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Giovani giornalisti per l’Europa: per un giornalismo che costruisce

Dic 6, 2021
Giovani Giornalisti

Sento dire spesso a figure istituzionali, a politici, a insegnanti, persino a genitori, che i giovani di oggi sono senza valori, aggressivi o apatici, irresponsabili, troppo fragili. Mi sembra che ci sia un divario enorme tra la percezione che gli adulti hanno dei giovani e la loro effettiva realtà, soprattutto quando si dice che le nuove generazioni non partecipano attivamente alla vita della propria comunità.

L’Osservatorio Teen’s Voice conduce da sei anni un’indagine sui giovani in uscita dalle scuole superiori attraverso un sondaggio online che, finora, ha raggiunto circa diecimila studenti. In particolare, l’indagine 2020, a cui hanno partecipato più di duemila giovani delle grandi città italiane come Torino, Roma, Reggio Calabria, Bari, Catania e Cagliari, conteneva una domanda aperta, nella quale si chiedeva di indicare tre o più argomenti per i quali fossero disposti a impegnarsi attraverso attività di volontariato e di impegno politico.

Le risposte sono tutte molto coerenti tra loro e inquadrano alcune grandi aree a cui i giovani di oggi sono molto sensibili:

  • la sostenibilità ambientale;
  • l’impegno civile;
  • l’impegno sociale;
  • la conoscenza.

Da questa indagine emerge una generazione di giovani inascoltati.
Il loro atteggiamento è costruttivo e pro-sociale, ma non hanno fiducia nella politica e non si sentono considerati dalla società in generale, perché non dà loro spazi di partecipazione e denunciano il fatto di non poter mostrare in nessun modo le loro competenze.

Cosa si può fare, e come?

È indispensabile creare opportunità per questi giovani, affinché si formino sulla responsabilità sociale e sulla cooperazione attiva. Un esempio è il progetto “Giovani giornalisti per l’Europa”, rivolto a sei classi quarte di istituti di istruzione superiori umbri, con lo scopo di diffondere la conoscenza dell’Europa e degli interventi finanziati tramite il Programma Operativo regionale (POR) della regione Umbria e del Fondo Sociale Europeo.

Gli obiettivi del progetto sono principalmente tre. Il primo è quello di far conoscere ai giovani quanto fa l’Europa per le persone: nel percorso formativo gli studenti scoprono come funziona il Fondo Sociale Europeo e quali progetti ha finanziato in Umbria. Una volta acquisita questa conoscenza, imparano a cercare storie da raccontare in modo giornalistico attraverso il loro smartphone.

Infine, diffondono i video da loro prodotti competendo con gli studenti delle altre scuole. I video prodotti sono visibili nel video qui sotto :



La Regione Umbria ha predisposto un capitolato d’appalto per svolgere il progetto.
È stata effettuata una gara, vinta dal Centro Italiano di giornalismo radiotelevisivo di Perugia, che prevedeva anche la figura di un coordinatore di progetto. L’incarico è stato affidato a Luca Garosi, caporedattore Rai News, formatore e docente universitario, che ha seguito lo svolgimento dell’intero percorso.

Il percorso ha previsto 40 ore di formazione teorico-pratica svolte da giornalisti ed esperti di settore, durante le quali gli studenti hanno imparato a riprendere con i loro smartphone, ma soprattutto a raccontare storie in chiave giornalistica.

Le lezioni si sono svolte in modalità a distanza ma, secondo Garosi, ciò non ha impedito di realizzare lezioni molto interattive. Gli studenti, infatti, hanno partecipato attivamente portando il loro contributo e rispondendo in modo proattivo alle lezioni pratiche che li hanno visti coinvolti in laboratori di gruppo e individuali.

Gli studenti, nel corso della formazione, hanno imparato a navigare nel portale Open Coesione cercando i progetti finanziati dal POR Fse Umbria. Una volta individuati i progetti hanno riflettuto insieme a Garosi su quali potevano essere raccontati e con quale taglio.

Un progetto impegnativo per i ragazzi

Sebbene sia un progetto complesso, sono risultati evidenti i suoi punti di forza: gli studenti si sono aperti al territorio dove vivono e dove studiano, scoprendo delle realtà anche molto dure e particolari.

Un gruppo ha raccontato la storia di un detenuto che – grazie a un corso di cucina svolto in carcere e finanziato dal POR Fse Umbria – adesso lavora in un ristorante perugino durante le sue ore di libertà; un altro ha raccontato l’esperienza di una signora perugina che, nonostante i problemi fisici dovuti a una grave malattia, è riuscita ad andare a vivere da sola grazie al progetto “Vita indipendente” (sempre finanziato dal POR Fse Umbria).

Un altro ancora è andato al villaggio della Caritas a Perugia dove ha incontrato i responsabili del progetto Ri-Housing che – grazie a un finanziamento del POR Fse Umbria – ha permesso di avere una casa a quelle persone in difficoltà economica-sociale che altrimenti non possono permettersela.

Gli studenti hanno imparato a guardare con occhi diversi quello che li circonda e hanno imparato a raccontarlo. Ma, come in tutti i progetti, ci sono anche in questo dei limiti: è un progetto molto impegnativo e faticoso da seguire per gli studenti. Secondo Garosi servirebbe più tempo sia per svolgere le lezioni sia per le attività pratiche di ripresa e montaggio.

I ragazzi che hanno partecipato sono riusciti a conciliare i loro impegni scolastici ed extra scolastici con quelli del progetto, anche grazie al coordinamento dei loro insegnanti e soprattutto del tutor interno. Quest’anno le lezioni si sono svolte tra marzo e maggio, ma, secondo Garosi sarebbe meglio “spalmare” il progetto sull’intero anno scolastico, magari aumentando anche il numero di ore e dare ancora più spazio alla parte pratica di ripresa e montaggio.

Alla domanda su quale sia stato il riscontro degli studenti, Garosi risponde:

“Ho visto una grande crescita degli studenti durante il periodo di formazione. Sono stati molto responsabilizzati e hanno svolto – spesso in autonomia – molti degli incarichi assegnati loro. Il progetto è piaciuto agli insegnanti e agli studenti che sono stati coinvolti. È stato un percorso formativo che ha visto come protagonisti proprio gli studenti che sono diventati, in poco tempo, dei giovani reporter. L’iniziativa è stata apprezzata molto anche dalle loro famiglie”.

E continua: “Non dobbiamo aver paura di dare incarichi importanti ai nostri giovani. Se ben preparati e ben guidati riescono a fare cose anche molto impegnative. Ho apprezzato che quasi tutte le sei scuole coinvolte abbiano inserito il progetto nei percorsi di Pcto (Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento), perché le competenze che gli studenti che hanno acquisito sono veramente trasversali e possono tornare loro molto utili nel futuro”.

Il futuro del progetto Giovani Giornalisti per l’Europa

L’interesse da parte della regione Umbria è molto alto, all’evento di apertura del 17 marzo ha partecipato l’Assessore regionale Paola Agabiti che ha seguito da vicino lo svolgimento del progetto. Inoltre, Luca Conti (dirigente regionale), Mara Fraticelli (funzionario regionale) e tutto il loro staff hanno contribuito in modo fondamentale alla riuscita del progetto. “Io spero che abbia un seguito e che possa essere usato come modello anche da altre Regioni” conclude Garosi.


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Mariangela Campo
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