovare di dati quantitativi utili ai fini di una ricerca scientifica, tuttavia, le osservazioni cliniche riportate in precedenza sembrano avvalorare gli effetti terapeutici della musicoterapia in ambito psichiatrico e psicosociale”.

Il futuro della musicoterapia

È necessario diffondere e comunicare la centralità del ruolo del musicoterapeuta, professionista attento alla cura dell’uomo, affinché tale figura venga riconosciuta a tutti gli effetti: “La realtà delle terapie espressive è in continua espansione negli ambiti più disparati: dagli asili nido alle scuole di grado superiore, dalle residenze per anziani alle comunità terapeutiche, dai reparti di oncologia negli ospedali alle sedi di associazioni socio-culturali.
Nonostante in Italia ci siano numerosi musicoterapeuti che operano anche all’interno di Istituzioni Pubbliche, il processo di riconoscimento professionale della musicoterapia è attualmente ancora in corso.
La legge non riconosce la professione del musicoterapeuta, ma regolamenta le associazioni che offrono ai loro iscritti formazione in vari ambiti in base all’elenco del MiSE (Ministero per lo sviluppo economico) che comprende tra l’altro figure come tributaristi, amministratori di condominio, urbanisti, pubblicitari, wedding planner, grafici, eccetera.
Per il futuro ci auguriamo che la figura del musicoterapeuta (e delle artiterapie in generale) venga riconosciuta professionalmente dallo Stato”.

Antonella Ferro
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