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Tra narrativa e distopia: molti mondi da raccontare

Lug 7, 2021
Distopia

“È successo tutto così in fretta, i disastri ecologici, la pandemia, l’improvviso attaccamento al mondo digitale, senza il quale non siamo più in grado di sopravvivere, un movimento globale che sembra aver accelerato la sensazione di vivere dentro nuovi scenari, qualcosa che stiamo scoprendo giorno dopo giorno, guardando al futuro. È probabile comunque che non ci si accorga di quanto tutto questo sia già iniziato tempo fa, cioè da quando l’uomo ha scandito il tempo in: passato, presente e futuro. Fin dall’inizio della nostra civiltà, abbiamo sempre guardato avanti, verso il progresso, in un tempo che ancora doveva far accadere le cose. Ogni epoca della civiltà umana ha dato vita a cambiamenti rivoluzionari con nuove scoperte tecnologiche che ne hanno effettivamente segnato la storia della società. Un continuo alternarsi di periodi d’oro e non, un movimento ondulatorio. Si sono alternate fasi di rivoluzioni industriali e di assestamenti politico economici che hanno condizionano la società stessa. L’uomo ha sempre raccontato ciò che si è lasciato alle spalle per immaginare il futuro, per essere in grado di razionalizzare il presente in cui si trova a vivere”.

Queste sono le parole di Francesca Di Martino, che dopo un Master in tecniche della narrazione alla Scuola Holden di Torino e la specializzazione alla Scuola Autori Mediaset, ha raccolto la sfida di essere un vero editore dando vita a Edizioni Piuma, ricordandosi ogni mattina di non chiedersi perché, ma come esserlo al meglio per accendere scintille nel mondo dei giovani lettori.

In questo flusso, i generi letterari come quello della fantascienza e della distopia hanno trovato uno spazio sempre di maggiore d’interesse?

La distopia narra di storie. Al tempo della macchina a vapore a fine Ottocento, le avventure di Jules Verne avevano accompagnato la crescita di una generazione di ragazzi che sognavano di viaggiare sotto i mari o addirittura sulla Luna. Negli anni Trenta del Novecento la società controllava le masse e i grandi narratori iniziavano a immaginare distopie totalitarie: Aldous Huxley, ad esempio, immaginava ne “Il mondo nuovo” uno Stato totalitario che vive nel culto di Ford e che produce esseri umani che vivono dentro regole definite. L’ansia di parlare di continue storture sociali regala alla letteratura capolavori come il “Processo” di Kafka. Oppure, il romanzo più famoso di Orwel “1984”, scritto nel 1948, racconta e denuncia la perdita di democrazia nella violazione della privacy. Angosce che ci sembrano familiari persino oggi con tutto quello che sta accadendo attraverso l’estrema digitalizzazione della società.

Nell’ultimo periodo si è evidenziata l’esigenza di trovare narrazioni che affrontassero il futuro, distorcendo e amplificando quelle domande che ci stanno più a cuore?

Il desiderio e il bisogno di amore ha spinto la gente sempre di più a relazionarsi nel web, condividendo parti e aspetti della propria intimità. Eppure da una parte siamo sempre più isolati, dall’altra più connessi nel mondo. Un effetto di questa che sembra già essere una vera distopia è quello di aver assottigliato la sicurezza dei dati e la propria privacy. L’esercito che si muove nel digitale è una massa da controllare e capitalizzare dalle grandi industrie, cosa che non è più un segreto. Insomma, ci sarebbero molte tracce da seguire che però vale la pena affrontare.

Quando ho deciso di pubblicare per Edizioni Piuma “Everlasting” di Juliette Pierce, avevo trovato una storia che parlava proprio di relazioni umane controllate da algoritmi che determinavano la scelta della propria anima gemella. Un’idea affascinante che non potevo farmi scappare. La scrittrice ha pubblicato la prima volta in Francia nel 2018, e aveva intercettato un filone che ha visto anche luce in alcune serie televisive dedicate proprio a questa tematica (come “Soulmates” o “One” su piattaforme streaming).

Ma perché ci piace tanto il distopico? Probabilmente perché questo genere possiede una chiave di lettura che racchiude la metafora?

La distopia diventa un filtro fantastico per poter essere liberi di parlare del futuro e delle cose che non vorremmo mai che accadessero.

Per i ragazzi avere a che fare con i mondi immaginari è di fondamentale importanza per la loro crescita e individuazione di una propria identità. I giovani necessitano di strumenti, quindi di storie, nelle quali immergersi per trovare un personale punto di vista nei confronti della società con la quale dovranno rapportarsi.

Pensata prima della pandemia, ma venuta proprio alla luce durante quel periodo, la collana “I Codici” è dedicata ai mondi alternativi per giovani lettori, vero?

L’avevo in mente da anni e ora ha preso il via con il “Il disegnatore di nuvole” di Giorgia Simoncelli, che ha già ricevuto importanti riconoscimenti (finalista come Miglior romanzo di esordio al Premio Strega ragazze e ragazzi 2021 e il Primo Premio Simonetta Lamberti, alla XXXVII edizione di Cava de’ Tirreni). Il secondo appuntamento è stato “Dastan verso il mare” di Laura Scaramozzino. Adesso abbiamo pubblicato “Salis e l’Equilibrio dei Regni” di Daniela Morelli, un romanzo imperdibile che dentro porta diversi influssi oltre il genere della distopia. Nei prossimi mesi ci sarà “Gli effimeri sono eterni” di Azelma Sigaux e altri in fase di traduzione e scrittura che saranno pubblicati nel 2022.

Per quanto mi riguarda sono una grande appassionata dei classici della letteratura e delle serie sci-fy, così ho iniziato a pensare quanto potesse essere interessante fare arrivare prima romanzi di avventura ai ragazzi dai dieci anni in su, storie che spaziassero dallo steampunk al distopico, e a tutti quei mondi alternativi in cui cercare risposte agli interrogativi sulla realtà che viviamo.

L’illustratore ideale si è rivelato il bravissimo Paolo d’Altan. Con grande professionalità e creatività Paolo ha sempre letto ogni storia e si è confrontato con gli autori, e il risultato è stato davvero centrato per le copertine. Gli autori sono stati cercati insieme all’editor Virginia Villa, e sono arrivati in modo naturale con le loro storie, cosa che mi fa ben sperare nel continuare con questo filone. Per me “I Codici” significa una collana non solo di storie scritte bene, ma anche libri belli. Un ragazzino deve essere attratto dal libro e poterlo scegliere di propria iniziativa, e non per seguire ciò che va di moda.

Questo target si porta dietro una criticità notevole, e cioè il costante abbandono della lettura di libri, come sappiamo. Ma è possibile, per concludere, offrirgli una soluzione?

Di fatto si tratta di un pubblico che continua ad incuriosirsi alle storie, solo che lo fa in modo diverso, muovendosi altrove (tra game e social). Sono TikToker, frequentatori di social e vanno matti per Fortnite, scrivono e leggono su Wattpad e sono anche molto diversi dai quindicenni che li precedono. I più giovani della generazione zeta vivono ancora a metà tra l’infanzia che stanno abbandonando e l’adolescenza che li sta investendo. Interpretare il presente e il futuro prossimo con mondi alternativi o paralleli forse è una buona chiave di lettura per portare nuove riflessioni per questa generazione. Il nome della collana deriva proprio dall’idea di trovare e sperimentare chiavi di accesso che possano aprire nuove connessioni tra gli adolescenti e l’editoria.

Francesca Ghezzani
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