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L’Umbria dei distretti culturali

Feb 8, 2024
Perugia

La narrazione costruttiva di un territorio partendo dalle iniziative dedite all’ambito imprenditoriale nell’agricoltura, nell’ artigianato e nelle attività produttive per un indotto culturale e circolare tra ospitalità, ristorazione, beni di consumo e cultura dell’arte.

Si dice “polmone verde” e “cuore verde” per le sue caratteristiche ambientali e naturalistiche e per la sua posizione geografica, ma altro non è che l’Umbria, una regione interna dello stivale italiano che all’assenza del mare sopperisce con le sue bellezze naturalistiche con boschi, fiumi e cascate e anche per una serie di misure atte alla valorizzazione del territorio e dei distretti economici e industriali la cui storia e cultura è veicolo per lo sviluppo di un turismo che ha come principale interesse le attività agricole, produttive e artigianali dalle quali partire per andare alla scoperta delle bellezze e delle peculiarità che la contraddistinguono.

Come si fa a scoprire un territorio?

La risposta è lineare: viaggiando e incontrando la sua cultura ma anche guardando un altro aspetto che è il suo motore economico: la capacità di occupazione che offre una regione producendo benessere sociale e rallentando fenomeni di emigrazione, specialmente dalle aree interne. Tracciare dei percorsi socio-culturali e costruire un progetto di rete territoriale è un collante tra tradizioni locali, attori economici e progettisti culturali e operatori dell’ospitalità.

I distretti socio-culturali

Un esempio è quello della rete ecomuseale. L’Umbria è tra le regioni che ha maggiormente investito sugli ecomusei: una vera e propria rete ecomuseale composta dall’ Ecomuseo di Campello sul Clitunno, Ecomuseo della Dorsale Appeninica Umbra, Ecomuseo del Paesaggio Orvietano, Ecomuseo del Tevere, Ecomuseo geologico minerario di Spoleto, Ecomuseo del Paesaggio degli Etruschi, Ecomuseo del paesaggio olivato e dell’olio di Trevi. Queste strutture ospitano, nella loro concezione alternativa al museo tradizionale, vari tipi di attività tra cui: i laboratori didattici con i centri di educazione ambientale (CEA), visite esperienziali, ricerca e documentazione anche sulla contaminazione contemporanea tra culture, iniziative ed eventi, percorsi turistici, promozione del territorio e attività in collaborazione con soggetti pubblici e privati per lo sviluppo locale.

fonte: https://ecomuseodeltevere.it/comunita/

I sette ecomusei costituiscono una mappa di continuità della comunità in quanto strutture trasmittenti della memoria dei territori, che durante la pandemia, hanno ospitato anche le lezioni en plein air con un approccio “out of the box” ovvero, un approccio non convenzionale, che si è rivelato salvifico durante il periodo del distanziamento sociale. Questa mappa di continuità di queste sette strutture costituiscono un punto di riferimento per la conservazione della cultura naturalistica agroalimentare del territorio e compongono quello che si può definire un “distretto culturale diffuso“.

Il distretto dei grandi eventi

Tre macro eventi come il Festival Internazionale del Giornalismo, l’Eurochocolate e l’Umbria Jazz ospitati dalla regione in periodi diversi, compongono un altro tipo di distretto culturale che impatta anche sulla filiera dei trasporti e dell’ospitalità e della ristorazione per il flusso di turisti italiani e stranieri che attrae a ridosso, durante e poco dopo la fine delle manifestazioni. Punto dolente è la logistica dei trasporti che anche se vanta di un vasto ventaglio di linee bus, non gode di ferrovie idonee ad ospitare l’alta velocità, non impedisce di accendere i riflettori in prossimità degli eventi rendendo Perugia e la sua provincia, protagoniste di risalto anche a livello internazionale.

Ph. Francesca Ferrara. Il negozio di Perugia della kermesse. (foto di repertorio)

L’Eurochocolate si è spostato dal centro storico di Perugia ai Giardini del Frontone, decongestionando le arterie principali del capoluogo mentre resta presente al centro storico, diffuso in più aree, il Festival Internazionale del Giornalismo, che ogni anno da diciasette edizioni, ospita professionisti dell’informazione e della comunicazione da tutto il mondo per una settimana.

Ph. Francesca Ferrara (foto di repertorio)

L’Umbria Jazz invece fa tripletta con l’edizione principale a Luglio nella città di Perugia, quella invernale a Orvieto e la formula weekend a Terni. E solo l’Umbria Jazz costituisce una rete culturale con al centro la storia, la musica e i nomi dei suoi più grandi protagonisti.

La creazione di grandi eventi per il territorio attrae non solo gli amanti e i pubblici di riferimento del settore ma anche incrementa un flusso turistico non solo nazionale ma anche internazionale, traducendosi in momenti di benessere economico per la filiera della ristorazione, dell’ospitalità e dei trasporti.

Sono occasioni preziose per tutti i visitatori e i residenti di contatto e rinnovo del rapporto con la cultura locale, i suoi sapori e i suoi usi e costumi. Sono occasioni di lavoro e di svago che portano all’organizzazione di una vacanza/studio-lavoro e che si traducono in momenti di maggiore attenzione da parte di tutti gli operatori economici e culturali ad offrire i loro migliori servizi al visitatore, sia che si tratti di un turista straniero o nazionale.

Francesca Ferrara

Francesca Ferrara è Newsmaker, Mobile Journalist & Communication Consultant. Uno spirito entusiasta che non perde mai il focus sulle persone.

Per News48 scrive storie dall’Italia e dal mondo che raccontano soluzioni, iniziativa a favore della comunità e esperienze costruttive.

I distretti dell’economia

I distretti dell’economia, considerati distretti dell’occupazione e dell’artigianato sono i distretti che permettono di conservare, nel lungo periodo in loco, le tradizioni dei maestri artigiani e di esportare i manufatti ‘Made in Umbria”.

Questi distretti si possono denominare anche come ‘distretti dell’occupazione‘ o “distretti delle arti e mestieri“. Ad esempio i tessuti, pizzi e ricami tra Castiglione del Lago, Solomeo, Bastia Umbra, Terni, Perugia, Ripabianca e Torgiano, sono le località che costituiscono la mappa del “distretto del cashmere“, con fulcro una produttività dell’industria tessile diffusa sul territorio. Un esempio di impatto socioeconomico-culturale dell’incoming turistico è come è stata ribattezzata l’area attorno al Trasimeno: la “cashmere valley“, una etichetta, data dai turisti anglosassoni, che esprime il valore del connubio della produzione tessile e delle bellezze naturalistiche. Attorno ad una parola o frase chiave ruotano attorno anche settori come l’enogastronomia con la Fagiolina del Trasimeno oppure piatti a base di pesce come la carpa, il persico, la tinca e l’anguilla.

Dal XX° secolo la città di Perugia si posiziona come centro del “distretto del cioccolato” con la storia de la Perugina e il Cioccolato Luisa. A celebrare la cultura e la produzione del cioccolato il Museo e l’Accademia siti nello stabilimento della Perugina e l’Associazione culturale de “La via del Cioccolato” che promuove un itinerario culturare sul prodotto per proteggerne l’identità e la tradizione culturale, ovvero una eredità artistica e storica per il cioccolato artigianale a livello europeo. Il distretto del cioccolato è una realtà attiva, per lo sviluppo del comparto, promossa dalla Camera di Commercio di Perugia con l’intento di valorizzare le risorse culturali e l’identità territoriale.

Le aree della produzione enogastronomica sono state protagoniste di un percorso avviato nel 2020 dalla Regione Umbria per il riconoscimento nell’elenco del Ministero delle Politiche Agricole come distretti del cibo. Dopo un percorso biennale sono stati validati il Distretto del Cibo Agroalimentare delle Produzioni Certificate e Tutelate dell’Area del Trasimeno-Corcianese e il Distretto del Cibo Agroalimentare delle Produzioni Certificate e Tutelate dell’Area Sud Ovest dell’Orvietano. La costituzione e la candidatura delle aree territoriali a distretti del cibo rientra in una visione di promozione strategica del territorio sul piano non solo nazionale. Attorno alla creazione di questi circuiti distrettuali ruotano, tra istituzioni e aziende, vari soggetti e attori dell’innovazione e del cambiamento.

Altri fiori all’occhiello sono la ceramica di Deruta e la lavorazione del legno, del vetro e dei metalli, tradizioni che esprimono una sapienza artigiana che affonda le sue radici nel Rinascimento che si possono ammirare e conoscere nel Borgo di Piegaro che è sede de la Vetreria Cooperativa Piegarese e sede del Museo del Vetro.

La tradizione più antica per quanto concerne la lavorazione dei metalli e in particolar modo quella orafa risale al tempo degli Etruschi e nel Museo di Claudio Faina di Orvieto sono conservati molti reperti storici. Oltre ad Orvieto anche la città di Terni, Torgiano e Spoleto ospitano botteghe artigiane che completano il circuito.

L’arte, cultura e tradizione del ferro battuto è invece elemento caratteristico della città di Perugia e un esempio sono le cancellate che delimitano la Cattedrale di San Lorenzo. La forgiatura delle armi medievali è invece offerta culturale di Gubbio. La lavorazione dei metalli ha un suo evento che attira gli appassionati e cultori della materia con il Mercato delle Gaite a Bevagna che da aprile a giugno riporterà alla memoria storia, costumi, sapori e tradizioni del Medioevo.

Dai distretti alla narrazione costruttiva del territorio

I distretti del cibo, delle arti e mestieri sono anche distretti di turismo e di valorizzazione di cultura aziendale sia delle grandi realtà sia degli antichi mestieri. La storia, la tradizione, tramandata di generazione in generazione, e la creazione di progetti ad hoc per mettere in rete varie strutture e fortificare quella realtà lavorativa e occupazionale già presente e radicata sul territorio, anche sulle vetrine estere, è una operazione di creazione di un nuovo storytelling territoriale, un distretto della narrazione, in chiave moderna, che mette a sistema più realtà, del settore, per aumentare una maggiore brand awareness di area, ovvero, una consapevolezza del valore locale degli attori economici e territoriali. Le chiavi narrative per un territorio sono varie e tutte valide in base al punto di vista che si sceglie come, ad esempio, un viaggio per distretti economici, nei vari settori, è un percorso di narrazione che parte dall’attualità delle realtà locali e che permette di indagare sull’impatto socio-culturale della presenza di queste piccole-medio-grandi strutture imprenditoriali sul territorio.

L’offerta di un racconto non solo delle problematiche ma anche dei meriti, è una narrazione costruttiva del territorio che parte dal presente e ha radici antiche e che pone in essere progetti di soluzione alle esigenze e bisogni locali come la creazione dei distretti in risposta alle tematiche socio-economiche-culturali emergenti per lo sviluppo del territorio, anche in termini di reputazione verso i rapporti commerciali oltre confine. È il racconto di un viaggio esplorativo, dei poli produttivi, con altri focus e con luoghi e attività da approfondire, lontano dal classico turismo di massa ma che abbraccia la curiosità del forestiero e gli interessi economici tra le parti. Partire dalla conoscenza dei distretti produttivi è un percorso alternativo esplorativo, di cultura che è al contempo leva strategica e volano economico, vicino al turista interessato e sensibile agli investimenti che viaggia con la lente d’ingrandimento per indagare la realtà e la risposta culturale, miscelata anche alle nuove tendenze, della popolazione e dei flussi turistici.

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Francesca Ferrara
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