• Mar. Ago 3rd, 2021

Le parole sono un’invenzione meravigliosa

Lug 2, 2021
le parole

«Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola. A volte ne scrivo una e la guardo, fino a quando non comincia a splendere». Così scriveva Emily Dickinson, tra le mie scrittrici preferite, ed io quasi me la immagino seduta alla sua scrivania sotto la finestra intenta a scrivere – sono stata a visitare la sua casa natale ad Amherst, un borgo rurale del Massachusetts e c’è una copia del piccolo tavolino che usava, mentre l’originale si trova a Harvard – o meglio a fissare una parola, per innumerevoli secondi, minuti, forse ore, finché quella parola non prendeva luce, luminosità, splendore.

E poi solo dopo, ne aggiungeva un’altra e un’altra ancora a creare delle frasi, dei pensieri. Si racconta che girava sempre con una matita e appuntava parole ovunque: sulle buste, persino sul retro della carta dei cioccolatini. Quando morì, nel 1886 all’età di 55 anni, sua sorella Lavinia ritrovò sotto il letto e nei cassetti un’infinità di quadernini scritti a mano, cuciti o chiusi a fascicoletti con dei nastrini. Perché il potere di ciascuna parola è davvero infinito. Potremmo dire che le parole sono un’invenzione meravigliosa, perché ci permettono di entrare in relazione con l’altro, di capire la direzione in cui si sta andando, di confrontarci e crescere. E devono essere usate nel modo giusto. Persino sui social, gli esperti suggeriscono di usare parole efficaci, di forza, emotive e di bilanciarle alla giusta maniera.

Mi tornano in mente flash del passato, quando alle elementari ricopiavamo diverse volte, sui nostri quaderni a righe, una parola scelta dalla Maestra: un esercizio che allora ci sembrava noioso ma era utile per perfezionare la nostra calligrafia, e perché a furia di riportare quelle sillabe – in maniera quasi meccanica – ci entravano dentro. Quel significato diventava nostro e arricchiva il vocabolario personale.

Costruire con le parole


Una parola che è diventata mia, che mi piace, che spesso guardo, finché non comincia a splendere è “costruire“, sarà per questo che, da piccola, ho sempre adorato le costruzioni. Si costruisce la propria vita, il proprio lavoro, si costruisce la propria fortuna e, perché no, si costruiscono anche i nostri sogni e desideri. In grammatica “costruire” significa mettere insieme le parole di una frase disponendole secondo le loro funzioni: “saper costruire”. Ed è quello che cerchiamo di fare noi ogni giorno con i nostri articoli, il nostro modo di comunicare, anche quando realizziamo la trama di un libro. Scegliamo le parole giuste, quelle “vive”, per costruire storie, emozioni, racconti. In un periodo di incertezza come questo che stiamo attraversando, abbiamo bisogno di parlare e soprattutto scrivere bene ma anche di andare oltre la notizia. Perché chi legge ci chiede questo. Ci chiede informazioni che non siano urlate, bensì approfondite; informazioni che tocchino anche la propria famiglia, il lavoro, il tempo libero, la salute, la società e molto altro. Quelle che danno una soluzione, quelle in grado di educare.


Cercate su Netflix il film State of Play, con Russell Crowe e Helen Mirren. C’è una scena che ben sintetizza quello che noi facciamo. Quando Mirren, nel ruolo di una cinica direttrice di giornale, rimprovera Cal McAffrey un veterano della carta stampata, interpretato da Russell Crowe, perché avendo sotto mano l’intervista a una ragazza da bar che giura di essere andata a letto con un politico in vista, la vede pubblicata dalla concorrenza editoriale. «Perché ci siamo lasciati scappare lo scoop?», chiede a muso duro. E Crowe: «Perché quella era una notizia finta. Noi porteremo a casa la storia vera». Silenzio. Poi la battuta che sintetizza l’intera storia e pure la convinzione del Constructive Network che, con orgoglio, ho co-fondato. «Io credo che i lettori riconoscano una notizia vera da una balla. E che a qualcuno interessi ancora».


E noi di News48 la pensiamo come lui. A più di qualcuno interessa un giornalismo vero, che racconti i successi senza nascondere le criticità, che evidenzi le iniziative sul territorio ma che ne riconosca i limiti, che sappia andare al cuore delle persone senza però volersi imporre al loro pensare. Ed è quello che stiamo facendo e che continueremo a fare anche con il vostro aiuto.

p.s. c’è un’altra parola alla quale sono molto legata, mi suona bene solo a ripeterla ed è sorriso. Ecco accompagniamo i nostri dialoghi con un sorriso, sia quando parliamo che quando scriviamo. Soprattutto quando scriviamo. Anche attraverso la forma scritta, i lettori sono capaci di vederlo. E con un sorriso le nostre parole splenderanno ancora di più.

Isa Grassano
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