• Mar. Giu 18th, 2024

Educazione sentimentale e affettiva: pilastri della crescita umana

emozioni

Le ultime notizie di cronaca hanno rivelato la persistenza di un grave e grande problema sociale e culturale, quello della violenza. Violenza, disumanità, orrore, sono questi i termini più ascoltati e letti in questi ultimi mesi. La violenza non viene esercitata solo contro le donne, ma è estesa anche contro uomini, bambini, animali.                                                                                                                                                        

Cosa fare e come intervenire per sconfiggere la violenza?

Sicuramente, può venirci in aiuto la cultura. Quando si parla di ciò non si intendono solo le informazioni e le conoscenze che un individuo può avere, ma l’Educazione sentimentale e delle relazioni. Già nell’Ottocento, lo scrittore francese Gustave Flaubert parlava di emozioni e sentimenti nell’opera l’Éducation Sentimentale, histoire d’un jeune homme, oggi, più che mai, si respira l’urgenza di concentrarsi su questo tema.

L’educazione sentimentale comprende la capacità dell’essere umano di riconoscere le proprie emozioni, di gestirle e di individuare ed esprimere i colori della propria emotività. Le emozioni appartengono a tutti, uomini e donne, pertanto è bene che in entrambi i casi avvenga una crescita interiore volta all’accoglienza di queste risorse, fondamentali per lo sviluppo umano.

Sì, le emozioni sono il centro della vita e dell’essenza individuale, ci permettono di comunicare all’esterno il nostro potenziale, di attivare lo sviluppo cognitivo, di confrontarci e collaborare con gli altri, di provare sentimenti, di agire e reagire.                                                                                 

Psicologi, psicoterapeuti, educatori, sono molti i professionisti che trattano l’educazione sentimentale intervenendo in televisione e durante meeting di formazione, scrivendo libri, partecipando a convegni e organizzando interventi a scuola. Proprio quest’ultima, da sempre protagonista dell’educazione e dell’istruzione, è diventata lo spazio in cui, secondo molti, bisognerebbe inserire l’educazione sentimentale in modo più ampio e definito. Ma, informiamoci meglio ascoltando il parere di esperti del settore.

Sonia Monticelli, psicologa e psicoterapeuta, Direttrice del Consultorio La Famiglia di Como, sostiene che “è importante riconoscere la scuola come attore attivo e partecipe all’educazione dei minori. La famiglia e la scuola sono i due contesti educativi più importanti della nostra società, pertanto, incontrare bambini e ragazzi in uno spazio come quello scolastico permette di fare prevenzione. Oggi non basta fare informazione, ma occorrono momenti di elaborazione e confronto con la presenza di adulti consapevoli e competenti”.

Vuoi ricevere storie di giornalismo costruttivo?

Abbiamo pensato a una newsletter mensile per darti la possibilità di leggere storie costruttive e conoscere questo mondo un po’ più da vicino. Patchwork esce ogni primo lunedì del mese ed è curata da Corrado Bellagamba e Lucia Palmioli, due giornalisti del Constructive Network.


Bisogni umani

Un individuo non può stare senza relazioni: l’uomo è un animale sociale, diceva il filosofo greco Aristotele nella sua Politica, tende per natura ad aggregarsi ad altri individui e a formare una società; Nessun uomo è un’isola scriveva John Donne; l’amore è la cura di ogni male, sentiamo tutti i giorni. Tutti abbiamo bisogno di amore e affetto, cura e attenzione, ascolto e fiducia. Ognuno di noi ha bisogno di essere visto! E soprattutto durante l’infanzia e l’adolescenza, stagioni della vita che costruiscono un’identità, il bisogno di condivisione e relazione e la sua realizzazione è vitale.Sono proprio questi i periodi della vita in cui la costruzione di relazioni, il riconoscimento e la gestione delle emozioni sono fondamentali.                                                                                                                              

Durante l’intervista, la Dottoressa Monticelli ricorda che “tra i bisogni fondamentali dell’individuo ci sono quelli di affetto e di relazione: tutta l’esistenza è accompagnata dalla ricerca di relazioni significative in cui sentire ed esprimere la propria affettività ed emozionalità. Distinguere educazione affettiva da quella sentimentale (fino a quella sessuale) rischia di farci perdere la visione completa dell’essere umano. I percorsi e progetti educativi a livello affettivo e sentimentale si basano su assunti importanti: siamo in relazione perché sentiamo, proviamo emozioni e le riconosciamo negli altri, impariamo a individuare varie situazioni relazionali e apprendere la capacità di assumere comportamenti prosociali”.

L’educazione sentimentale a scuola

A seguito del tragico episodio di Giulia Cecchettin, si è discusso a proposito della fascia di età a cui appartengono, sempre in quantità maggiore, coloro che commettono femminicidi.

In correlazione all’evento, si è parlato dell’importanza di inserire a scuola l’educazione sentimentale come disciplina a sé stante. Come dovrebbero intervenire la scuola e il corpo docenti in questo tipo di programma?“Il dibattito attuale ha attivato pedagogisti e psicologi che portano visioni complesse, con premesse differenti ma tutte, a mio avviso, convergenti: una proposta educativa irrinunciabile, che ha a cuore il futuro di chi cresce.

Ci si può avvalere di qualunque strumento didattico o forma di comunicazione vicariante senza mai rinunciare alla presenza dell’adulto accanto al più piccolo, ma l’educazione sentimentale non può essere come una qualunque altra materia che si apprende a memoria. Occorre una progettualità intenzionale e condivisa.

Nello specifico, quando si parla di programma curricolare si intende la presentazione di argomenti selezionati in partenza, secondo un percorso logico che ne facilita l’apprendimento. Questo tipo di approccio è molto adatto alle applicazioni scolastiche dell’educazione sessuale e richiede una buona preparazione con discrete capacità didattiche, così come possiamo dire che il coinvolgimento emotivo richiesto è abbastanza semplice da gestire.

Diverso è il programma incidentale che prevede un intervento quando accadono episodi imprevisti (sia positivi che negativi), che prendono alla sprovvista e fanno sentire profondamente coinvolti sia gli adulti che i più giovani e rende l’intervento più complesso e a rischio di non essere efficace in termini preventivi”.

I riflettori si sono accesi sulla scuola, ma anche sulla famiglia. Qualcuno sostiene che spetta a quest’ultima il compito di educare i figli all’emotività, all’accoglienza e alla gestione della frustrazione, ai no, aggiungendo anche che, in alcuni casi, i genitori non sono in grado di svolgere questo compito nel modo migliore, perché troppo permissivi e poco educatori.

Andiamo oltre le critiche: cosa dovrebbe fare una famiglia per educare un figlio dal punto di vista emotivo e sentimentale?

“L’educazione sia affettiva che sessuale non è mai neutra. I genitori sono portatori di informazioni, approcci educativi e giudizi dei quali è bene essere consapevoli. Il grosso impegno è quello di riconoscere nei propri figli la propria autodeterminazione, affiancandoli in una relazione educativa libera ed evolutiva. Inoltre, dovrebbero sostenere programmi scolastici, considerandoli come fondamentali aspetti integrativi dell’educazione affettiva, relazionale e sessuale proposta in famiglia e come dice Matteo Lancini: “Non contrastare l’ingresso di specialisti a scuola nel convincimento che qualcuno contamini e corrompa le giovani menti e i sani valori dei propri pargoli nel momento in cui diventano adolescenti”, afferma la Dottoressa Monticelli.

Libertà

Fortunatamente, la nostra società è caratterizzata da una maggiore libertà di espressione. Si sente spesso dire da parte di un genitore ad un bambino/a: “Devi essere te stesso/a! Devi fare ciò che senti!”.

È anche vero, però, che la libertà individuale deve rispettare la libertà dell’altro. Non sempre è possibile fare tutto ciò che si vuole fare nel momento stesso in cui lo si desidera, non sempre è possibile dire sì ad un figlio.

Esistono anche i “no”, che, se motivati dall’adulto ed elaborati dal bambino o adolescente, possono contribuire ad una sana crescita dell’individuo. A tal proposito, Monticelli dichiara che “l’attuale sistema educativo è caratterizzato dalla comprensione dei figli che hanno bisogno di essere lasciati liberi di esprimersi, che non vanno portati sulla strada dell’obbedienza a ogni costo, ma verso la ragionevolezza e la comprensione, questo con ricadute importanti sulla crescita dei giovani.

Un effetto riconosciuto è il rischio di non riuscire a tenere a bada lo strapotere dei figli, che diventano così troppo vulnerabili alle frustrazioni e poco allenati ad affrontare gli imprevisti della realtà. Bisogna fare attenzione però a generalizzare perché le variabili in gioco sono molte e sono incluse nel contesto sociale nel quale siamo immersi, incluso i social media e i modelli adulti da essi veicolati”.

Aiutaci a darti il meglio dell’informazione.

Ci impegniamo ogni giorno per offrirti un’informazione di qualità: gratuita, indipendente e non profit. Il nostro obiettivo è poterti raccontare le storie di chi ha trovato soluzioni: partendo dai problemi ma focalizzando la nostra attenzione sulle risposte.


A ognuno il suo ruolo

Scuola, famiglia e professionisti possono collaborare e intervenire per educare, è bene però che ciascuno rispetti e svolga il proprio ruolo, affinché il progetto educativo raggiunga i propri obiettivi.

“Al netto di sperimentazioni e progetti attuabili via via in contesti differenti, ciò che è importante tenere presente è il concetto della “non delega”. Perché i genitori non deleghino alle istituzioni come la scuola, l’educazione all’affettività, perché la scuola non deleghi agli esperti il lavoro di prevenzione e cura. Ciascun attore può avere la propria competenza ed il proprio ruolo riconosciuto perché i  ragazzi possano sentirsi sostenuti, accompagnati e non giudicati”.

Ci sono in Italia esempi virtuosi che hanno unito l’impegno di enti ed associazioni che offrono la loro professionalità con progetti di prevenzione. Posso raccontare l’esperienza del Consultorio La Famiglia di Como che da quasi venti anni si occupa di progetti di educazione all’affettività e sessualità nelle scuole di ogni ordine e grado del territorio. Ciò che abbiamo costruito negli anni è un rete di cura che coinvolge insegnanti e genitori, oltre che studenti.

Questo significa che oltre ad entrare in classe,  i nostri operatori incontrano genitori ed insegnanti diventando riferimento per necessità che possono andare oltre le ore progettuali, grazie a sportelli scolastici, incontri individuali in sede e consulenze/supervisioni per situazioni particolarmente complesse”, racconta la psicoterpaueta.

La missione degli insegnanti

La voce e le parole sono gli strumenti di un docente, il dialogo è il mezzo attraverso cui un bravo docente si relaziona agli studenti. Riguardo al tema dell’educazione sentimentale correlato alla scuola, il professore Francesco Calabrese, docente di Lettere presso l’Istituto Tecnico-Economico “Eugenio Montale” di Tradate (VA), professionista attento agli studenti e alla cura della scuola, sottolinea che “un docente dovrebbe innanzitutto impostare la sua azione pedagogico-educativa sul dialogo costante con gli studenti, prestando molta attenzione al loro stato emotivo.

Deve saper intercettare emozioni come l’ansia, la paura, il senso di disistima, tutti aspetti che potrebbero generare una sorta di cortocircuito emozionale, e valorizzare per l’appunto il legame affettivo-sentimentale, tenendo conto del vissuto, delle storie biografiche, delle ferite e delle cicatrici che ogni discente si porta con sé. Investire, in altre parole, sui legami affettivi al fine di prevenire disagi relazionali”.

Un insegnante può trovare delle difficoltà nella realizzazione di un tale progetto educativo. “Tenendo conto di quanto detto, le difficoltà sorgono nel momento in cui un docente non è preparato adeguatamente ad un approccio relazionale e affettivo con i propri studenti.

Molti insegnanti sono molto afferrati nella materia che insegnano ma non hanno una solida formazione pedagogica. Puntare sulla mera trasmissione di nozioni, anziché potenziare la sfera socio-emotivo-relazionale, inibisce la possibilità degli studenti di “aprirsi” con fiducia ai docenti. Il lavoro del docente è quello di trovare continuamente metodi, strategie, attività che possano fortemente far presa sui giovani, coinvolgendoli e appassionandoli.

Un altro problema riguarda la scarsa collaborazione, in termini di dialogo, tra i vari attori coinvolti nella crescita intellettiva dei giovani. La discontinuità tra il lavoro dello psicologo, dell’educatore e del docente ci restituisce l’idea che l’educazione affettiva e sentimentale in Italia rappresenti il fanalino di coda tra le priorità educative e scolastiche”, dichiara Calabrese.

Il potere della letteratura

La letteratura e la a poesia esprimono Bellezza, sono messaggeri di valori, emozioni e sentimenti. Raccontano l’amore e il dolore, esperienze vissute da ogni individuo senza distinzione di sesso, status sociale, origine. Raccontano la vita e possono avere un ruolo attivo nell’educazione ai sentimenti, nella capacità di viverli con equilibrio e di esprimerli con consapevolezza. Per questa ragione è importante continuare a portarli tra i banchi scolastici.

A riguardo, il professor Calabrese ritiene che “La letteratura da sempre educa alla valorizzazione dei sentimenti umani. Attraverso la lettura dei grandi romanzi e delle poesie si apprende cos’è il dolore, la noia, l’amore, la disperazione, la passione, il romanticismo. Attraverso la letteratura si scopre il vero senso dell’esistenza umana.

I docenti di lettere dovrebbero trovare le chiavi giuste per aprire il cuore degli studenti alla lettura dei libri, all’amore per la cultura. Solo così si forma il sentimento nei giovani, altrimenti li si abbandona a tutto ciò che è contrario al sentimento, ovvero all’impulso o alle emozioni negative che non permettono di distinguere il bene dal male, l’amore dall’odio, con le conseguenze nefaste di cui tutti oggi siamo spettatori attoniti.

Un bravo insegnante di Lettere insegna già ogni giorno educazione sentimentale grazie ai contenuti umani e umanistici della sua materia; non ha di certo bisogno di una materia specifica per relazionarsi adeguatamente con i propri studenti. Come detto in precedenza, egli lo fa attraverso la propria comunicatività, comprensione e cura degli alunni. Se un insegnante sa educare alle emozioni, alle differenze, al rispetto, alla comprensione e all’empatia, la possibilità che i suoi studenti da adulti diventino persone con una forte sensibilità d’animo e di coscienza sarà molto alta.

Una corretta “alfabetizzazione” emotiva e relazionale, che è alla base per allacciare relazioni sane ed equilibrate, non ha bisogno dell’istituzione di un’altra materia, bensì di bravi docenti che insegnino ai ragazzi a staccare ogni tanto gli occhi dagli schermi dei cellulari e dalla virtualità dei social network, per aprirli all’umanità della vita reale e riappropriarsi delle esperienze appaganti di una vera e propria vita sociale”.

Antonella Ferro
Latest posts by Antonella Ferro (see all)
Condividi il giornalismo costruttivo