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Il giornalismo è una questione di etica pubblica

Giu 11, 2021
Giornalismo

Stiamo uscendo da un’imprevista stagione drammatica e ci apprestiamo a recuperare una rinnovata condizione di serenità. E il giornalismo che fa? Non può certo stare affacciato alla balaustra. «Il giornalismo è interrogato da questa prospettiva di rinascita civile, sociale, economica, per potervi contribuire, accompagnandola».Così ha scritto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sulla Gazzetta di Parma del 19 aprile, in occasione dei 286 anni del giornale.

Il mondo dell’informazione è tenuto a governare con coscienza il cambiamento in atto. Perché «le democrazie – ha proseguito Mattarella – hanno bisogno di un giornalismo vivo, libero, capace di essere espressione della società e, in questo modo, di concorrere a promuoverne lo sviluppo».

Fare il giornalista è sempre stata una questione di etica pubblica, non solo privata. E, nei prossimi mesi, dopo che il fenomeno pandemico avrà lasciato sulla spiaggia i detriti di un tempo passato e qualche messaggio in bottiglia per il tempo nuovo, lo sarà ancora di più.

Informare bene è entrare in relazione

Informare bene, in senso moralmente qualificato, non significa trasmettere un messaggio. Significa comunicare. Mettere in comune qualcosa di importante, in uno spazio intimo e sicuro, cercando un accordo con il nostro interlocutore. In altre parole: affermare quella capacità di relazione che profondamente contraddistingue la nostra umanità.

E come possiamo, da giornalisti, scegliere l’essere per gli altri e non il nulla per noi stessi? La forza del legame anziché la debolezza dell’isolamento? La gioia difficile della condivisione al posto della triste vittoria dell’egoismo? Decidendo di avere a cuore le parole per avere a cuore i lettori.

News48 è un magazine nato proprio per stabilire un’intesa con i lettori, offrendo un’informazione equa, affidabile e indipendente. Senza il condizionamento del potere e del denaro che, notoriamente, sono due brutte bestie. Non lo dico io, eh. Gli antichi lo hanno sempre saputo.

L’influenza sugli altri e il rapporto con gli averi costituiscono la prova del nove della nostra maturità spirituale, prima ancora che morale. Mentre con i beni sensoriali, in primis il cibo e il sesso, che pure ci danno parecchi grattacapi, prima o poi siamo costretti a scendere a patti, non foss’altro che per sopraggiunti limiti di età, con il potere e con il denaro possiamo trastullarci sino alla fine dei nostri giorni. Peggio: possiamo subirne il fascino e diventarne schiavi.

È quello che succede, purtroppo, a chi esercita funzioni pubbliche: molti amministratori, funzionari, esponenti politici e testate giornalistiche. Queste ultime, spesso, usano le notizie per esercitare un potere sui lettori, direttamente o per conto degli editori, o per trarne un tornaconto economico. Laddove l’unico loro obiettivo dovrebbe essere di aiutare le persone a comprendere la complessità del mondo per metterle in grado di compiere scelte consapevoli, a livello individuale e sociale.

L’inversione a U

La risposta a questa immaturità giornalistica, costellata di disfunzioni informative come le polarizzazioni, il sensazionalismo, le fake news e altre attrazioni da padiglione dei freak, è un cambiamento dell’informazione. Una vera e propria inversione a U, come quella consentita dal giornalismo costruttivo e delle soluzioni.

Naturalmente, come tutte le risposte, anche questa non ha nulla di definitivo o di perfetto. È soltanto una scheda di allenamento spirituale e morale, in cui provare, articolo dopo articolo, giorno dopo giorno, errore dopo errore, a essere all’altezza del servizio che siamo chiamati a svolgere “con disciplina e onore” – secondo quanto recita l’articolo 54 della Costituzione – per i nostri concittadini.

Perché noi giornalisti siamo servitori dello Stato. Decidiamo in merito al bene comune dell’informazione e dobbiamo far in modo che essa non diventi arbitrio o abuso o corruzione. Lavoriamo per tutti e informiamo sulle cose di tutti. Per questo dobbiamo essere integerrimi, altruisti e generosi. Solo così, interrogati da questa prospettiva di rinascita civile, sociale ed economica, potremo contribuirvi, accompagnandola.

Mariagrazia Villa
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