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Genitorialità positiva: educare i propri figli con approccio costruttivo

Gen 23, 2023
genitorialità positiva

Essere genitori è un mestiere impegnativo. Costruire con i propri figli un rapporto basato sul rispetto, sul dialogo e sulla reciproca fiducia è una pratica che richiede empatia e impegno quotidiano. Come si trova il giusto compromesso tra l’autoritarismo genitoriale in auge negli scorsi decenni e le insidie che si nascondono dietro al permessivismo privo di regole?

Abbiamo intervistato Clio Franconi, madre di due bambini, Facilitatrice certificata inDisciplina Positiva e ideatrice del Summit Educazione positiva, un convegno online e gratuito, rivolto a famiglie e educatori, che vede la partecipazione di oltre trenta professionisti esperti del modello educativo proposto.

Nel corso del nostro incontro con Clio abbiamo avuto modo di approfondire quali sono i dubbi e le difficoltà che i genitori incontrano durante il percorso di crescita dei figli, in cosa consiste effettivamente quella che viene definita educazione positiva e quali benefici apporta la scelta di partecipare attivamente al Summit e di rivolgersi ad una figura professionale recentemente sviluppatasi, quella del facilitatore

Un nuovo concetto di famiglia

Cambiano i tempi e con essi evolve anche il concetto di famiglia, allargandosi o restringendosi nel numero, mutando nella composizione e acquisendo schemi comportamentali, abitudini e dinamiche che coinvolgono i desideri e le necessità di genitori e figli, siano questi ultimi bambini, adolescenti o giovani adulti.

I dati pubblicati da Il Sole 24 Ore tra marzo e luglio di quest’anno attestano che “il cambiamento più forte è quello della famiglia tradizionale”. Nel biennio 2020 – 2021, infatti, le famiglie costituite da coppie con figli sono state poco più di tre su dieci, proporzione pari a circa 8 milioni. Nel mentre, aumentano le “nuove forme familiari”: i monogenitori, le coppie non coniugate, le famiglie ricostituite e i single. La percentuale di questi ultimi in Italia (33,2% nel 2021) supera attualmente il numero delle coppie con figli (31,2%).

In diminuzione nel nostro Paese anche le nascite, che nel 2021, con 399.431 neonati, hanno registrato un calo dell’1,3% rispetto all’anno precedente. Le ragioni di tale fenomeno, definito “inverno demografico”, sono molteplici; prevalgono, tuttavia, quelle economiche. Come riporta Factanza in un post Instagram dello scorso ottobre: “Crescere un figlio dalla nascita ai 18 anni costa in media 175.642,72 euro, più di 800 euro al mese. Un giovane under 35 guadagna in media meno di 1300 euro al mese circa. Le donne guadagnano in genere ancora meno. […] Fare figli in queste condizioni economiche è molto difficile, visto che le famiglie con figli sono più esposte alla povertà assoluta.”

In questo contesto, caratterizzato da instabilità socio-economica e diffusa preoccupazione per il futuro delle nuove generazioni, si colloca la necessità di educare i propri figli in un ambiente familiare che possa trasmettere loro sicurezza e fiducia nel domani. Una soluzione a questo bisogno potrebbe essere ricercata nel modello di educazione positiva.

Che cos’è l’educazione positiva?

Per educazione positiva si intende una serie di pratiche genitoriali che vengono applicate con un approccio costruttivo, il quale trae origine dalla comprensione delle diverse età di sviluppo emotivo e cognitivo dell’individuo e adotta modalità propositive, commisurate ai bisogni del bambino.

Positivepsychology.com, riprendendo la definizione universale di genitorialità positiva alla quale sono pervenuti i ricercatori del campo, la definisce come “la relazione continua dei genitori con uno o più figli che comprende la cura, l’insegnamento, la guida, la comunicazione e la soddisfazione dei bisogni di un bambino in modo coerente e incondizionato”.

Secondo l’educatrice Deborah Godfrey, l’obiettivo della genitorialità positiva è quello di insegnare la disciplina in modo da costruire l’autostima del bambino e sostenere una relazione genitore-figlio reciprocamente rispettosa senza rompere lo spirito del bambino.

È in questa prospettiva che si inseriscono le figure professionali dei facilitatori e delle facilitatrici, che divulgano le pratiche di educazione positiva con l’obiettivo di aiutare i genitori nel loro compito educativo e suggeriscono loro modalità efficaci per gestire le situazioni di conflitto.


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La figura professionale che ti guida nell’essere genitore

Precedentemente assistente di direzione in un’azienda francese, Clio Franconi si è avvicinata ai principi dell’educazione positiva partendo dalla sua esperienza di maternità. Conciliando la volontà di cercare una risposta alle sue difficoltà di mamma con il bisogno di intraprendere una carriera che le permettesse di realizzarsi e allo stesso tempo essere presente per i propri figli, ha dapprima intrapreso un percorso di specializzazione in educazione positiva e ha poi avviato un progetto di divulgazione e formazione per le famiglie.

Hanno così preso forma il corso online per genitori “TEMPO per Crescere”, la piattaforma di contenuti Parent: Smile and grow, il podcast Piccoli Passi di Educazione Positiva, e dal 2020 l’evento periodico del Summit Educazione positiva.

Clio Franconi

Come ci racconta, può capitare che all’interno delle famiglie ci siano “delle tensioni, dei problemi che si ripetono e non riesci a fare diversamente, non riesci a trovare la chiave per uscirne. A un certo punto scatta qualcosa.” E quel qualcosa è ciò che spinge i genitori ad “alzare la mano e chiedere aiuto”, intraprendendo un percorso educativo guidati da una figura professionale.

Nella maggior parte dei casi le prime a prendere l’iniziativa di rivolgersi a queste figure sono le mamme, che coinvolgono i rispettivi mariti e compagni. Ma ogni situazione di partenza è diversa dalle altre, infatti:

<<Ci sono casi diversi: persone con due figli o con uno solo; persone che lavorano in part-time e altre che lavorano a tempo pieno; donne che fanno le mamme da sole, altre che invece sono in coppia, in alcune delle quali può capitare che l’altro genitore sia completamente in disaccordo su un tipo di educazione come quella positiva; altri che, al contrario, seguono il percorso insieme fin dall’inizio>>.

Gli incontri con le famiglie si svolgono online, individualmente o collettivamente. In questa seconda modalità, piccoli gruppi di genitori che non si conoscono hanno la possibilità di riunirsi virtualmente, a cadenza mensile, per raccontare le proprie esperienze e ascoltare quelle degli altri, sviluppando disponibilità alla condivisione e alla ricerca di supporto in forme diverse.

<<Spesso i genitori fanno un po’ fatica a entrare nell’ottica di condividere il proprio vissuto, le proprie problematiche e i propri dubbi con persone che non conoscono, ma per aver vissuto personalmente questo tipo di setting lo trovo meraviglioso, perché si crea una connessione molto forte e un apprendimento tramite le esperienze altrui. Il mio grande sogno è che questo venga normalizzato>>.

Quanto alla modalità di svolgimento degli incontri, che avvengono prevalentemente a distanza e con l’utilizzo di parti preregistrate da guardare in autonomia, i genitori di oggi non sembrano a disagio nel dialogare in un contesto virtuale, che accorcia le distanze e permette una più fluida gestione del tempo:

<<Lavoro quasi esclusivamente online perché mi rivolgo spesso a persone che si trovano lontane. C’è anche la difficoltà del tempo: chiedere a dei genitori che lavorano di ritagliarsi due ore per incontrarci con regolarità in un luogo fisico non è così semplice. Frammentare gli incontri online, con parti in diretta e parti preregistrate, permette di adattarli più facilmente a una vita in cui il tempo è spesso incasellato nei “buchi”>>.

La possibilità di seguire il percorso da qualunque luogo e mentre si è occupati a svolgere altre attività, non convince però chi è ancora affezionato alla presenza fisica, individuando nell’online un limite alla decisione di essere accompagnati nel compito di educare i propri figli.

Un accompagnamento tendenzialmente sempre più richiesto, non solo dai neo genitori alle prime armi, ma anche da chi, in fatto di figli, ha già esperienza, tanto da chiedersi da dove nasca il bisogno di essere guidati, oggi più di ieri, da qualcuno in grado di facilitare i percorsi.

<<La particolarità del genitore di oggi è che, non solo per la pandemia – che certamente ha amplificato una sensazione di insicurezza – ma più in generale siamo in un momento in cui iniziamo a farci più domande su che tipo di genitori siamo. Inizia ad esserci la consapevolezza di ammettere: “Come hanno fatto con me o come i genitori di una volta hanno sempre fatto forse non è il modo migliore”>>.

Ritrovarsi a fornire ai propri bambini un tipo di educazione della quale non si è ricevuto un esempio: questo è uno dei limiti dell’educazione positiva ed una delle principali difficoltà nel mettere in pratica un sistema nuovo, che richiede ascolto empatico e consapevolezza delle proprie emozioni: <<Gli automatismi che ci vengono spontanei sono quelli che abbiamo osservato da piccoli. Per questo è necessario uno step ulteriore, e in questo passaggio può far bene avere un supporto da parte di un professionista>>.

Continuare a lavorare intorno al mondo della famiglia e nella sfera relazionale tra genitori e figli, utilizzando gli strumenti messi a disposizione sia dalla dimensione online che da quella reale e creando sinergie con altri professionisti: questa è la strada che Clio pensa si debba continuare a percorrere per la divulgazione della Disciplina Positiva.

Summit Educazione positiva, l’evento online e gratuito per famiglie ed educatori

Il Summit Educazione positiva nasce nella primavera del 2020 da un’idea di Clio Franconi, con un duplice obiettivo: costruire una rete di collaborazione con altri professionisti in Italia e divulgare i principi dell’educazione positiva.

L’evento, previa iscrizione gratuita, permette di accedere a una serie di interviste video a più di trenta esperti di educazione positiva, psicologi, pedagogisti e docenti. Gli iscritti hanno la possibilità di guardare i contenuti online in qualsiasi momento tra le 7 del mattino e le 7 del giorno seguente, e partecipare in diretta alle sessioni di domande e risposte con i professionisti presenti.

La scorsa edizione, che si è tenuta dal 24 al 28 ottobre 2022, è stata dedicata alle famiglie con bambini dai cinque agli undici anni, per aiutarle a gestire le situazioni di conflitto in modo consapevole: <<L’idea è quella di fornire gli strumenti pratici per dimezzare le occasioni di litigi, urla e tensioni e trasformarle in momenti sereni fatti di sorrisi, giochi e complicità>>.

I 5 giorni di Summit mirano a trasformare profondamente l’approccio alla genitorialità, da un lato puntando a far sentire i genitori sostenuti, accompagnati e fiduciosi in sé stessi, dall’altro lavorando sulla loro capacità di ascolto e di connessione empatica, delineando “un equilibrio tra fermezza ed empatia, tra il riconoscimento dei bisogni del genitore e la comprensione dei bisogni del bambino”.

<<La genitorialità positiva è un tipo di approccio che richiede consapevolezza e presenza. Ma per avere consapevolezza e presenza devo aver prima fatto un passo indietro, di auto osservazione e di osservazione del bambino>>.

Trattare i bambini con il rispetto che riserviamo agli adulti; incoraggiarli anziché svilirli per quello che non sono ancora stati capaci di fare; evitare l’eccessiva protezione e l’eccessivo controllo; stimolare il loro senso di appartenenza e di responsabilità, facendo percepire loro che ogni persona è importante e ha qualcosa da offrire; guidarli nell’inserimento all’interno di contesti sociali come la scuola e il quartiere; e in ultimo, ma non per importanza “coltivare l’autodisciplina, creando armonia con sé stessi, tra sé stessi e gli altri e tra sé stessi e il mondo”.

Queste, alcune delle lezioni e dei consigli che mira a trasmettere il modello di educazione positiva attraverso il Summit. La prossima edizione è già in preparazione per il 2023.

Gloria Roselli
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