• Mer. Lug 17th, 2024

Costruire nuovi processi educativi: la genitorialità gentile

La nostra società si sta evolvendo in modo veloce e a cambiare sono anche le relazioni famigliari. In diverse occasioni, ho avuto modo di confrontarmi con tante famiglie e mi sono reso conto di come sia cambiato il rapporto tra genitori e figli nell’era della comunicazione digitale.

Un articolo de Il Mattino, scritto da Hylia Rossi, affronta un tema su cui si sta discutendo tantissimo: gentle parenting (genitorialità gentile).

La storia di Hannan Megan e il gentle parenting

La storia di Hannan Megan rappresenta l’esempio di gentle parenting. La donna ha tre figlie in età scolare e nessuna delle tre frequenta la scuola.  Infatti, lei stessa ha deciso di insegnare alle sue figlie ciò di cui hanno bisogno perché, a suo parere, il sistema educativo non è adeguato. I metodi di questa giovane mamma sono diversi rispetto a quelli utilizzati da tanti altri genitori.

Hannan Megan attua “il gentle parenting”. La genitorialità gentile non prevede alcuna punizione e i figli possono decidere cosa desiderano o non desiderano fare.

Hannah ha pubblicato un video, sottolineando quali sono i risultati di questo metodo. “Vivere senza premi e punizioni rende le relazioni più autentiche e genuine, perché non dobbiamo sempre stare sull’attenti quando abbiamo a che fare con gli altri, né c’è necessità di manipolare” ha spiegato Hannah.

Le punizioni non servono, ma ci sono valide alternative: “Per far si che non ripetano un certo comportamento utilizzo sempre il concetto di conseguenza naturale. In pratica non c’è bisogno che io faccia niente, lascio che le conseguenze delle loro azioni parlino da sé, narrandole per far capire meglio come determinate azioni abbiano causato ciò. Poi, spiego come il loro comportamento mi ha fatto sentire. Però non faccio seguire alle mie parole qualcosa di completamente scollegato al discorso, come il fatto che non potranno guardare la tv o usare l’iPad per una settimana. Non è che io voglia essere sempre dolce e carina con loro, ma credo che uno degli strumenti più potenti che abbiamo per modificare i comportamenti sia il senso di colpa, quello spontaneo e naturale”.

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Hannan ritiene giusto che i ragazzi stabiliscano cosa imparare e quali materie studiare. È convinta che il confronto sia necessario. Nutre la certezza che le sue bambine abbiano capito quanto sia importante avere fiducia in sé stesse e quanto sia fondamentale essere in grado di scegliere autonomamente.

Proprio per questo motivo, ha voluto precisare: “Dico sempre alle mie bambine che possono iniziare ad andare a scuola, se è quello che vogliono”. E ha aggiunto: “Siamo così abituati a controllare i bambini. Il 40% dei lavori che i nostri figli faranno, non sono ancora stati inventati, eppure insegniamo loro nozioni fuori dal tempo in ambienti sterili con soli banchi e sedie. A casa possono imparare ciò che è rilevante e significativo, capire come gestire il budget, cucinare. Quando viaggiamo, sperimentiamo e leggiamo su culture e religioni diverse“.

Come mettere in pratica il gentle parenting

Certo, la genitorialità gentile deve farci riflettere, per capire quali aspetti poter mettere in pratica. Davvero tutti i consigli di Hannan Megan sono utili? Dobbiamo interrogarci costantemente, perché il modo di agire dei genitori ha assunto contorni diversi e non sempre i risultati sono positivi.

Purtroppo, i dati delle mie ricerche confermano la perdita di autorità dei genitori che viene sostituita con un eccessivo innalzamento del tono affettivo. Il tentativo di compensare la mancanza di autorevolezza porta i genitori a diventare “spazzaneve” oppure “elicotteri”.

I primi  cercano di cancellare ogni ansia ai loro figli, per evitare che perdano la loro autostima. I secondi sono ansiosi e preoccupati. Corrono in soccorso ai figli e sorvolano su ogni loro problema, cercando di controllare cosa facciano o dove si trovino. I genitori “spazzaneve” e i genitori “elicottero” sono pronti a rendere il percorso dei loro figli privo di ogni ostacolo. Questi atteggiamenti possono diventare un problema per i bambini, per i preadolescenti e gli adolescenti. Il genitore cerca continue conferme e sicurezze dal figlio, perché non riesce ad ottenerle dalla società, e non lo responsabilizza.

Ma non è tutto, perché non ci sono solo i genitori iperprotettivi. Nel legame tra genitori e figli, nell’era delle piattaforme, emergono i risultati di una socialità assolutamente mediata. Non c’è più tempo per guardarsi negli occhi e la comunicazione diventa sempre più rapida e veloce. Questo comporta un alto livello di incomunicabilità tra i genitori e figli.

Di fatto, sono tanti i genitori che non riescono ad instaurare un dialogo con i propri figli. L’interesse per i social media porta il 75% dei genitori condividere foto e dati dei propri figli sul web. Le campagne di sensibilizzazione, nate per arginare questa pubblicazione continua sui social, sono state davvero tante. I pediatri si sono detti preoccupati e hanno lanciato un allarme relativo al fenomeno diffuso della condivisione sui social delle foto dei minori. In particolare a far paura è lo “Shareting”. Le immagini vengono pubblicate su Facebook, Instagram e Twitter (X). Genitori “adultescenti” che non riescono a ricoprire il proprio ruolo.

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Serve educare i genitori, perché ritrovino il senso della responsabilità genitoriale. Gli adulti hanno il compito di proteggere i piccoli dai rischi e dai pericoli, evitando di postare qualsiasi fotografia. Istituire una “Scuola per genitori”, lo ripeto da anni, è necessario e potrebbe essere un atto rivoluzionario per la nostra società.

Le famiglie, la scuola, le associazioni, le parrocchie devono lavorare insieme, formulando un vero e proprio patto di responsabilità. Un percorso che colmi le fragilità di tanti preadolescenti e adolescenti.

Papa Francesco, in occasione del X Incontro Mondiale delle Famiglie, ha rivolto ai genitori parole meravigliose: “Non ci sono “pianeti” o “satelliti” che viaggiano ognuno per la sua propria orbita. La famiglia è il luogo dell’incontro, della condivisione, dell’uscire da sé stessi per accogliere l’altro e stargli vicino. È il primo luogo dove si impara ad amare”.

Allora, abbiamo bisogno di ricordare quanto sia importante il dialogo, la libertà di scelta, la comprensione dell’altro e soprattutto l’amore per chi ci sta accanto e l’amore per la vita.

Francesco Pira
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