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Cohousing: la trasformazione del tessuto urbano

Feb 19, 2024 ,
cohouser

Il progetto Cohousing è in divenire, in fase di studio e sperimentazione, pertanto non è semplice analizzarlo e riorganizzarlo in tutti i suoi aspetti. Se ne stanno occupando Gabetti group, marchio storico del settore immobiliare e Homers, società che si interessa della progettazione e della realizzazione di co-housing, con cui il primo collabora.

Secondo la fonte Gabetti group, Homers afferma che il fenomeno dell’abitare condiviso è un modello abitativo costituito da alloggi a uso privato che presentano spazi a uso collettivo. Queste strutture sono caratterizzate anche dalla presenza attiva dei co-houser, che si riuniscono con la finalità di aggregarsi e condividere ambienti comuni per migliorare la propria vita dal punto di vista umano e sociale.                                                                                                                       

Il cohousing in Europa

Questo fenomeno, che concerne strettamente la vita delle persone, è già molto sviluppato in Europa, soprattutto al Nord. Si pensi alla Danimarca o alla Svezia in cui la popolazione tra l’1% e il 2% vive in cohousing. Ciò determina due elementi fondamentali: lo sviluppo sostenibile e la rigenerazione urbana, a tal punto che se la stessa percentuale fosse prevista nel territorio italiano, verrebbero ristrutturati più di 130.000 edifici.

I progetti di cohousing in Italia

Ancora, a quanto afferma Gabetti group sul suo sito, nel 2022 sono stati 28 i progetti di questo tipo realizzati nel Nord Italia. La maggior parte sono il frutto di un’iniziativa privata e sono disponibili sul libero mercato. Homers e Gabetti stanno studiando alcuni di essi per capire come il cohousing si adatti alla realtà sociale. Dalle analisi effettuate si evince che il fenomeno del coabitare sia utile in termini di socialità di cui in tanti hanno bisogno per via della solitudine, di carattere abitativo o relazionale, sia per ragioni di spazio.

“Con il co-housing è possibile usufruire di spazi comodi alla condivisione e di ambienti extra e di qualità grazie alla redistribuzione dei costi di acquisto delle aree comuni, con un prezzo medio registrato nel campione in esame di 2.350 €/mq.

Milano è la città con maggior numero di co-housing: 6 sviluppi immobiliari per un totale di 324 unità abitative private e oltre 2000 mq di aree comuni. […] Sebbene l’estensione degli interventi sia molto variegata – passiamo da complessi di oltre 100 unità a piccole realtà di 5 – la superficie media degli alloggi risulta essere sempre intorno ai 100 mq e il taglio più diffuso è quello del trilocale.

[…] Il 58% degli italiani ritiene essenziale la presenza di uno spazio aperto domestico – e nuove priorità che devono trovare eco in una progettazione energeticamente efficiente sempre più attenta al rapporto con lo spazio esterno e all’ambiente”. ( Da Gabetti group)

Il cohousing favorisce quindi una trasformazione del tessuto urbano e un riutilizzo di edifici o aree abbandonate delle città che vengono restituite, applicando inevitabilmente delle modifiche, alla comunità per favorire il progetto di condivisione, unione e personalizzazione.

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L’Ecovillaggio LUMEN

A proposito del tema, è intervenuto Federico Palla, esperto di progettazione locale in ambito sociale, che si occupa della gestione economica finanziaria del network humana, dello sviluppo di progetti e dell’accoglienza volontari.

Quali sono i punti di forza di LUMEN?

“Il punto di forza è il percorso di crescita personale condiviso all’interno della comunità.

Infatti, uno degli scogli principali del vivere insieme sono le relazioni. I sogni di molte comunità intenzionali o gruppi di cohousing si infrangono in problemi relazionali tra i membri. Nella nostra esperienza, abbiamo verificato che la qualità delle relazioni dipende dalla consapevolezza di sé che i membri della comunità riescono sviluppare.

La consapevolezza di sé e dei propri meccanismi quotidiani, che formano il carattere di ognuno, si allena quotidianamente attraverso la Meditazione e l’adozione di sani stili di vita, che avvicinano gli esseri umani alla loro naturale essenza.

In LUMEN il percorso di Quarta via, elaborato nei primi anni del XX secolo dal filosofo armeno Gurdjieff, rappresenta una delle radici profonde del percorso di crescita. L’altra è rappresentata dalla conoscenza e dalla pratica della naturopatia come sentiero di autoconoscenza della forza vitale insita in ognuno di noi”.

Quali sono le altre realtà italiane che hanno realizzato il progetto co-housing?

“Non abbiamo dati certi sul fenomeno. Da una ricerca effettuata sul web nel 2021 ho osservato che in Italia ci sono più un centinaio di esperienze comunità intenzionali. Alcune sono realtà storiche, risalenti agli anni settanta, ottanta e novanta, altre sono realtà emergenti, stimolate soprattutto dall’esperienza maturata durante il periodo di restrizioni legate al Covid-19.

L’Italia è caratterizzata da comunità molto ridotte come numero di membri: quelle che superano le dieci persone sono una decina. Un buon numero delle comunità più solide sono associate alla Rete Italiana dei Villaggi Ecologici (RIVE) www.ecovillaggi.it e sono situate in zone rurali o montane, spesso distanti dai centri abitati, mentre le esperienze di co-housing cittadini sono ben rappresentati dalla Rete Italiana Cohousing”.

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Che differenza c’è tra il co-housing in Italia e quello all’estero?

“Non ho dati specifici a supporto, ma come esperto del settore, lavorando anche a livello europeo,  mi sono fatto un’idea. In Italia si sono diffuse maggiormente le realtà rurali, che spesso prendono il nome di ecovillaggi, molto meno sono le esperienze cittadine, che adottano più spesso la denominazione di cohousing.

Gli ecovillaggi in Italia, a differenza di quelli esteri, hanno una dimensione più ridotta. Per quanto riguarda i cohousing, so che in alcuni Paesi, come la Danimarca, ci sono numerose esperienze di cohousing, mentre in Italia stentano ancora a decollare.”

Il co-housing ha aiutato le famiglie a risollevarsi da un punto vista economico, sociale e relazionale? Se sì, in che modo? Quali sono i dati e le statistiche a conferma di ciò?

“Non ho a disposizione statistiche sul tema. Le reti italiane che attualmente si occupano di comunità e di cohousing non hanno ancora raccolto dati al riguardo, per poter dare una panoramica reale.

Quello che possiamo rilevare è che, sia in Italia che in altri Paesi europei, il tema del cohousing viene sempre più visto come una possibile soluzione alternativa alle esigenze della popolazione anziana, pienamente o parzialmente autosufficiente: anziani che vivono insieme, supportandosi a vicenda e ricorrendo anche ad una badante condivisa.

Di sicuro sono soluzioni ad uno dei problemi più impattanti della nostra società: la solitudine crescente. Si sa ormai da tempo che la solitudine sta diventando uno dei fattori di rischio più importanti per la salute degli anziani.  

L’altro effetto, legato maggiormente al fenomeno degli ecovillaggi, è il recupero di aree abbandonate, soprattutto in zone remote, e l’avvio di nuove iniziative, anche a carattere imprenditoriale, che riattivano l’economia e la socialità del luogo.

Non è da trascurare infine l’effetto ambientale, poiché la gran parte delle esperienze si fondano proprio su principi ecologici e vedono nel ripristino della natura uno degli obiettivi comuni del vivere collettivo”.

In che direzione si muove l’opinione pubblica di fronte al tema co-housing?

“Non è un tema ancora molto sentito. La RIVE, insieme alla Rete Italiana Cohousing, al CONACREIS e alla Rete Europea SALUS, hanno provato a sollevare il tema nel dibattito pubblico, elaborando una proposta di legge per il riconoscimento di queste realtà, sotto la comune denominazione di comunità intenzionali.

Nel 2020 questa proposta è stata raccolta dall’on. Zolezzi che l’ha presentata in Parlamento, ma attualmente la proposta non è ancora avanzata nell’iter di approvazione.

A supporto della proposta è stata anche promossa una raccolta firme che ad oggi ha raggiunto circa 3.500 sostenitori (https://buonacausa.org/cause/comunitaintenzionali )”.

Il progetto co-housing ha portato alla luce altri progetti ad esso collegati?

“Il cohousing o coabitazione, oltre al tema del “senior cohousing” esposto in precedenza, viene spesso collegato ad altri temi. Nel mondo degli ecovillaggi, in particolare, viene collegato ai seguenti aspetti: autosufficienza alimentare ed energetica, sostenibilità ambientale e decrescita, economia circolare, solidarietà e impegno civico, approccio olistico alla salute”.  

Quale sarà il futuro del co-housing?

“Il fenomeno del cohousing continuerà a crescere, poiché risponde ad esigenze concrete della nostra società, e crescerà assumendo probabilmente sfumature differenti in base ai focus a cui risponderà concretamente. Sicuramente ha maggiori chance di sviluppo in ambiente urbano, come fenomeno sociale di contrasto alla crescente solitudine, aggravata dal periodo di restrizioni legate al Covid-19.

Un elemento favorente potrebbe essere proprio l’approvazione della proposta di legge che potrebbe aiutare chi vuole cimentarsi in questo sentiero a trovare riferimenti legislativi e fiscali chiari e univoci”.

Antonella Ferro
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