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Giovani e giornalismo: una relazione da costruire

Ott 4, 2021
giovani e giornalismo

Da che ho memoria ho sempre sognato di fare la giornalista. Sono cresciuta in Sicilia, in un piccolo paese dell’entroterra orientale, tra Taormina e Messina. Uno di quei luoghi il cui cielo sterminato, blu cobalto, ti obbliga a riprendere fiato, tanto ti spinge al turbamento. Uno di quei luoghi in cui pensi di non avere futuro, se solo hai idee che si discostano da quelle tradizionali, specie se sei femmina.


Così, finito il liceo classico, mi sono trasferita a Milano. Un mondo infinito di possibilità, di opportunità.
Ho pensato che sarebbe stato facile: non lo è stato. Sono entrata nella redazione di una testata online generalista, ci sono rimasta per cinque anni. Ogni giorno, a turno con i colleghi, scrivevamo le ultime notizie per coprire tutto quello che accadeva in Italia e nel mondo: cronaca, politica, economia, sport, sociale, cultura. Ogni turno durava cinque ore e bisognava scrivere, in media, una news all’ora. Quando ho sostenuto l’esame per diventare giornalista, ho lasciato cadere sulla scrivania dell’esaminatore un plico di 250 fogli stampati fronte-retro.
Il mio sogno si era avverato, ero una giornalista.

Eppure, mancava qualcosa.

Ho cominciato a lavorare in diverse redazioni, per lo più online, ma sentivo sempre che c’era qualcosa che mancava.
In tutti gli articoli, gli approfondimenti che mi si chiedeva di scrivere, che fossero politici, economici, sociali o culturali, il punto di vista dei giovani dov’era?

Me ne rendevo conto soprattutto quando leggevo documenti istituzionali sulla scuola.
C’era il punto di vista dei politici, c’era quello degli educatori, dei docenti, del personale che gira intorno ai ragazzi, ma mancava la voce dei protagonisti: i giovani. Da queste scritture emergeva una dissonanza enorme tra ciò che dicevano queste persone e quello che vivevano i ragazzi.
Lo so per esperienza, un po’ perché ero molto giovane io stessa, un po’ perché nel frattempo avevo dato alla luce due figli, una femmina e un maschio. Da quel momento ho cominciato a lavorare indagando soprattutto due temi: il mondo dei giovani a scuola e il gender gap, le differenze sociali, culturali, economiche tra maschi e femmine.

A un certo punto ho ideato un laboratorio di giornalismo per gli adolescenti e l’ho portato nelle scuole.
Ed è qui che Assunta Corbo, la precorritrice del giornalismo costruttivo e delle soluzioni in Italia, mi ha trovata. Un altro pezzo del puzzle della mia attività si stava incastrando alla perfezione: a mancare, nel dibattito pubblico, non era solo la voce dei giovani.
Mancava anche una narrazione dei problemi che non lasciasse nello sconforto e nell’abbrutimento ogni volta che si finiva di leggere una notizia, ma che, invece, raccontasse che ci sono persone che agiscono per trovare soluzioni ai problemi sociali quotidiani, anche se poi quelle stesse soluzioni falliscono.

Il giornalismo costruttivo per dare spazio a nuove voci

Ed eccoci quindi ad oggi, alla prima testata di giornalismo costruttivo e delle soluzioni in Italia, News48.it, alla specifica volontà della redazione e dei giornalisti del Constructive Network che ci lavorano di creare una mentorship per i giovani. Perché ogni studente, anche chi non è interessato al giornalismo, dovrebbe imparare le abilità di un giornalista?

Perché le abilità dei giornalisti insegnano le competenze di cui ciascuno ha bisogno nel mondo reale, con gli strumenti che usano ogni giorno, il pc, lo smartphone, i social network, le chat, le e-mail, i video. Il giornalismo insegna agli studenti come essere consumatori intelligenti e consapevoli dei media digitali, come risolvere i loro problemi quotidiani con l’apprendimento diretto, ovvero con l’esperienza.

Hanno bisogno di sapere come comunicare usando più media; devono saper leggere e scrivere per il web; hanno bisogno di sapere come usare i social media per cose diverse dal controllare i loro amici. Le scuole dovrebbero insegnarlo; le aziende assumono ragazzi con queste capacità.

Le capacità di un giornalista rispecchiano quelle del consumatore di media di oggi, ecco perché l’alfabetizzazione alle notizie è un’abilità fondamentale per tutti gli studenti.
Come i giornalisti, oggi gli studenti raccolgono informazioni continuamente ma, a differenza dei giornalisti, non hanno le capacità per analizzarle o scriverne.

Per questo è utile insegnare ai ragazzi come esaminare criticamente le loro ricerche e prendere decisioni al riguardo.
È utile insegnare loro come scrivere per il web in modo che possano partecipare al dibattito pubblico. Milioni di ragazzi hanno account social, ma non commentano i blog e nemmeno scrivono blog.

Le quattro C di Esther Wojcicki

Molta parte delle mie ricerche sulla relazione tra giovani e scuola si basa sui libri, sugli interventi e sugli scritti di Esther Wojcicki, giornalista, educatrice e vicepresidente del consiglio americano del Creative Commons.

Wojcicki crede che “il giornalismo sia il curriculum di questo secolo. Include tecnologia, attenzione a ciò che accade nel mondo di oggi, e le quattro C: collaborazione, comunicazione, creatività e pensiero critico.
Questo curriculum non si limita a formare le persone ad essere giornalisti; forma le persone per il ventunesimo secolo”.

Il giornalismo fa questo: insegna a ricercare una storia, a intervistare le fonti, a organizzare i contenuti e a scrivere.
Insegna a raccogliere informazioni, a capire qual è la cosa più importante tra tutte le informazioni che hai raccolto. A comunicarlo in modo efficace, a pubblicarlo sul web.
Sono competenze tecniche. Tutte queste abilità sono importanti per ogni studente.

La sfida più difficile dell’istruzione, oggi, è insegnare le competenze trasversali: le abilità socio-emotive. La compassione e l’empatia, il pensiero critico. Non puoi imparare a comunicare se non lo fai.
Non puoi leggere un libro su come comunicare e poi pensare di essere diventato un comunicatore. Non puoi imparare a fare il chirurgo leggendo un libro. Devi farlo.

L’esperienza, la creatività e le relazioni sociali sono le chiavi del futuro.

“Abbiamo bisogno di persone che abbiano competenze che i computer non avranno mai: abilità socio-emotive. Empatia, Compassione, Gentilezza, Rispetto e Creatività”

Esther Wojcicki
Mariangela Campo
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