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Cammini toscani: l’impatto economico e sociale

Ott 18, 2021
Cammini toscani

La Via Lauretana in Toscana è stata riscoperta a seguito di alcune ricerche condotte dall’Università di Firenze sia in ambito storico sia per quanto riguarda lo sviluppo rurale. Queste ricerche hanno riportato all’attenzione come la famiglia de’ Medici fosse particolarmente devota alla Madonna di Loreto. Nella città di Firenze si era costituita infatti una congregazione religiosa a lei dedicata che aveva sede presso la Chiesa della Santissima Annunziata. Questo era il luogo di partenza dei pellegrini. Ma Siena non era certo da meno di Firenze ed è a questa tratta che la Regione Toscana ha dato il via a procedere alla sua riqualifica. La definizione del tracciato che attraversa sette comuni – Siena, Asciano, Rapolano Terme, Sinalunga, Torrita di Siena, Montepulciano, Cortona – nasce nel 2018 ed è stata realizzata in collaborazione con l’Università di Firenze tenendo conto dell’esigenza di far camminare le persone su di un itinerario sicuro, il più possibile fuori dalla viabilità stradale ordinaria, evitando gallerie e per quanto possibile percorsi su strade asfaltate. Il tratto toscano è lungo 114 chilometri, si compone da un numero variabile di tappe che va da 4 a 7 e si adatta molto bene alle caratteristiche fisiche del viandante. La natura che si incontra è fatta da un rincorrersi di paesaggi che vanno da quello tipico col filare di cipressi sul crinale di una collina alle Biancane di Leonina, dove sembra di stare sulla luna, dalle cave di travertino a terrazzamenti di ulivi, distese di vigne e paesini rimasti come una volta. Nel corso del prossimo anno si dovranno ultimare i lavori sul sedime, ovvero quelle aree ottenute dalla proiezione sul piano orizzontale delle murature e delle strutture portanti esterne delle costruzioni sovrastanti il piano di campagna. Ma vediamo come è andata fino a ora, quali sono state le difficoltà e cosa può implicare tutto ciò.

L’ispirazione: la Via Francigena

“La prima fonte di ispirazione è stata la Via Francigena, un itinerario culturale riconosciuto dal Consiglio d’Europa che ha ai sui estremi da un lato Canterbury nel Regno Unito e dall’altro Santa Maria di Leuca in Puglia. In sostanza è un percorso di oltre 2 mila chilometri che vede la partecipazione di 190 enti locali e le regioni di Inghilterra, Francia, Svizzera, Italia”, spiega Raffaele Mannelli, il funzionario responsabile degli itinerari della Giunta Regionale Toscana . “I circa 400 chilometri che si sviluppano in Toscana attraversano 39 comuni e 5 province. Il modello Francigena è stato costruito insieme agli enti locali, per realizzare una gestione collegiale del tracciato e garantire gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria. Al fine di creare una governance operativa efficace il tracciato è stato suddiviso in quattro sezioni territoriali. Per ciascuna sezione i comuni hanno stipulato una convenzione ispirandosi al principio di sussidiarietà che prevede l’intervento dell’ente istituzionale più prossimo al bene in caso di bisogno. Il metodo funziona. La via, infatti, è molto più di un fascio di strade: è un elemento di narrazione, è una cultura, è fonte di rigenerazione dei piccoli centri e tanto altro ancora”.

Lo dimostra in primis la ricerca svolta recentemente da IRPET sull’impatto economico e sociale che la Via Francigena ha avuto sul territorio toscano, di cui sono stati dati in anteprima i relativi dati alla conferenza stampa organizzata nel Palazzo della Regione in Piazza Duomo a Firenze il 27 agosto scorso. I risultati confermano l’effetto positivo del suo ripristino, evidenziato già in un precedente studio nel 2014, e stimano un aumento delle presenze turistiche attribuite a 613 mila in più nel decennio 2009 – 2019. Per l’esattezza 439.654 in più nei 27 comuni che non hanno altra vocazione turistica, 173.903 in più nei restanti che invece questa vocazione ce l’hanno. L’ubicazione geografica delle strutture ricettive e l’analisi descrittiva per fascia di distanza dal tracciato, in percentuale, recano ulteriori elementi suggestivi dell’ipotesi della presenza di un differenziale di competitività più ne sono vicine. Al momento i numeri, che sono in corso di ulteriori definizioni con uno studio più approfondito sempre dell’Istituto Regionale Programmazione Economica Toscana, sono questi. Entro 1 chilometro dalla Francigena: arrivi 88%, presenze 49%, strutture 65%. Tra 1 e 5 chilometri: arrivi 63%, presenze 43%, strutture 41%. Tra i 5 e i 10 chilometri: arrivi 52%, presenze 26%, strutture 32%. Tra i 10 e i 20 chilometri: arrivi 30%, presenze 12%, strutture 30%. Tra i 20 3 i 40 chilometri: arrivi 32%, presenze 40%, strutture 55%. Sopra i 40 chilometri: arrivi 38%, presenze 24%, strutture 33%. Entro i 10 chilometri: arrivi 62%, presenze 35%, strutture 40%.

Il territorio si arricchisce

Naturalmente le dinamiche che si stanno sviluppando sono molteplici. Ad esempio sono stati realizzati 14 ostelli in cui è possibile pernottare a costi contenuti. È stata condotta la prima indagine sulla dimensione religiosa, rappresentata da luoghi di devozione e culto, centri di ascolto e di dialogo, feste, comunità religiose che gestiscono l’ospitalità a donativo. Una menzione la merita il Convento dei Cappuccini di Pontremoli. Una struttura molto bella, in una posizione esterna rispetto al paese, gestita da alcuni missionari laici volontari. Il convento può ospitare circa 80 persone in camere singole, doppie e in camerate, mette a disposizione delle cucine e degli spazi per mangiare. Recentemente è stata aperta una biblioteca dedicata al viaggio, frutto di una donazione privata. Ma la Via Francigena racconta anche altre vicende. Tra queste a Ponte D’Arbia, nel senese, è presente un gruppo di artisti giapponesi che con regolarità, interrotta solo nel 2020, ogni anno a settembre si reca nella zona per realizzare opere scultoree in pietra locale che poi dona al territorio. Sempre nel senese esiste la proprietà di un bene confiscato alla mafia e oggi della Regione Toscana, la Fattoria di Suvignano, che rappresenta un presidio di legalità. A Gambassi Terme grazie all’impegno del sindaco è stato avviato il progetto Terme, un progetto per valorizzare il patrimonio termale particolarmente presente sul tratto toscano.

Su questo modello è stato costruita la governance della Via Lauretana con una convenzione tra i sette comuni che hanno indicato in Siena il comune capofila dell’aggregazione. L’operazione l’abbiamo fatta con la collaborazione dell’Università di Firenze, come le due varianti della Via Francigena in bicicletta e a cavallo realizzate nel 2019”, continua Mannelli. “Era necessario trovare un soggetto accreditato che potesse dialogare con i comuni e accelerare il processo di individuazione del percorso con un certo rigore istituzionale, che appunto l’università ha saputo rappresentare anche verso le proprietà private attraversate dalla via. Ma anche i comuni dovevano comprendere l’importanza di realizzare un tracciato lineare, che andasse verso la meta, senza deviazioni non necessarie, anche se gradevoli e utili per la valorizzazione del territorio e delle sue caratteristiche. Inoltre, sempre con i comuni, è stato necessario definire il percorso in modo da far cogliere il senso di un cammino in sicurezza. La linea guida è stata quella di guardare al tracciato con l’occhio della persona che lo percorre e non solo dal punto di vista amministrativo”.

La consapevolezza dei cittadini: un elemento da non trascurare

Tanti sono stati gli aspetti da controllare e portare avanti in contemporanea: l’ospitalità, la ristorazione, il trasporto bagagli, l’accompagnare le persone nell’escursione. Ma anche rendere consapevoli i cittadini dell’esistenza della Via Lauretana e delle opportunità che questa infrastruttura viaria leggera può rappresentare. La realizzazione di una App dedicata alla Via è divenuta una modalità altrettanto utile per avviare un processo di raccolta di osservazioni, per apportare miglioramenti e correggere eventuali pecche. Opera sia su IOS sia su Android, è scaricabile gratuitamente dalle relative piattaforme con il nome Vie Lauretane. Viene segnalata oltre alla via, le difficoltà, i borghi e i beni culturali che si incontrano, dove dormire, dove mangiare, il meteo. Sempre nell’App è possibile condividere la propria esperienza di cammino sul proprio profilo, commentare ciò che si vede, interagire con gli altri utenti presenti. Questo modo di procedere ha incontrato nei comuni degli attori protagonisti che hanno fatto proprio il modello comprendendone il valore di coesione territoriale di questa piccola infrastruttura pedonale. Un risultato importante poiché sono proprio loro a farsi carico della manutenzione ordinaria del tracciato esercitando le funzioni operative destinate a conservarne l’efficienza. Recentemente sono poi uscite due guide turistiche cartacee che sono acquistabili in libreria: una edita da Terre di Mezzo e l’altra da Betti Editore. Inoltre il sito regionale www.visittuscany.com offre oltre al tracciato GPS nei formati standard anche delle informazioni che lo descrivono insieme alle ricorrenze culturali e paesaggistiche che si incontrano.

Ma torniamo alla sua riprogettazione. A occuparsi del coordinamento tecnico è stato il dottore di ricerca esperto in cammini e itinerari culturali Gianluca Bambi, con altri tre studiosi, a sua volta sotto il coordinamento scientifico del professore Matteo Barbari del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari Ambientali e Forestali. “Siamo partiti da zero con cartografia e documentazione alla mano, avvalendoci della parte storica dell’università”, racconta. “Da lì abbiamo fatto un lavoro sul campo durato qualche mese, per vedere se quel percorso si poteva ritracciare cercando di ovviare alle nuove problematiche che oggi caratterizzano il territorio: aree che sono diventate private o il vecchio tracciato è stato asfaltato e trasformato in viabilità stradale ordinaria. È stato quindi necessario in alcuni casi individuare un percorso nuovo, talvolta parallelo a quello storico, per poi adottarlo formalmente con atti del Consiglio comunale. Sembra un passaggio estremamente semplice ma è in realtà assai complesso perché se nella realizzazione manca un singolo tratto viene meno l’intero itinerario. Abbiamo quindi avviato uno studio per vedere qual è il valore aggiunto che questo genere di cammino porta alla parte connessa all’agricoltura soprattutto per quelle aziende che ci lavorano. E lungo il corso d’opera ci siamo accorti che c’è stato chi ha dato vita ad agriturismi prevedendo la possibilità di circostanze favorevoli. È stato fatto un protocollo d’intesa con i privati per il libero passaggio nella loro proprietà. Abbiamo verificato l’esistenza dell’uso pubblico, è stato necessario aggiungere e togliere singole particelle di terreno in relazione a queste problematiche, un lavoro molto accurato e gravoso che ha portato al risultato che oggi vediamo e percorriamo”.

La seconda fase ha riguardato la messa in sicurezza della cartellonistica che segna il tracciato. Anche in questo caso la tipologia di cartello è stata approvata dalla Regione Toscana mentre i comuni hanno approvato la loro disposizione sul territorio: una segnaletica che si conforma alle norme regionali sulla viabilità escursionistica e alle norme nazionali del Codice della strada sulla viabilità ordinaria. “Giunti alla conclusione del progetto ci ha poi colti impreparati la pandemia. È stato un po’ come essere preparati al meglio sui blocchi di partenza con qualcuno che ti dice: ‘Pronti!’. Tu ti tiri su, ti alzi. Ma nessuno fa partire il via”, confida Bambi. “Nel contempo abbiamo avuto anche un accordo con la regione Umbria confinante e via di seguito con le Marche per arrivare a destinazione finale, regioni che ancora stanno ultimando il lavoro in alcune loro aree”, afferma ancora Mannelli. “Gli approcci sono però differenti. La Regione Umbria, ad esempio, agisce direttamente e può essere più rapida nelle decisioni e nello svolgimento ma sconta uno scarso coinvolgimento dei comuni che non partecipano alla gestione del tracciato. Il progetto con l’Università, per quanto riguarda la Via Lauretana, è costato circa 30 mila euro, a cui se ne sono aggiunti 7 mila per lo sviluppo della App pagati dai comuni. Un costo contenuto grazie al progetto operativo di ricerca che l’Università di Firenze stava già realizzando nelle proprie ordinarie attività”.

Un modello replicabile

“Lo stesso modello della Via Francigena è stato replicato anche su altri tacciati”, sottolinea Mannelli. Lo abbiamo adottato anche nei 500 chilometri della Via di Francesco, composta da tre direttrici che aggregano 25 comuni. Appena siamo partiti con la segnatura, tra l’altro avvenuta in concomitanza con quella della Via Lauretana, c’è stato un interesse piuttosto vivace di un editore nazionale di guide turistiche e anche di una casa editrice estera, forse una delle più importanti nel mercato in lingua inglese. Abbiamo incontrato gli autori di queste guide, fornendogli una serie di informazioni di carattere topografico, turistico e religioso, e abbiamo discusso con loro sul taglio che intendevano dare. E sono stati molto soddisfatti di poter utilizzare tracciati ufficiali poiché questa possibilità gli ha permesso di abbandonare quelli precedenti realizzati da loro stessi o da altri professionisti ma che risultando privi della ufficialità veniva meno la certezza del tracciato stesso, la manutenzione della segnaletica lungo il percorso e gli interventi di ripristino quando e dove necessari. C’è poco da fare questo sistema di gestione che coinvolge il settore pubblico ha significando molto nel dare stabilità alla via. Un aspetto organizzativo importante perché riconduce l’infrastruttura del cammino nella disciplina di governo del territorio dove il comune esprime le sue consolidate competenze. A livello nazionale sarebbe invece opportuno vi fosse una maggiore accortezza sulla sicurezza dei tracciati e sulla loro accessibilità. È un tema all’attenzione del parlamento e del governo. E confidiamo che nel corso dei prossimi mesi ci possano essere novità legislative su questi argomenti. Sarebbe oltre modo necessario il rafforzamento dei collegamenti con il trasporto pubblico locale, soprattutto tra quei nodi di intersezione con la viabilità delle ferrovie e degli autobus, per permettere ai viandanti e ai turisti una più facile organizzazione del viaggio. Anche questo è un punto presente nella Direttiva Cammini emanata nel 2016 dal Ministero dei beni culturali. D’altronde il turismo lento è saldamente presente nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, indicato come motore di progresso e tutela del pianeta nonché fondamento di pace e comprensione reciproca tra i popoli”.

La Regione Toscana, nel suo piccolo, si sta dando parecchio da fare. “Tra i 6/7mila chilometri da fare a piedi, sentieristica compresa, ci sono anche le Vie Etrusche che collegano i siti e i musei archeologici delle principali città etrusche. Una parte di questi percorsi è già stata segnata e definita. Il tratto che da Fucecchio raggiunge Fiesole è infatti già tutta percorribile e mappata”, precisa Mannelli. “La parte che da Piombino arriva a Volterra e prosegue per Fucecchio verrà completata nel corso di quest’anno. La Clodia, che collega la città di Roma con la città di Roselle (GR), è in buona parte già mappata e in parte lo sarà entro il 2021. Un’altra Via Etrusca ancora collega invece Castiglione della Pescaia con Monterotondo Marittimo dove si incrocia con la Follonica-Roccastrada. Questa sarà pronta il prossimo anno”.

Con l’undicesima legislatura, iniziata il 19 ottobre 2020, il nuovo presidente Eugenio Giani ha tenuto la materia dei cammini tra le competenze della Presidenza. In questo perisodo si è evidenziato un particolare aspetto, rispetto al passato, il forte legame con il terzo settore, ovvero il volontariato. “Questo inquadramento offre degli spunti di riflessione su come i cammini si collochino nel sistema turistico che è composto sicuramente da una dimensione tipicamente economica governata dalle regole di mercato ma anche da una componete sociale che trova nel volontariato una dimensione in cui riconoscersi”, ci tiene a ricordare sempre il funzionario della regione. “Il volontariato svolge azioni importanti che riguardano la manutenzione, l’animazione, il presidio di questi percorsi pedonali. Svolge anche una funzione di integrazione tra il turismo di chi si muove a piedi e le piccole comunità. Solo alcuni anni fa nei piccoli borghi le persone che giungevano a piedi potevano essere malviste e scambiate per girovaghi senza fissa dimora. Oggi questo non accade più, anzi vengono bene accolte, gli viene chiesto da dove vengono e dove stanno andando, gli viene offerto un bicchiere d’acqua e vengono dati dei consigli sul tracciato e sui luoghi da vedere. Si attiva uno scambio di idee, pensieri, relazioni. I cammini possono quindi dare una prospettiva di futuro a quegli individui che vedono in questi turisti un riconoscimento di ciò che hanno di bello e di buono. Sono una scoperta continua di luoghi, persone, cibo, comunità, che non abbiamo mai osservato con la dovuta attenzione, anche se sono intorno a noi. Non è necessaria un’attrezzatura speciale, bastano buone scarpe ed una mentalità aperta al dialogo. Buon cammino a tutti”.

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