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DiversAbilità? GenerAzione inclusiva

Mar 28, 2024

Cosa significa disabilità e diversabilità? Quali azioni mettere in campo?

In una società altamente tecnologica, socialmente fluida quanto complessa e post pandemica, quali sono le buone pratiche che gli attori istituzionali ed economico-culturale, assieme alle comunità, mettono in campo in una logica di inclusione delle diverse e differenti abilità dei soggetti portatori dei cosìddetti handicap o alcune forme di diversità intellettiva e sensoriale?

Nel corso degli ultimi anni vi è sempre una maggiore attenzione alle tematiche della disabilità e dell’accessibilità e inclusione della diversabilità. È delicata l’attività di indicare e descrivere qualcosa, come le capacità fisiche, intellettive e psichiche dell’essere umano che si manifestano con parametri diversi rispetto a ciò che è considerato ‘normale’. Ma cosa è lo standard della normalità? Un dibattito, oggi, ancora più aperto in una società che guarda ancora di più a chi è diversamente abile e manifesta altri livelli cognitivo-relazionali di interazione verso le persone, le attività sportive e quotidiane sia casalinghe che nei contesti d’impiego.

Con Claudio Imprudente, Direttore della rivista HP – Accaparlante e Presidente del Centro documentazione handicap di Bologna, Il termine diversabilità inizia a farsi strada quando propone l’utilizzo del termine “diversabile” in alternativa a quelli in uso: “disabile” e “persona con handicap”. E vi dedica un intero volume sul tema.

La discussione su quelle che sono le parole per una terminologia idonea ma non offensiva, correttamente descrittiva e non escludente è sempre in atto perché le diverse capacità possono cambiare da essere umano ad essere umano e una terminologia non è detto che le racchiuda tutte. L’orientamento, ad oggi, è quello di cercare termini che siano inclusivi, e rispettosi della condizione e dignità umana. È importante anche tenere in considerazione il linguaggio non solo parlato ma che si usa in rete per il quale è nato il progetto di Parole Ostili che intende ridefinire il linguaggio e la buona pratica di infondere alle persone l’attitudine di scegliere le parole con cura e la consapevolezza che la scelta e l’adozione di un linguaggio e di una terminologia hanno un peso e possono risultare macigni e fendere le sensibilità altrui.

Se la creazione dell’inclusività parte dal linguaggio e dall’approccio psicologico e cognitivo relazionale, in che modo si passa ai fatti? Ecco alcune buone pratiche esistenti, in Italia, che creano unaGenerAzione inclusiva’ concreta all’accessibilità dei luoghi e ai contesti lavorativi e socio-relazionali.

Francesca Ferrara

Francesca Ferrara è Newsmaker, Mobile Journalist & Communication Consultant. Uno spirito entusiasta che non perde mai il focus sulle persone.

Per News48 scrive storie dall’Italia e dal mondo che raccontano soluzioni, iniziativa a favore della comunità e esperienze costruttive.

Monteverde: “un paese accessibile”

Il Comune di Monteverde, in provincia di Avellino, in Campania, è tra i borghi più belli d’Italia dal 2015, la sua popolazione è poco più di 700 persone e ha conquistato l’etichetta di comune più accessibile d’Italia realizzando un percorso tattilo-plantare . Il percorso di ben 5 chilometri è stato realizzato con tecnologia che rende il paese a misura di ipovedenti e disabili motori. “Un paese accessibile” ogni anno è la kermesse che riscuote successo da 18 anni attirando anche personaggi illustri con disabilità motorie perchè dal 2006, l’amministrazione ha iniziato ad interessarsi ai temi dell’inclusione sociale e culturale e questo interesse, nel corso del tempo, ha generato una manifestazione che dura da più di un decennio.

Soluzioni per l’accessibilità

I sistemi di audio guida, del sentiero, assieme ad una rete wi-fi e ad una applicazione (AbleUpp) accompagnano chi ha difficoltà motorie e sensoriali sui percorsi tattilo-plantari permettendo di raggiungere bar, ristoranti e anche toilette pubbliche. Il sistema si completa con un bastone dotato di antenna in grado di leggere i tag installati sotto la pavimentazione del paese e di dialogare attraverso bluetooth con il telefono. Tutto ciò ha reso possibile una soluzione per andare incontro alle necessità degli ipovedenti e i disabili motori.

Il percorso assistito, oltre ad attivare l’insieme di servizi, strutture e infrastrutture che consentono alle persone, con esigenze specifiche, la fruizione degli spazi interni ed esterni per una vacanza e il tempo libero, eliminando eventuali barriere architettoniche e ostacoli di varia difficoltà, vede protagonista l’intera comunità locale che ha una funzione attiva di ospitalità e di solidarietà. Nel centro storico è prevista una struttura ricettiva per garantire l’accoglienza e l’ospitalità ai camminatori e visitatori. A questo edificio si affianca l’iniziativa, del tutto in via sperimentale, di un campeggio per non vedenti.

Questa attenzione per le tematiche sociali è stata premiata con l’assegnazione del Premio speciale Access City Award 2019 indetto dall’Unione Europea. E, non in ultimo, il Premio Smau, a Napoli, per l’Innovazione nel dicembre 2021.

Il sindaco di Monteverde, Antonio Vella, racconta il progetto e l’operazione culturale “Un paese accessibile”: “Lo spunto iniziale è stato quello tra scuola e territorio. Occorreva creare eventi che servissero a caratterizzare e a migliorare la cultura della relazione dello stare insieme alla disabilità. Tentiamo di dare risposte a problemi concreti come una mappatura delle risorse ambientali, culturali e storiche del territorio e l’individuazione dei posti per i quali valeva la pena investire per l’accessibilità. Ai fini di ciò definimmo tre percorsi: naturalistico, religioso, e storico-culturale che comprendono una parte del borgo fino al castello. Turismo accessibile non significa solo costruire i percorsi ma mettere in atto un’azione che potesse accogliere le persone, una struttura al centro dei tre percorsi includendo anche l’area camper per i visitatori e che rientri il tutto come offerta alla persona“.

E sugli sviluppi di economia turistica, Vella specifica: “La vera scommessa dell’operazione è stata quella di tramutare un evento culturale in un evento strutturale e in un processo di crescita e bisogna ringraziare la comunità locale per la sua partecipazione attiva al processo di realizzazione del progetto. Adesso siamo in un’altra fase di tramutazione di un evento culturale in un evento economico che crei economia continua e credo che chi ami la sua terra debba provarci affinchè questo accada perché le aree interne hanno bisogno di economia continua tanto più continua da diventare circolare. Cultura ed enogastromia sono i settori sui quali investire e tramutare il progetto in un’attività continuativa e sostenibile nel tempo”.

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L’Albergo Etico che disabilita la disabilità

Antonio De Benedetto è uno chef italiano con un’ambiziosa missione: cambiare il mondo attraverso il cibo. Per farlo, ha dato vita a un ristorante e un hotel nei quali lo staff è composto in larga parte da giovani uomini e donne con disabilità che arrivano da tutta Italia per formarsi e lavorare.

Questi ragazzi e ragazze, ognuno con i propri sogni e progetti per il futuro, vengono formati da Antonio De Benedetto per affrontare un percorso verso la libertà e l’indipendenza.

Una storia di rivoluzione che parte dai fornelli di Asti ed è presente anche a Fénis, in provincia di Aosta, a Roma, Betlemme, Mount Victoria SNW in Australia, Tirana in Albania, in Argentina con la Villa Carlos Paz.

La formazione per lavorare nell’hospitality

Lo scopo e la missione della struttura ‘albergo etico e della metodologia creata da Antonio De Benedetto sono quelli di «disabilitare la disabilità» e «favorire le relazioni»: “Si tratta di disabilitare il contorno della disabilità delle persone offrendo loro ciò di cui necessitano per sopravvire nella società civile e diventare autonomi contribuenti dello stato dimostrando di essere usciti dalla disabilità e di essere indipendenti e di produrre reddito come qualsiasi altro cittadino”.

La soluzione per famiglie e figli disabili

Il sistema educativo di Albergo Etico è la soluzione per le famiglie che si relazionano alla Sindrome di Down e ad altre disabilità intellettive. La metodologia dello chef De Benedetto permette di rendere non solo autonomi e impiegabili i ragazzi nel mondo del lavoro ma anche renderli dei caregiver verso se stessi e i loro genitori e parenti. Si tratta di un processo di crescita che ogni allievo dell’albergo-scuola affronta nell’arco degli anni della sua permanenza all’interno della struttura. S’inizia così acreare uno specchio di inclusione già all’interno della struttura e della scuola alberghiera. Alla fine del percorso, i ragazzi hanno imparato ad organizzare eventi e a saperli gestire.

“Attualmente seguiamo quasi 200 persone con disabilità cognitive e/o fisiche, con un risultato del nostro progetto di stabilizzazione, nel mondo del lavoro, di circa il 62% dei beneficiari racconta il presidente della cooperativa Download di Albergo Etico, Alex Toselli. Il dato storico della struttura si configura in oltre un centinaio di persone sostenute, formate ed aiutate nell’arco dei primi dieci anni di attività.

La diversity come valore per l’inclusione e la certificazione

“Albergo Etico è un grosso contributo nel rendere fluida l’attività d’inclusione e di cambiamento di un modo di pensare della comunità dove è presente sul territorio la struttura” spiega De Benedetto che sottolinea come l’operazione consista nella “modifica del territorio con un approccio omeopatico, di lungo periodo, somministrando alla popolazione la disabilità con danni collaterali positivi per la conquista territoriale e capacitativa. Il sistema alberghiero è attorno a noi dalla casa fino alla residenza per anziani” .

Il successo della metodologia ha incusiosito l’Università di Miami, in Florida, che si è interessata alla ricerca con il suo dipartimento di integrazione Embrace che si occupa di integrazione delle persone disabili e si è resa disponibile per certificare la metodologia applicandola nella sua Accademia dell’Indipendenza  all’interno della struttura universitaria e nel loro albergo con ben 250 camere. “L’università della Florida ha compreso che quello che gli abbiamo preparato, in questi anni, è una soluzione anche per loro. Noi pensiamo l’Università di Miami sia il miglioramento della nostra soluzione. Il passo successivo potrebbe essere un albergo etico per un sito UNESCO e/o dell’ONU”.

“Un P@niere per Te”: il paniere solidale inclusivo

Ispirandosi alla filosofia e pratica napoletana del caffè sospeso allargato anche ad altri alimenti come la pizza sospesa, “Un P@niere per Te” è una iniziativa che difende i diritti dei più fragili e il diritto di inclusione e che è stata di grande supporto durante la pandemia, da Covid-19, nel 2020 e nel 2021, e che continua la sua missione a supporto delle famiglie più disagiate.

“La piattaforma è una soluzione a una serie di problemi che nascono per la famiglia con la distribuzione dei beni” spiega il presidente di Asso.Gio.Ca. Gianfranco Wurzburger e continua:“La volontà è quella di organizzare un vero e proprio mercato on-line sia di generi alimentari ma anche di servizi e di tempo da dedicare e questo è l’obiettivo principale del progetto del “p@niere dei servizi” che in pratica è un’offerta di consulenze mediche, fiscali, legali e di qualsiasi altro tipo di servizi di cui si voglia far dono che ognuno di noi può offrire. Inoltre, c’è anche il progetto più importante e si tratta del “p@niere del tempo”, dove ognuno di noi può donare parte del proprio tempo e metterlo a disposizione di chi vive da solo, di chi ha bisogno di compagnia, di chi ha bisogno di fare una passeggiata come tante persone anziane isolate e chiuse nelle loro quattro mura, e hanno necessità anche di uno scambio di chiacchiere o di una partita a carte, atti e momenti sociali fondamentali che aiutano a vivere meglio. La piattaforma digitale permette di risolvere qualche problema esistenziale e fondamentale”.  

L’architettura della piattaforma on line

Un P@niere per Te” è una iniziativa di charity per l’inclusione sociale che prevede un insieme di beni e servizi erogati tramite piattaforma digitale. Ad oggi, sono 15552 i panieri distribuiti ai bisognosi destinatari.

“Un P@niere per Te” ha tre aree di azione: beni (di prima necessità), servizi (visite mediche e consulti) e banca del tempo (lezioni private, attività sportive e ludiche).

“Un P@niere per Te”, Alimentare: una spesa virtuale con la scelta dei beni alimentari da donare

“Un P@niere per Te”, del Tempo: l’offerta delle proprie competenze tra lavoro e passioni al servizio della comunità

“Un P@niere per Te”, dei Servizi: la tutela della salute per tutti, anche per coloro che non possono permettersi le spese dei controlli specialistici

“Un P@niere del giocattolo sospeso” in collaborazione con il Comune di Napoli e l’Assessorato alle Politiche Giovanili e Politiche sociali.

Diversabilità e Disabilità promosse in un contesto di inclusione

Realtà come Monteverde, l’Albergo Etico e Un P@niere per Te sono delle pratiche di change making per il mindset sociale, ovvero per un cambio di approccio socio-economico-culturale alle varie forme di diversità e di disabilità tra cui quelle intellettive e di condizione sociale disagiata. Queste pratiche cambiano gli assetti e le relazioni all’interno delle comunità locali, attori socio-culturali protagonisti del territorio di residenza, con cambio dei paradigmi che genera impatto sociale sul territorio per un’esperienza positiva e di crescita relazionale e culturale per tutta la collettività.

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Francesca Ferrara
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