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EcoTokers, il collettivo green su TikTok

Mar 3, 2021
ecotkers tik tok

A partire dal 9 febbraio 2021 il Garante della Privacy ha adottato nuove misure per bloccare l’accesso a TikTok ai minori di 13 anni e valuterà l’uso di sistemi di intelligenza artificiale per verificare dell’età. È prevista, inoltre, una campagna informativa per sensibilizzare genitori e figli. Lo ha comunicato il social al Garante della protezione dei dati personali dopo il blocco imposto nei giorni scorsi dall’Autorità.

Le decisioni arrivano dopo i terribili fatti che hanno visto protagonista una bambina coinvolta in una presunta challenge sull’app più scaricata e amata dai ragazzi.

E mentre in Italia i media, l’opinione pubblica e i social stessi discutono di deriva social, emergenza social, mostri in rete, allarme, orchi, mostri e pericoli del web, nel Solutions Story Tracker del Solutions Journalism Network leggo un articolo pubblicato su Euronews e firmato dalla giornalista Rosie Frost che racconta un lato meno angosciante e cupo di questo social network con un approccio costruttivo e ottimista.

TikTok: il social della Gen Z

Lanciata nel 2016, TikTok nasce come luogo digitale di incontro della Generazione Z. È stata l’app più scaricata del 2020 e ha oltre 1 miliardo di utenti attivi mensilmente che condividono contenuti di tutti i tipi (balli, canzoni in sincro, tutorial, challenge) che spesso diventano virali. Ed è proprio questa suo lato divertente e multiforme a tenere milioni di giovanissimi utenti incollati al telefono.

Ma come spiega Rosie Frost nell’ultimo anno qualcosa è cambiato. Negli Stati Uniti il 61 per cento della Gen Z utilizza l’app per informarsi e oggi all’attenzione dei ragazzi non ci sono soltanto canzoni e balletti ma anche questioni più urgenti come il cambiamento climatico.

EcoTok, il collettivo delle soluzioni

EcoTok è nato a luglio del 2020 e oggi conta 1 milione e mezzo di like e circa 90 mila follower. Non fa capo a una sola persona ma è un collettivo di 16 influencer statunitensi con almeno mezzo milione di seguaci a testa che creano clip con un unico l’obiettivo: far crescere la consapevolezza sui temi ambientali, informare e avvicinare i ragazzi all’argomento.

Alaina, Clarissa, Richards, Silva, Doria, Caulin, i collaboratori di EcoTok, non sono solo giovani attivisti, tra di loro c’è anche una biologa marina, un avvocato esperto di diritto ambientale, giovani laureati in geografia, scienze, giardinaggio, clima ed esperti in gestione dei rifiuti. “In TikTok ci sono tanti gruppi formati esclusivamente da attivisti oppure da scienziati con anni di carriera alle spalle. Quello che rende il nostro collettivo così unico, invece, è che ognuno di noi ha formazione, età e sensibilità diverse e affrontiamo l’argomento da punti di vista diversi”, spiega Alaina Wood content creator e co-founder di EcoTok.

Quello che rende speciale questo collettivo è che i divulgatori usano toni, linguaggio, musica e gestualità divertenti che piacciono ai ragazzi, li fanno sentire ascoltati, compresi e coinvolti nella ricerca delle soluzioni.

“Quando ero più giovane pensavo che per parlare con autorevolezza di scienza si dovesse per forza indossare un camice bianco da laboratorio”, continua Alaina Wood. Ma non è affatto così. “Un buon contenuto è un buon contenuto”, prosegue Abbie Richards. “Un video normale potrebbe non funzionare, ma un buon meme o un video divertente e avvincente permettono di raggiungere più persone, di informarle e coinvolgere”.

E sul coinvolgimento dei ragazzi nelle questioni ambientali e sociali gli ecotokers sono talmente bravi che il TED Countdown li ha voluti a tutti costi per una partnership e il Programma ambientale delle Nazioni Unite li ha coinvolti nella creazione dei contenuti.

EcoTok fa sentire i ragazzi meno impotenti

Una cosa è certa. Il trend che ha creato EcoTok non è semplice “clicktivism”, un click passivo di sostegno, ma azioni concrete, ma insegna a tanti giovani e giovanissimi a fare, costruire, impegnarsi. Sempre divertendosi.

Spiegare ai teenager che non si può essere ambientalisti perfetti, come ha fatto in una clip divertente Alaina Wood, allevia l’ansia che molti tiktokers provano per il loro futuro e quello del pianeta. Fare qualcosa, sentirsi parte di un gruppo e della soluzione libera dal senso di impotenza e dalla frustrazione. “Spiego loro che non importa se ogni tanto si passa più tempo sotto la doccia o si prende un aereo. Non è grave”, ci tiene a precisare Alaina ai ragazzi che la seguono. Farsi domande, chiedersi “Cosa posso fare?” è già molto.

Lo conferma un altro ecotoker, Phil Aiken, in un’intervista uscita sul settimanale britannico The Guardian. Phil racconta di ricevere regolarmente richieste di informazioni sul giardinaggio, su come creare orti e giardini, sulla semina e su percorsi di studi simili ai suoi. Aiken, che vive negli Stati Uniti ma ha frequentato un master in energie rinnovabili in Nuova Zelanda, spera di diventare un insegnante: “È bello poter influenzare le giovani generazioni in questo modo”.

I limiti di EcoTok

I limiti di un account come questo? Certo, ci sono e riguardano il greenwashing e le fake news. “Molti ragazzi non riescono a distinguere il vero dal falso e non riconoscono una vera e propria truffa, a volte ci riempiono di critiche infondate. Ma stiamo lavorando per aiutarli a distinguere un contenuto credibile dalle bufale”, continua Abbie Richards che in EcoTok si occupa anche di disinformazione e bufale. “TikTok è sicuramente un buon posto dove avviare questa conversazione. Ma non è abbastanza per districarsi tra le tantissime informazioni”, aggiunge Alex Silva, studente del liceo. “A volte l’account è bersaglio di critiche e commenti da parte di chi ha opinioni diverse, spesso errate, o cerca di screditare. C’è ancora molto lavoro da fare per risolvere questo problema”.

Le clip divertenti, gli hashtag, i contenuti tra il serio e il divertente di EcoTok arrivano a un numero sempre maggiore di persone. E il potente algoritmo di TikTok fa la sua parte: avere più visualizzazioni significa ottenere anche più like e più diffusione negli altri feed. Oggi gli hashtag #moss (“muschio”) e #biodiversity hanno rispettivamente 84,3 milioni e 12,6 milioni di visualizzazioni. Numeri che per un’app di duetti e canzoncine non sono poi così male.

Paola Oriunno
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