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Disoccupazione giovanile al Sud: formazione senza barriere e inserimento professionale

Apr 5, 2021
Disoccupazione Giovanile al Sud Italia

Era il 1873 quando per la prima volta veniva utilizzata l’espressione «questione meridionale» riferita alla percezione che ci fosse un grande divario nello sviluppo socio-economico delle regioni dell’Italia del Sud rispetto a quelle del Nord. Utilizzata dal politico Antonio Billia, l’intento era quello di sottolineare la complessa situazione economica del sud italiano. Un modo di dire così forte che è entrato nel linguaggio comune e viene utilizzato ancora oggi. È passato quasi un secolo e mezzo e, per alcuni aspetti, il divario Nord e Sud in Italia è ancora significativo. Nel 2018, l’Istat ha rilevato che il Pil pro capite del Nord-Est italiano ha superato i 36 mila euro seguito dal Nord-Ovest con 35,1 mila euro e dal Centro con 31,6 mila euro. Il Sud Italia, con 19mila euro di reddito pro capite (poco più della metà rispetto all’area più ricca del Paese) fa ancora fatica.
Uno scenario, questo, in cui si inseriscono i valori della disoccupazione giovanile che affliggono in particolare il Sud dell’Italia. L’ISTAT, a dicembre 2020, ha diffuso dati che raccontano di un tasso dei giovani disoccupati in Italia del 22.2% nella fascia 15-29 anni. Percentuale che sale a 31,4% se si considera la fascia 15-24 anni, con circa 2 milioni e mezzo di ragazzi e ragazze coinvolti. Dati in lieve miglioramento rispetto al 2018 (- 1,2%) ma comunque significativi di un problema che riguarda il nostro Paese. La concentrazione maggiore di disoccupati in Italia sia ha al Sud della penisola dove Eurostat rileva, nella fascia 15-24 anni, un tasso di disoccupazione del 51,1% in Sicilia e del 48,6% in Calabria. Segue la Campania, altra regione con un alto numero di giovani senza lavoro.


Guardare alle opportunità concrete che offre il mercato del lavoro

I giovani, il nostro presente e futuro, vivono nel costante timore di non poter trovare la propria strada. Un fenomeno che ha un inevitabile risvolto sociale. Spinge questi ragazzi a lasciare la propria terra di origine, continuando quindi a frenare il sud, o ad alimentare le attività illecite e la micro criminalità. Un problema reale che ha destato l’attenzione di Massimiliano Costa, CEO di Develhope, software house scesa in campo per prendersi cura dei ragazzi del nostro mezzogiorno. Il suo sguardo lungimirante ha definito un obiettivo ben saldo: formare i ragazzi senza mettere alcuna barriera e inserirli nel mondo del lavoro tenendo conto delle opportunità concrete del mercato attuale. Secondo la stima di Microsoft, nel 2025 serviranno al mondo 98 milioni di nuovi sviluppatori informatici. Complice la crescita delle opportunità tecnologiche, la categoria degli sviluppatori è oggi considerata tra le più necessarie per stare al passo con la trasformazione digitale che sempre più incalza il sistema produttivo mondiale. Resta però la difficoltà di reperimento dei professionisti in questo ambito. Secondo un’indagine di Unioncamere, infatti, le competenze digitali sono richieste per 7 assunti su 10, pari a 3,2 milioni di lavoratori e sono oltre 1,6 milioni le posizioni lavorative alle quali è richiesta la capacità di gestire soluzioni innovative (robotica, Big Data Analytics e IoT) e di Industria 4.0 (pari al 36,2% di tutte le entrate), ma il 28,9% dei profili, circa 940 mila posizioni lavorative, è difficile da trovare per inadeguatezza o ridotto numero di candidati.


“Non ho fatto altro che mettere insieme diverse necessità – mi racconta Massimiliano Costa – per anni mi sono scontrato con la forte carenza di sviluppatori da coinvolgere in alcuni miei progetti di business. Ho incrociato questa mia necessità con un’esigenza evidenziata dai dati e con una criticità italiana e sono arrivato a definire un obiettivo: impiegare i ragazzi del Sud in modo che non si trovino costretti a lasciare la propria terra di origine per il Nord che continua a crescere”. Massimiliano non è nuovo a progetti che si muovono sulla spinta empatica e sul desiderio di rispondere a un evidente problema sociale. Alla guida di ShareTheMeal, l’app di raccolta fondi del World Food Program delle Nazioni Unite, Massimiliano ha contribuito a donare, dal 2015 a oggi, 80milioni di pasti alle popolazioni del mondo in difficoltà. Un’app solidale che, utilizzando lo smartphone, ha consentito a chiunque di offrire un sostegno concreto alle famiglie che vivono in Paesi sottosviluppati e in lento sviluppo.


“Questa volta ho voluto guardare all’Italia. È il mio paese e provo una grande riconoscenza: qui sono nato, ho studiato e ho lavorato. La nostra Costituzione è basata sul lavoro eppure ancora oggi ci scontriamo con un divario assurdo tra Nord e Sud. È un gap che dobbiamo cercare di mettere a posto – racconta Massimiliano – ho studiato e approfondito lo scenario per circa un anno incrociando i dati e osservando quello che il mercato poteva offrire. Ho guardato alla Sicilia che ha i dati più preoccupanti in fatto di disoccupazione giovanile e ho cercato un partner locale che mi potesse aiutare ad adattare il progetto alla mentalità del Sud. È stato importante per me perché io sono originario del Nord Italia e non avrei potuto procedere in modo efficace senza conoscere la realtà in cui inserire il progetto”.




Una formazione senza barriere può essere una soluzione


Ad Agosto 2019 Develhope ha iniziato a lavorare al primo corso che è stato lanciato l’ottobre successivo e ha visto la partecipazione di 15 ragazzi. Di questi, 8 sono stati inseriti nell’organico Develhope al termine della formazione e uno è stato assunto da un’azienda locale. Nel 2020 sono arrivate 500 candidature per tre corsi finalizzati all’assunzione e uno di introduzione allo sviluppo software. Hanno partecipato 45 studenti. Di questi 27 hanno trovato lavoro dopo la formazione: 14 sono stati contrattualizzati in Develhope e 13 lavorano presso altre aziende del territorio. Nel 2021 partono altri 3 corsi (Aprile, Giugno e Settembre) che coinvolgeranno circa 200 ragazzi iscritti. I corsi di Develhope vanno da quelli di programmazione base a quelli più avanzati, durano 6 mesi e impiegano full time. Sono partiti in presenza ma ora si svolgono in remoto per via della pandemia. Questa formula potrebbe però restare anche in futuro in modo da allargare le possibilità anche a chi non è su territorio siciliano. Sono corsi strutturati con classi scaglionate per poter seguire al meglio gli studenti. Vi si accede con una prima selezione che avviene sul sito web www.develhope.co in cui viene chiesto di scrivere un breve testo biografico e realizzare un video di presentazione. Viene proposto anche un test per rilevare talento e passione e la verifica delle nozioni informatiche già acquisite per formazione o per interesse personale.

“Non è una selezione complessa ma è necessaria. Il nostro obiettivo non è semplicemente formare questi ragazzi, è inserirli nel mondo del lavoro concretamente. Dopo questa fase preliminare online si passa a dei colloqui finali in cui cerchiamo di approfondire le attitudini dei ragazzi: capacità di problem solving, disponibilità a lavorare con dead line pressanti e una buona attitudine al lavoro in team”. Questi corsi hanno un costo che si aggira intorno ai 4mila euro ma vengono proposti ai ragazzi in forma gratuita. Il pagamento avviene solo quando troveranno lavoro e potranno sostenerlo. Se non lavorano non pagano. Una scelta, questa, che consente di eliminare ogni barriera di tipo sociale ed economica. “I docenti sono dei professionisti sviluppatori ed è un aspetto a cui teniamo molto: il mercato digitale cambia molto velocemente per questo occorre che i docenti siano sviluppatori che continuano ad operare oltre l’insegnamento. Tutti i nostri formatori passano almeno il 20% del loro tempo a sviluppare app e progetti informatici”.

Un momento di lezione alla scuola di coding Develhope

Ragazzi forti e determinati con la voglia di lavorare


Gli studenti che scelgono questi percorsi appartengono a tre fasce di età. Ci sono i giovanissimi che si iscrivono dopo il percorso alle scuole superiori (16-18 anni), gli universitari che ambiscono a una specializzazione e una fascia generica di 20-35 anni che cerca nuove opportunità professionali. La provenienza è principalmente dalla Sicilia, per via anche del forte passaparola e delle attività sul territorio, seguita dalla Campania e dalla Puglia. “Siamo in costante dialogo sia con le istituzioni del territorio siciliano che hanno compreso il modello che proponiamo, sia con i presidi delle scuole e degli istituti superiori. A loro ci rivolgiamo per intercettare i ragazzi da coinvolgere. Le scuole sono un bacino importante perché offrono l’opportunità di accogliere i ragazzi prima che questi si debbano confrontare con il mondo del lavoro. Quello della preparazione scolastica è un tema delicato su cui c’è ancora molto da fare. Esiste un forte pregiudizio da abbattere. Si pensa che i giovani del Sud non abbiano voglia di lavorare. Non è affatto vero, quello che manca non è l’impegno ma sono le opportunità. Sono ragazzi forti e determinati, sanno molto bene cosa significhi non trovare lavoro ed essere costretti a emigrare. Lo hanno visto fare a familiari, amici e parenti. Molti di loro arrivano da noi dopo mesi di disoccupazione e riuscire a trovare un lavoro in una delle professioni più richieste ora è un motivo di grande orgoglio e rivincita. Per questo l’educazione a queste nuove professioni deve cominciare dalle scuole medie e superiori: occorre alimentare la fiducia in questi ragazzi e la scuola ha un ruolo fondamentale in questo senso. C’è ancora molto spazio per essere attivi in questo ambito. Da parte nostra stiamo costruendo un percorso formativo per gli istituti tecnici perché siamo convinti che le materie informatiche debbano trovare maggiore spazio nella scuola”.


Abbandoni e scarsa partecipazione femminile: due limiti su cui lavorare

Alba, 23 anni, ex studente Develhope e oggi programmatrice


La forza di questo modello è da rintracciare in tre aspetti fondamentali: la valutazione delle opportunità professionali concrete offerte dal mercato del lavoro, la scelta di partner per declinare l’idea sul territorio e l’accoglienza dei ragazzi di ogni provenienza sociale ed economica. “Siamo partiti imperfetti per poi perfezionarci lungo il percorso. È stato importante testare il modello, osservare i risultati e accogliere i limiti. I più forti che percepiamo sono due. Il primo è legato alla differenza di genere. Per una questione culturale mancano le sviluppatrici e sono poche le ragazze che si avvicinano a queste professioni. Non è un problema di talento o attitudine, che riscontriamo essere presente, è più una questione di retaggio culturale. Nei nostri corsi le ragazze rappresentano solo il 15-20% degli studenti. Quello che noi abbiamo deciso di fare è di costruire storie nuove. Così possiamo ambire a cambiare la cultura e la familiarità del mondo femminile con queste professioni. Durante il nostro primo corso, per esempio, abbiamo avuto Alba, 23 anni e appassionata di Bot. Un grande talento e grande passione: l’abbiamo voluta con noi in azienda. Oggi lavora a progetti importanti e sviluppa App native di Android. Queste storie vanno costruite e crediamo sia importante farlo partendo proprio dalle scuole: è lì che andiamo a cercare le ragazze. Le stimoliamo a crederci e a darsi un’opportunità. Però c’è ancora tanto da fare in questa direzione: sono ancora troppo poche”. L’altro limite riscontrato è quello degli abbandoni lungo il percorso formativo. Nel primo corso lanciato su 15 studenti hanno abbandonato in 6 mentre nei tre corsi del 2020 su 45 partecipanti si sono verificati 12 abbandoni. Un tema importante su cui occorre riflettere e valutare soluzioni. “Stiamo parlando di un capitale umano incredibile che è pronto a mettersi in gioco ma che va seguito e sostenuto perché arrivano da una storia culturale e territoriale complessa – afferma Costa.

La lezione più importante: restare ancorati al territorio


Nel futuro di Develhope c’è l’obiettivo di accogliere 2mila studenti ogni anno e di impegnarsi in un progetto di Tech for Good, la tecnologia per il bene della comunità, utilizzando come sede dei corsi alcune location confiscate alla Mafia. Oggi gli immobili in Italia gestiti dall’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC) sono 17.450 di cui 6.461 si trovano nel territorio siciliano.


Una strada ancora lunga: la questione meridionale italiana è certamente spinosa e presenta tante sfumature di cui tener conto. La storia di Develhope ci insegna, però, che ancorandosi al territorio, dialogando con le istituzioni ed accogliendo le reali opportunità del mercato del lavoro si può delineare una strada percorribile per nuove risposte e nuove opportunità concrete.

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