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Comics. La narrazione costruttiva nei fumetti

Dic 18, 2023 , ,

Fumetti è sinonimo d’infanzia, di adolescenza. Ma è ancora così? Sempre più ex bambini, oggi adulti, continuano a frequentare le edicole, le librerie e le fiere dedicate ai fumetti oltre che per accompagnare la prole perché anche loro continuano ad essere degli assidui lettori appassionati. Negli ultimi decenni, le arti creative, dapprima snobbate anche come percorsi di studio, a partire dal liceo artistico, stanno vivendo un grande periodo di rimonta anche per lo sviluppo degli scenari d’impiego, a seguito dell’evoluzione delle tecnologie in ambito grafica e multimedialità. Basti osservare i prodotti cinematografici ma anche l’incremento della produzione letteraria in ambito graphic novel e la produzione degli strumenti tecnologici, come le tavolette grafiche per gli studenti, studiosi, cultori e autori della materia.

Le pennellate d’inchiostro digitale si condensano in strisce, in pagine cartacee, delle volte in bianco e nero, delle altre a colori. Pronte a raccontare storie, stati d’animo dei personaggi, intrighi e scenari architettonici, reali o inventanti dove la narrazione della trama si sviluppa.

Le storie possono piacere o non piacere in base ai propri gusti possono essere belle o brutte, avvincenti, romantiche, appassionanti, passionali e possono essere d’ispirazione per crearne delle altre, per lasciarsi andare alla fantasia di mondi appartenenti ad altre dimensioni che poi sono estensioni della nostra perché, l’autore, il disegnatore, lo sceneggiatore, il fumettista, il vignettista e il colorista sono come dei portali, degli stargate che accompagnano a vivere, attraverso la lettura una esperienza diversa, insolita, fantasiosa.

La lettura di un fumetto, così come la visione di un film, può stimolare la curiosità del viaggio, non solo mentale ma anche fisico, reale. Un tour presso le location protagoniste dei fumetti o delle storie preferite. Il fumetto, la letteratura e il cinema, strettamente connessi tra loro, come indotto di incoming turistico per gli appassionati più esigenti.

Altro forte collante tra le location reali dove i fumettisti ambientano le loro storie e il turismo esperienziale è l’architettura urbana ma anche d’interno delle location che abitano i protagonisti e le eroine dei fumetti preferiti.

Non solo un’architettura da struttura dello storytelling volto al messaggio educativo di un racconto costruttivo ma anche una stretta connessione tra l’architettura degli scenari inventati e quelli reali che sono sfondo d’ambientazione per le vicende dei personaggi sia dei cartoni animati, sia dei fumetti e sia del grande e piccolo schermo cinemtografico.

Di questa relazione e correlazione tratta il saggio di Douglas Edizioni “L’Architettura nei fumetti. Viaggio tra gli elementi urbani caratteristici dei fumetti e dell’animazione giapponese” a cura dell’ Architetto e graphic web designer Maurizio Nataloni.

Fumetto architettura e narrazione geografica

«Questa presentazione nasce dal libro che ho realizzato per la Douglas Edizioni che mette a confronto o meglio intende analizzare il rapporto che c’è tra i personaggi dei fumetti, dei cartoni animati con il loro habitat naturale, cioè il loro spazio urbano perché è ovvio che tutti noi siamo influenzati dall’ambiente che viviamo, quindi dal nostro quartiere, la nostra città, la nostra nazione» Con queste prime battute inizia il racconto di Maurizio Nataloni, laureato in architettura, graphic web designer ed esperto storico di fumetti che continua: «Se siamo influenzati noi perché non possono essere influenzati anche i personaggi dei cartoni animati o dei fumetti? Si pensi all’Uomo Ragno che è un personaggio colorato e vive una città come Manhattan che è una città dinamica colorata brillante e dall’altro lato c’è Batman che invece è un personaggio oscuro che vive una città oscura che appunto Gotham City e questo ci dimostra come, a volte, i personaggi prendono proprio le connotazioni degli spazi in cui loro vivono. E questo percorso viene analizzato in maniera semplice per il lettore che si avvicina al libro perché si rivolge non solo a chi è appassionato di fumetto, di architettura ma anche a chi non conosce assolutamente l’argomento e vuole fare un viaggio attraverso questo mondo che diciamo non è mai stato approfondito fino in fondo nello specifico».  

Le domande che pone l’autore sono:

«Da dove si parte, dove si arriva e qual è il punto di arrivo? E l’influenza tra l’archivio fumetto e l’architettura? Quanto l’architettura moderna si sfida al fumetto è quanto invece il fumetto ci sfida che già esiste ed è cambiata. Sicuramente, oggi, c’è una maggiore consapevolezza del target o meglio, oggi sappiamo che c’è un pubblico che segue Specialmente in Italia se si pensa che negli anni ‘80 il fumetto era relegato esclusivamente ad un pubblico infantile: si pensava che il giornaletto, come veniva chiamato, era un intrattenimento esclusivamente per bambini mentre oggi c’è la consapevolezza che il fumetto è trasversale può essere per bambini può essere per adolescenti e per adulti per qualsiasi tipologia di appassionato, quindi si possono narrare storie d’amore, si possono narrare storie sportive, si possono narrare tante cose ma ovviamente questo ha fatto sì che gli stessi autori potessero rivolgersi a un pubblico molto più ampio sapendo che escono dal loro spazio che quello magari negli anni ‘80 era legato al loro paese perché se escludiamo il fumetto americano che riusciva ad avere uno spazio maggiore, anche nel resto dell’Europa, il fumetto giapponese invece ha avuto il suo boom a partire dagli anni ‘90 per arrivare a quello che oggi è praticamente quasi il 70-80% del fatturato fumettistico italiano; basti pensare le varie librerie che hanno pareti e pareti intere dedicate ai manga e ai fumetti che ovviamente arrivano dall’Oriente».

Il Fumetto come veicolo di culture e tradizioni

«Sicuramente offrono degli spaccati di realtà che sono lontani dai nostri aiuta anche il lettore a conoscerli perché è normale che paesi come il Giappone come anche la Corea che oggi va molto in voga attraverso questi media diventano popolari, quindi un ragazzino di 14-15 anni 16 anni ma anche una persona più grande che non è mai andato in uno di questi posti attraverso la lettura dei fumetti ma anche la visione degli anime riesce a scoprire uno spaccato non solo urbanistico ma anche proprio narrativo di vita quotidiana che altrimenti non avrebbe avuto modo di conoscere e in questo sicuramente anche il modo di narrare aiuta molto le persone a comprendere perché naturalmente ogni autore racconta le storie a modo suo, però alla base c’è una presentazione di quello che è una realtà che noi non conosciamo se ovviamente parliamo di fumetti che non siano di fantascienza che poi la fantascienza apre invece un discorso differente che è sulla dal discorso geografico».

Cosa significa fare comunicazione narrazione costruttiva nei fumetti

«Un fumetto può essere molto costruttivo. Facciamo un esempio. Il fumetto dedicato al pubblico più giovane. Raccontare delle problematiche che tutti adolescenti, a prescindere se siano italiani, europei, americani e giapponesi si trovano a vivere, può far sì che i lettori, specialmente quelli più giovani, possano trovare in quei personaggi delle risoluzioni ai loro problemi cioè capire che alla fine si può sempre risolvere qualsiasi problema, quindi può essere uno strumento ‘didattico’ (se mi concedete il termine) costruttivo perché, a volte, un bambino o un adolescente non si confida con adulto vuoi per perché è timido, vuoi per pudicizia e magari leggere le storie dei propri personaggi preferiti che attraverso le loro stesse fasi, le loro stesse problematiche, immaginiamo i primi amori e trovano delle soluzioni o comunque, anche nelle peggiori situazioni, in cui magari le relazioni finiscono, trovano in modo da andare avanti è sicuramente molto costruttivo perché fa un lavoro che probabilmente gli psicologici dovrebbero fare ma che non riescono a fare neanche i genitori perché agli adulti i ragazzi, ovviamente, si ritraggono nel comunicare con loro».

Francesca Ferrara

Francesca Ferrara è Newsmaker, Mobile Journalist & Communication Consultant. Uno spirito entusiasta che non perde mai il focus sulle persone.

Per News48 scrive storie dall’Italia e dal mondo che raccontano soluzioni, iniziativa a favore della comunità e esperienze costruttive.

Capita più spesso che un architetto si ispiri ai fumetti o che i fumettisti si ispirino all’architettura urbana?

«Ci sono casi di fumettisti che sono architetti e si sono ispirati al fumetto così come ci sono casi di fumettisti che si sono ispirati all’architettura. Diciamo che possiamo dire forse un 50% e 50% perché è ovvio che ambientare un fumetto in una location esistente come ho detto l’Uomo Ragno ma potrebbe essere anche un Tex Willer che è ambientato nel Far West, è facile perché l’ambiente è già definito quindi si utilizza una architettura pre-esistente, l’architetto che invece deve creare dei mondi, sulla base i suoi studi, riesce a delineare delle città di fantasia ma che sono poi a loro volta realistiche facendo sì che poi il personaggio si muove in uno spazio che per quanto è di fantasia però poi esso stesso credibile, quindi c’è una grande influenza. è un’onda creativa che entra ed entra ed esce e che in qualche modo ritroviamo sia nella narrazione fumettistica che ovviamente anche nella nazione degli anime perché poi non dimentichiamoci che fumetti e animazione vanno di pari passo a prescindere se sono l’uno è ispirato all’altro ma comunque sono due modi di comunicare che vanno a braccetto».

Maurizio Nataloni al Comicon 2023
ph. Francesca Ferrara

Maurizio Nataloni al Comicon 2023 Ph. Francesca Ferrara

Perché scrivere un libro su architettura e fumetto?

«L’idea è nata quando frequentavo il corso di laurea in architettura e volevo fare una tesi che fosse differente dal solito classico, dalla solita ricerca e unire quelle che sono un po’ le mie passioni un po’ le mie competenze nel settore animazione e fumetto e quindi ho pensato di rivolgermi non solo alla commissione di laurea ma poi, in futuro anche ai lettori, perché è una cosa che ci tengo a dire: questo volume è privo di tecnicismi, si rivolge a tutti specialmente a chi non è pratico di architettura dei fumetti perché parte da un percorso proprio della nascita del fumetto fino ad arrivare ai giorni moderni quindi l’idea era quella di dare un prodotto che fosse fruibile a tutti e che facesse vedere e leggere fumetto d’animazione con un occhio differente. Faccio l’esempio più comune che dico sempre perché è facilmente riconducibile il ponte Brooklyn è lo scenario in cui Gwen Stacy muore e quindi l’Uomo Ragno vive una sua tragedia e quel ponte Brooklyn è esso stesso un costrutto architettonico ma anche teatro inconsapevole di un dramma che è quello che vivrà poi Peter Parker in seguito alla morte di Gwen Stacy. Ebbene chi è appassionato di fumetto americano specialmente di Spiderman e va negli Stati Uniti, quando vede il ponte di Brooklyn ha due pensieri: o pensa alle gomme da masticare, protagoniste di uno spot pubblicitario degli anni ’80 o pensa al  al teatro della morte di Stacy quindi un elemento architettonico diventa esso stesso protagonista di una storia e nel nostro inconscio diventa automaticamente un collegamento tra quello che abbiamo letto».

Cosa divulga il fumetto?

«Il fumetto può divulgare tutto: può divulgare cultura, può divulgare arte, può divulgare passione dipende ovviamente dal target, non dimentichiamoci che, specialmente nell’ambito giapponese, le varie suddivisioni si rivolgono a dei target specifici quindi gli spoken sono i fumetti dedicati allo sport quindi dedica ampio spazio ai personaggi a quelle che sono le loro criticità in partita pre- partita,  la paura di perdere e anche i valori di dello sport come l’aggregazione, il sacrificio così come il fumetto contemporaneo fa il racconto di una storia d’amore tormentata o anche storie legate al mondo LGBTQ+permettono di divulgare tutta una serie di messaggi forse in maniera anche più facile perché ci si può avvicinare chiunque e attraverso il disegno, il colore e anche una buona sceneggiatura permette a tante persone di aprire la loro mente o comunque di conoscere nuove realtà che altrimenti non avrebbero avuto modo di conoscere».

Pe te, il fumetto è che cosa?

«Sicuramente passione. Io ho iniziato a leggere proprio sui fumetti, come penso tutti quanti, con Topolino e l’Uomo Ragno e oggi ancora ho una grande passione e non è più soltanto intrattenimento. In passato leggevo il fumetto come forma di intrattenimento, oggi sono incuriosito non solo dalle sceneggiature ma anche dai disegni, dalle tecniche, perché che negli anni si sono affinate dai grandi disegnatori, quindi è una un termine unico e posso utilizzare: è passione ma ovviamente, è un insieme di tanti interessi, da quello narrativo, da quello emozionale. Leggere sicuramente una bella storia un po’ come un bel libro: ci sono libri che ci lasciano delle belle cose dentro, lo stesso vale anche per i fumetti sono delle storie meravigliose che ci lasciano dentro tante emozioni. Se penso a tutti i lavori di guidare sennò mouse di Art Spiegelman che racconta la i campi di concentramento, quindi il periodo della Shoah in maniera meravigliosa, sono cose che lasciano dentro al pari di altri media, come la musica, il cinema o i libri».

Quale fumetto di formazione consiglieresti?

«Dipende dalla fascia d’età. Amo molto fumetti che lasciano un messaggio positivo: i fumetti storici sono molto belli perché affrontano la storia che a volte può essere pesante da leggere sui libri di scuola, in una chiave forse un po’ più leggera ma che in poche pagine poche diciamo comunque a differenza del libro di storia, ci danno tante informazioni. Sono un amante dei romanzi quindi dei fumetti romanzati come per esempio appunto Will Eisner che viene decretato come il creatore delle graphic novel quindi tendenzialmente amo questo. In passato, amavo il settore supereroistico ma crescendo i miei gusti sono un po’ cambiati si sono orientati più verso i fumetti che avevano delle grandi sceneggiature piuttosto che dei grandi disegni».

Un consiglio di lettura per gli adolescenti?

«Sono convinto che i fumetti sullo sport insegnano molto perché nello sport c’è aggregazione sacrificio, dedizione, senso di appartenenza, quindi sicuramente un fumetto legato al mondo sportivo ma mi rendo conto che ci sono dei fumetti che non sono per tutti perché una ragazza potrebbe annoiarsi allora tiro fuori un must che Lady Oscar che sicuramente è un fumetto trasversale che piace a bambini e adulti, uomini e donne perché copre tutta una serie di aspetti e sentimenti reciproci, dei sentimenti rifiutati: vita, morte, rinascita.  Si tratta di un insieme di cose storia, ovviamente quindi in quel caso là è un fumetto che a 360 gradi colpisce le emozioni di tutti».

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Un consiglio agli adulti e genitori?

«Non limitate i vostri ragazzi, date spazio a quelle che sono i loro desideri, se si avvicinano non etichettate questi prodotti come un prodotto di serie Z perché così non è anche perché la lettura è uno stimolo alla sceneggiatura, alla scrittura creativa, al disegno quindi dalla lettura di un fumetto può nascere una grande passione di un vostro figlio o una vostra figlia, un nipote e potrebbe essere i futuri sceneggiatori, futuri disegnatori e coloristi; non lo possiamo sapere ma sicuramente come tutte le arti creative non fanno altro che tirare fuori quello che tutti abbiamo detto perché non dimentichiamoci che siamo stati tutti bambini A volte, lo dimentichiamo mentre invece questi media ci ricorda che abbiamo sempre il bambino dentro, quello che dico è il Peter Pan che è nascosto dentro di noi ed è giusto alimentare questa cosa. Indubbiamente, con un controllo perché non ci sono fumetti dedicati per tutti quindi scegliere con attenzione o meglio guardare quello che vedono in televisione, quello che leggono ma senza essere restrittivi perché è un mondo meraviglioso e può regalare soltanto grandi emozioni».

Buon fumetto a Tutti!

Francesca Ferrara
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