• Dom. Apr 14th, 2024

Famiglie omogenitoriali in Italia: tra diritti negati e speranza per il futuro

famiglie dello stesso sesso

Quante famiglie ci sono in Italia?
E che tipo di famiglie sono?

Per rispondere a queste domande ci viene in aiuto l’Istat, con il suo ultimo dossier del 2020. Leggiamo:

“Nel biennio 2018-2019 il numero di famiglie in Italia è 25 milioni e 700 mila.
[…]Si nota un aumento delle famiglie unipersonali.
Le famiglie di persone sole oggi rappresentano un terzo del totale (33,3 per cento).

Sud e Isole sono le ripartizioni con la più alta incidenza di famiglie numerose (rispettivamente, il 7,3 e il 5,2%) e, di conseguenza, il numero medio di componenti è leggermente superiore nelle regioni meridionali, ma proprio in questi territori è più visibile la riduzione negli anni della dimensione delle famiglie.

La concentrazione di famiglie unipersonali è massima nelle regioni del Nord, in particolare nel Nord-ovest (36,0 per cento) e del Centro (35,2 per cento).

La gran parte delle famiglie (62,8%) è composta da un solo nucleo familiare: si tratta soprattutto di coppie con figli (33%), che un tempo rappresentavano la tipologia familiare più numerosa e che negli ultimi anni è stata raggiunta e superata dalle famiglie unipersonali“.

Bene. E le famiglie delle coppie dello stesso sesso dove sono?

I dati delle famiglie omogenitoriali in Italia dove sono?

Non ci sono. Non abbiamo dati ufficiali sul numero di famiglie omogenitoriali in Italia, né sul numero di figli delle coppie dello stesso sesso.

Tutto ciò che sappiamo risale a una ricerca del 2005, la ricerca ModiDi, condotta da Arcigay con il patrocinio dell’Istituto Superiore di Sanità,nella quale si stimava che i figli delle coppie gay fossero circa 150mila.

Già allora il numero sembrava troppo esiguo, ma ad oggi non ci sono ancora dati ufficiali.
Non abbiamo i numeri, quindi.
Ma i diritti li abbiamo?

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I diritti delle famiglie omogenitoriali in Europa

In Europa, il panorama dei diritti delle coppie omogenitoriali è molto vario.
Diciassette paesi su ventisette hanno adottato il matrimonio egualitario, che garantisce alle coppie dello stesso sesso gli stessi diritti e tutele delle coppie eterosessuali.

Altri paesi, come la Spagna e la Francia, offrono l’unione civile che, pur non essendo matrimonio, conferisce una serie di diritti importanti.

Famiglie omogenitoriali in Italia: una situazione a metà

In Italia, le coppie omogenitoriali possono unirsi civilmente dal 2016, ma non hanno ancora ottenuto il riconoscimento del matrimonio egualitario, né esiste una legge che tuteli le famiglie con figli.

L’unione civile offre alcuni diritti importanti, come la possibilità di ereditare l’un l’altro, di assumere congiuntamente il mutuo per la casa e di prendere decisioni mediche in caso di gravi malattie. Tuttavia, non equipara le coppie omogenitoriali alle coppie eterosessuali in molti aspetti fondamentali, tra cui:

  • Diritto di adozione: le coppie omogenitoriali non possono adottare bambini né accedere alla fecondazione assistita;
  • Genitorialità: solo il genitore biologico è riconosciuto come tale dal punto di vista legale.
    Il secondo genitore non ha alcun diritto automatico sul figlio, come il diritto di affidamento o di adozione in caso di morte del partner;
  • Diritti fiscali: Le coppie omogenitoriali non possono presentare la dichiarazione dei redditi congiunta né beneficiare delle stesse agevolazioni fiscali previste per le coppie eterosessuali;
  • Stepchild adoption: Il secondo genitore non può adottare il figlio del partner, nemmeno in caso di matrimonio all’estero.

Questa disparità di diritti crea una situazione di discriminazione e incertezza per le coppie omogenitoriali e le loro famiglie in Italia. Le coppie che desiderano avere figli sono costrette a ricorrere a soluzioni alternative, come l’adozione internazionale o la maternità surrogata, che spesso sono costose e complicate.

La lotta per il riconoscimento dei diritti delle coppie omogenitoriali in Italia è ancora lunga. Diverse proposte di legge per il matrimonio egualitario sono state presentate in Parlamento, ma nessuna è stata ancora approvata.

Nel frattempo, le coppie omogenitoriali e le loro famiglie continuano a vivere in una situazione di limbo, senza le stesse tutele e protezioni garantite alle coppie eterosessuali.

Entriamo in uno spaccato della realtà quotidiana di Martina Pennisi, giornalista del Corriere della Sera, che vive a Milano all’interno di una famiglia omogenitoriale con due figli.

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L’intervista a Martina Pennisi

Qual è la situazione attuale in Italia in materia di diritti delle coppie omogenitoriali?

Per la legge le famiglie omogenitoriali non esistono: gli omosessuali si possono unire civilmente, ma non c’è una legge che riconosca e tuteli le famiglie con i figli, e dunque i bambini e le bambine.

Quindi, ci sono diritti negati alle coppie omogenitoriali in Italia?

Sì, tutti quelli previsti dal matrimonio civile e, come dicevo, quelli legati alla formazione di una famiglia con figli.

Ci sono proposte di legge per ampliare i diritti delle coppie omogenitoriali?

No, al contrario, soffia un vento contrario per azzerare anche i diritti ottenuti grazie ai Comuni o ai Tribunali.

Qual è l’impatto sulla vita quotidiana dell’essere una coppia omogenitoriale?

Vivendo a Milano mi ritengo molto fortunata, vivo e viviamo come una famiglia eterosessuale, al netto delle lungaggini burocratiche causate dal fatto che non abbiamo i diritti di cui parlavo.

Hai mai vissuto una discriminazione perché fai parte di una coppia omogenitoriale?

No, per fortuna no. Le uniche, ripeto, sono quelle legate alla legge: non ho la possibilità di prendere il congedo parentale facoltativo, per esempio.

Cosa si può fare secondo te per accelerare il processo di riconoscimento dei diritti delle coppie dello stesso sesso?

Purtroppo è tutto in mano ai politici e il governo attuale non è bendisposto, al contrario.
Si può solo aspettare.

Mariangela Campo
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