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La Venere degli Stracci (polverizzati)

Lug 24, 2023 ,
Le ceneri della Venere degli stracci

Dalle ceneri possono nascere fiori? Il pensiero laterale e un approccio costruttivo possono fare miracoli, o meglio, dar vita a nuovi progetti che fino a poco prima non esistevano e non si erano nemmeno immaginati.

A Napoli, il 28 Giugno 2023, una riproduzione de “La Venere degli Stracci”, viene inaugurata a piazza Municipio, di fronte al Comune, alla presenza del sindaco Gaetano Manfredi e del suo creatore Michelangelo Pistoletto, pittore e scultore italiano d’arte povera, la cui prima versione dell’opera realizzò in scala 1:1 nel 1967 ed è tutt’ora custodita nella sua collezione privata a Biella.

Per realizzarla, Pistoletto si ispirò alla leggendaria figura di Afrodite enidia di Prassitele del 360 a.C., che era il primo nudo femminile dell’arte greca, andata perduta ma rinomata per le innumerevoli statue che nell’era greco-romana si rifacevano all’originale. La Venere degli Stracci nasce da un’intuizione di acquisto di una statua da giardino da apporre davanti ad un cumulo di stracci, gli stessi che lui utilizzava per pulire le superfici dell’altra sua opera: i “Quadri Specchianti”. Agli stracci nel corso del tempo sono stati assegnati numerevoli significati, recepiti in base alla sensibilità sociale: emarginazione sociale, riciclo e consumismo che oggi è un tema al centro del dibattito pubblico con l’espressione ‘fast fashion’.

L’artista a tema stracci, nel 1968, realizzerà anche Orchestra di stracci e Monumentino.

La versione napoletana ha avuto un destino più breve. Ha terminato di accogliere turisti e croceristi dell’antistante Stazione Marittima, la mattina del 12 Luglio quando alle 5.30 del mattino quegli stessi stracci hanno preso fuoco.

“La Venere Bruciata” è ad opera di un senza tetto, individuato dalle forze dell’ordine grazie alle immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza della zona.

La reazione sociale, dell’opinione pubblica ha molte voci, anche tra loro discordanti: tra il disappunto iniziale, la ricerca del perché all’atto doloso, alla tesi che l’opera in sé, non aggiungesse nessun valore alla città.

Manfredi, riporta l’Agi, risponde: “Pistoletto mi ha detto che, alla fine, anche questo atto violento dev’essere interpretato da noi come un momento di rigenerazione così faremo, la struttura è rimasta integra, quindi rifaremo l’installazione”. Ed è così che dal sito del Comune di Napoli parte la campagna di raccolta fondi per la ricostruzione dell’opera.

Francesca Ferrara

Francesca Ferrara è Newsmaker, Mobile Journalist & Communication Consultant. Uno spirito entusiasta che non perde mai il focus sulle persone.

Per News48 scrive storie dall’Italia e dal mondo che raccontano soluzioni, iniziativa a favore della comunità e esperienze costruttive.

La reazione degli ambientalisti

Un atto balordo ha trasformato un’opera d’arte in un danno ambientale. Il rogo ha bruciato stracci, che per quanto siano stati ignufughi, hanno preso parte attivamente al falò. Dell’opera è rimasta solo una rete bruciata , l’ombra di qualche straccio, Sciolta e dissolta nell’aria la figura della Venere.

L’associazione N’Sea Yet, il 15 Luglio, dinanzi alle “ceneri della Venere” ha organizzato un flash mob per sensibilizzare l’opinione pubblica per cogliere l’occasione della raccolta stracci per i più bisognosi.

Il Flash Mob

L’Artista Maurizio Capone (gruppo musicale Bungt Bangt) spiega che «Il flash mob è stato organizzato per sensibilizzare la cittadinanza sì, alla ricostruzione dell’opera, ma che sia anche occasione di adozione dell’intervento diretto da parte degli artisti e degli allievi delle accademie d’arte per dare nuova vita e nuova forma all’opera. Personalmente, ritengo che l’opera continui a restare tale, al pari di tutte le opere che vengono installate per strada grazie all’intervento degli abitanti e di chi vive le piazze. Paradossalmente, l’incendio mantiene viva l’opera che a questo punto per tornare a nuova vita meriterebbe il contributo di altri artisti. Con il rogo, l’opera nella sua veste originaria ha vissuto già il suo tempo, per un suo secondo tempo, essendo un’opera donata alla città, adesso, è il turno della città che deve generare»

Dario Catania, Presidente N’SeaYet, sottolinea che «Vogliamo accendere l’attenzione sul fatto che ogni incendio che sia doloso o meno crea un danno ambientale immenso per la città e la popolazione che non può più permettersi di avere questa immagine di inquinatori come “La Terra dei Fuochi”. Ognuno di noi ha portato un indumento per questo flash mob che verrà poi donato ad una associazione in Africa. Ci teniamo molto a dare un’immagine che esistono delle persone che ci tengono alla tutela ambientale e alla cura del territorio e che stanno lottando costantemente per la vivibilità di questa città, sia dal punto di vista culturale che ambientale con atteggiamenti e comportamenti che vanno a creare il benessere dei cittadini grazie alla cura dell’ambiente».

Francesca Zazzera, attivista ambientale invita alla riflessione: «L’opera che può piacere o non piacere aveva un significa preciso, soprattutto per me perché l’opera originaria raccoglieva i prodotti della fast fashion che continuiamo a portare nei paesi terzi dell’Asia e dell’Africa, una volta dismessi. Sebbene gli abiti fossero stati trattati per renderli ignifughi, sono fatti da materiali tessili sintetici. Le ceneri del rogo si trasformano nella domanda: è questa la fine che faremo anche noi se continuiamo a sfruttare le risorse del pianeta? Vorrei che quest’opera e la sua fine suggerisca una riflessione»

Max Balestra, coreografo e attivista ambientale: «Il mio contributo è stato quello di creare un’azione del corpo con il movimento dello straccio e muovendosi sul sottofondo musicale del coro delle lavandaie. Movimenti che dovrebbero suscitare l’energia che c’è dentro di noi che in questo mo9mento non si deve esaurire ma serve a far rinascere e ripartire l’arte e la vitalità dell’essere umano».

Nella psicologia moderna viene messo da parte il concetto di ‘errore’ con quello di esperienza che può essere positiva o negativa. La sintesi delle voci è che da questa esperienza si può trarre l’occasione di una rinascita e creazione di altro, con la partecipazione e il punto di vista e l’arte anche di altri soggetti. proprio perche in “natura nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma” così come diceva il chimico Antoine-Laurent Lavosieur.

Ogni esperienza ha il suo tempo.

Il tempo del dono dell’artista biellese si è concluso con uno spettacolo inaspettato, quasi accidentale e quasi pirotecnico. Adesso, l’opera, così come è,bruciata e mortificata nella sua primordiale intenzione, ha la possibilità di fare una ulteriore ,esperienza in un nuovo tempo, e di essere d’ispirazione per azioni solidali, anche con la partecipazione dal basso, di attivisti e cittadini, tutti.

Francesca Ferrara
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