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La discesa che è in salita per un’informazione libera e costruttiva

Mag 3, 2023
Giornata Nazionale Informazione Costruttiva

Per guardare avanti, bisogna mai dimenticarsi del passato, perché si è frutto di quel tempo e la libertà di stampa è frutto di ciò che si è fatto nei tempi remoti, o meglio, di ciò che non si è fatto nei tempi e luoghi dovuti, ovvero, le riforme.

Nel 2021, nell’indagine di Reporters Without Borders, il Belpaese era posizionato al 41° posto su 180, non male apparentemente, ma guardando bene la mappa e considerando la posizione geografica, l’Italia avrebbe potuto aspirare al rientrare nella top ten invece che precipitare, nel 2022, al 58° posto.

Se andiamo a indagare sul significato simbolico e numerologico il “41” è O’ Curtiello (il coltello) e a livello simbolico non si può negare che esista un certo tipo di informazione pronta a ferire pur di far notizia, che pensa di avere il coltello dalla parte del manico, pensando di essere esente dal prendere scivoloni.

Il “58”, nella smorfia napoletana è O’ Paccotto, inteso come qualcosa di non reale, autentico, ma non solo, ha anche altri significati come il processo. E proprio quest’ultimo è un aspetto interessante perché il nostro sistema d’informazione spesso cade nella tentazione di processi mediatici e per la gara alla breaking news, non è esente da errori di interpretazione e di controllo di veridicità delle fonti, per l’appunto: il paccotto. Ovviamente, questo non accade sempre, ma non si possono neanche ignorare gli errori di valutazione e, di conseguenza, di narrazione che sono stati commessi, in passato, oggetto poi di satira e di meme on line, nel lungo periodo.

Oltre ogni forma di simbolismo, parallelismo e metafora, una scivolata di ben 17 posizioni in una classifica che parla di posizionamento in merito alla libertà di stampa, di certo, è un dato che fa riflettere dinanzi al paragone con le posizioni di altri paesi. E “17” nella smorfia napoletana è ‘a disgrazzia, ovvero, la sfortuna.

E questa sfortuna di essere posizionata così in basso, rispetto ad altri paesi, a chi lo deve l’Italia?

Un’analisi approfondita andrebbe fatta su quelli che sono stati gli stadi evolutivi del giornalismo e di quanto l’informazione italiana sia, effettivamente, senza catene, cosa che a quanto pare, non corrisponde dato il posizionamento.


Francesca Ferrara

Francesca Ferrara è Newsmaker, Mobile Journalist & Communication Consultant. Uno spirito entusiasta che non perde mai il focus sulle persone.

Per News48 scrive storie dall’Italia e dal mondo che raccontano soluzioni, iniziativa a favore della comunità e esperienze costruttive.


L’informazione costruttiva: di cosa parliamo

Il 3 Maggio, per chi lavora nel mondo dell’informazione, è una giornata importante sia perché è la giornata dedicata alla Libertà di Stampa e sia perché si festeggia la Giornata Nazionale dell’Informazione Costruttiva.

Ma cosa significa “informazione costruttiva”? Significa narrare secondo modelli di narrazione responsabili che riescano ad avere un impatto socio-culturale sui pubblici e le loro comunità e che riescano ad eliminare paradigmi come conflittualità-polemica-sfiducia, tipici di un’informazione tradizionale dell’opinione pubblica.

Una giornata nazionale serve per avere un momento di riflessione e di raccoglimento tra gli attori protagonisti del settore: giornalisti, comunicatori, redazioni e testate che si organizzano per portare avanti e divulgare una filosofia di informazione e di comunicazione che si distacchi da vecchi e obsoleti meccanismi del dibattito pubblico, sia on line che off line.

Lo scopo è quello di portare nel main stream dei media nazionali, l’attività di un giornalismo più costruttivo e propositivo sia per chi lo produce e sia per chi ne usufruisce: i lettori, ascoltatori e utenti della rete. Un servizio pubblico che cerca di cambiare rotta rispetto al passato e di generare un dibattito aperto e senza frontiere che sia propositivo e non distruttivo.

Sul sito della FNSI si legge: «Nel 2021, Il 73% dei 180 Paesi valutati da Reporter Senza Frontiere è caratterizzato da situazioni ritenute ‘gravissime’, ‘difficili’ o ‘problematiche’ per la professione giornalista. Se questa quota di territori dipinti in nero, rosso o arancione sulla mappa del mondo rimane stabile rispetto all’anno scorso, solo 12 Paesi su 180, ovvero il 7%, contro l’8% del 2020, mostrano una ‘buona situazione’: una ‘zona bianca’ che «non è mai stata così ristretta dal 2013», secondo Rsf».

Pluralismo d’informazione

Sembra una contraddizione in termini, ma benché l’Italia, dal 41° posto sia scivolata al 58° non rientra, secondo il World Press Freedom Index tra i paesi in cui vi è assenza di pluralismo.

Come riportato da Open, nel report si evidenzia che la libertà di stampa, in Italia, è spesso minacciata dalla criminalità organizzata, in particolar modo, al Meridione, con un incremento di atti di protesta contro i giornalisti durante la pandemia. Il dato è che il panorama mediatico italiano è considerato ben sviluppato e garante di un pluralismo di idee e correnti di pensiero.

Per indicare lo stato di salute di un paese la metodologia usata è stata quella di sottoporre un questionario di 87 domande, quantità usata dal 2013 fino al 2021 mentre nel 2022, le domande sono diventate 123 suddivise per aree tematiche: politica, giuridico ed economica, socio-culturale e sicurezza.

Su metodologie e rispettivi punteggi che offrono classifiche si potrà continuare a discutere nel tempo. Oltre ogni dato, è indubbia la criticità, nel paese, di un tema spinoso come i giornalisti minacciati e ostacolati nello svolgere, in piena libertà, la loro professione. Naturalmente, non tutto il giornalismo è sotto il mirino delle attenzioni di gruppi estremisti e/o di oppositori. Oggi, grazie anche all’esistenza del web, esistono i giornalismi perché agli old media si aggiungono i new media e la transamedialità della narrazione.

Futuri scenari dell’informazione

In questo scenario, la messa in atto di un’informazione basata su valori di costruzione e anche di soluzione (constructive & solutions journalism) non può che aprire un cammino per un’evoluzione differente nella produzione e nella fruizione della comunicazione dell’informazione, aiutando e sostenendo il disegno e la progettazione di nuove atmosfere per il dibattito pubblico, con l’aspettativa e la rivoluzione di capovolgere, prassi e paradigmi, con uno sguardo che va oltre lo steccato del proprio raggio d’azione. E magari, un giorno, potersi ritrovare, nella classifica di RWB, nel report WPFI, al primo posto: n*1, che manco a dirlo, nella smorfia napoletana, ma anche nella tombola, è l’Italia.

La scalata della classifica: l’Italia rimonta nel 2023

In concomitanza della Giornata Nazionale dell’Informazione Costruttiva e della Giornata Internazionale della Libertà di Stampa è uscito il nuovo report che vede il Belpaese risalire la classifica posizionandosi nuovamente al 41° posto e lasciando il 58° al Burkina Faso. Benchè, vi siano ancora 40 stati da superare, in primis, la Norvegia che governa la prima posizione, il 2023, registra un buon segnale per lo stato di salute del pluralismo d’informazione nazionale, rispetto ai mesi precedenti che avevano portato l’Italia ad allontanarsi sempre di più dalla fotografia dei primi 50 stati e nella rosa dei 10, dove vi era più margine di azione per l’espressione dell’attività giornalistica.

 Questo articolo è stato scritto per la Giornata Nazionale dell’Informazione Costruttiva 2023 #GNIC2023

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Francesca Ferrara
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