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Lavoro: un reset nel modo di pensare

Lug 12, 2021
lavoro modo di pensare

Fino a marzo 2020, Kari e Britt, una coppia della Virginia, lavoravano per lunghe ore per sostenere la loro giovane famiglia: lei vendeva assicurazioni sulla vita, lui era manager di un ristorante. Le loro vite erano frenetiche, i loro orari controllati dal lavoro. Poi la pandemia ha colpito duro e il mondo si è improvvisamente capovolto.

Britt è stato licenziato, Kari ha dovuto smettere per prendersi cura del figlio neonato. Originaria del Perù, sperava di trovare lavoro a distanza come traduttrice spagnola. Non ha funzionato. Allora ha preso un lavoro part-time con un’azienda di pulizia che le ha permesso di portare suo figlio in ufficio. Ma quando il neonato è diventato un po’ più grande, questa possibilità le è stata tolta.
Nel frattempo, la disoccupazione ha spinto il marito, 30 anni, a rivalutare la propria carriera: “Ho fatto un po’ di ricerca interiore. Durante il periodo in cui ero a casa, facevo giardinaggio e amavo davvero la vita”, dice Britt, che è cresciuto in una fattoria e ha studiato scienze ambientali al college. “Ho capito che lavorare all’aperto era qualcosa che dovevo tornare a fare”. Oggi entrambi hanno lasciato il loro vecchio lavoro e hanno aperto, insieme, un’attività di giardinaggio. “Un atto di fede”, lo definisce Kari, dopo aver realizzato che il modo di lavorare pre-pandemico semplicemente non avrebbe avuto più senso.

Questa storia, raccontata dal Time, è emblematica rispetto ad una profonda rivalutazione in atto sul rapporto vita-lavoro, nel mondo: del resto, in un futuro che si preannuncia ibrido – da tutti i punti di vista – le priorità vita-lavoro possono essere rielaborate dal punto di vista YOLO: You Only Live Once. Si vive una volta sola, e la pandemia ci ha drammaticamente dimostrato quanto labile possa essere il nostro passaggio sulla Terra.

YOLO economy: una nuova corrente di pensiero


La YOLO economy si sta rapidamente imponendo negli Usa, e a fronte di questa nuova corrente di pensiero si abbandona il classico lavoro 9-17, aumenta la propensione al rischio, si lascia un’occupazione che non appassiona, si scelgono altre strade, trasportati dal desiderio di libertà e dalla voglia di prendere il timone della propria vita. E le aziende si affannano a rincorrere, ad inventare nuove strategie per trattenere i migliori talenti, nella consapevolezza che non basta agire sulla leva economica: più che un aumento dello stipendio, oggi contano i benefit legati alla vita privata, alla flessibilità.

Cambia l’approccio mentale e cambiano anche i luoghi di lavoro: quegli uffici che sono stati creati dopo la seconda guerra mondiale, su un modello militaresco, con gerarchie rigide e modelli piramidali, sono un modello rotto, che non funziona e non attrae più.

Sono milioni le persone che hanno trascorso l’ultimo anno a rivalutare le proprie priorità. Quanto tempo vogliono trascorrere in un ufficio? Dove vogliono vivere se possono lavorare da remoto? Voglio cambiare lavoro? Per molti, questo è diventato un momento per ridefinire letteralmente ciò che è lavoro.

Pandemia e infelicità: il riflesso sul lavoro


Fondamentalmente, la pandemia ha smascherato una profonda infelicità di milioni di impiegati americani. Anthony Klotz, professore associato di management alla Texas A&M University, ha scatenato una tempesta su Twitter prevedendo che una grande ondata di dimissioni si sta abbattendo sugli Stati Uniti.

E c’è di più: le persone non stanno semplicemente abbandonando il lavoro, ma decidono di cambiare professione, spinti da passioni e voglia di riappropriarsi di un qualcosa che il lavoro precedente aveva tolto loro. E accade a tutti i livelli di reddito. Si chiude dunque con i rapporti di lavoro (e con i datori di lavoro) “tossici”, non si è più in grado di sopportarli: ci sarà anche questo aspetto all’interno del vasto dibattito scatenatosi in Italia sugli imprenditori che fanno fatica a trovare lavoratori, soprattutto stagionali? Da questa rivoluzione, di sicuro, verrà fuori una maggiore attrazione per le imprese etiche. Quest’anno, secondo l’Edelman Trust Barometer, le aziende hanno superato le organizzazioni non profit diventando l’istituzione più affidabile a livello globale, e le persone sono disposte a credere e dare fiducia a chi assume un ruolo attivo nella lotta ai cambiamenti climatici, al razzismo, alla disinformazione.

Mentre il tramonto dell’ufficio tradizionale segnerà probabilmente una creazione di una terza via tra la casa e l’ufficio – coworking, uffici satellite – lo Yolo pensiero spingerà verso una maggiore propensione al rischio, e molti seguiranno l’esempio di Kari e Britt, la coppia della Virginia messa in crisi dalla pandemia: “Amo quello che sto facendo. Mi sento più vicina al mio obiettivo di vita: “Voglio” andare al lavoro, non “Devo” andare al lavoro, dice Kari, aggiungendo che “Non dovremmo vivere per lavorare. Dovremmo lavorare per vivere”.

Vito Verrastro
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