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Autismo, da Linkaut una rete per l’accoglienza consapevole

Apr 12, 2021
autismo

“L’impatto con la società è la cosa più difficile per le nostre famiglie. Difficile, ad esempio, andare al ristorante e vedere tutti girati a guardare mio figlio quando ha bisogno di sfarfallare le mani per calmarsi. Ho quindi pensato che proprio sulla società si doveva lavorare”. Enrico Maria Fantaguzzi spiega così il perché di Linkaut, startup che ha creato per promuovere il senso dell’accoglienza consapevole a vantaggio di tutte le persone come suo figlio Tommaso, venticinquenne con autismo. Si tratta di formare donne e uomini a contatto col pubblico coinvolgendo, ad esempio, alberghi, ristoranti, farmacie, studi dentistici, negozi di abbigliamento.

Alcuni esempi del “come fare”

Fantaguzzi indica i tanti modi per costruire “ponti” di collegamento – i “link” di Linkaut – tra “le autostrade della normalità” e le strade degli autismi, percorsi alternativi “di cui spesso abbiamo paura preferendo la mediocrità” alle scoperte “che possono essere, invece, opportunità di crescita”. L’imprenditore riminese fa esempi del “come fare” prendendo spunto dal vissuto di Tommaso. “Prima di entrare in un ristorante, mio figlio ha bisogno di fermarsi sessanta secondi per scansionare l’ambiente”. In tali circostanze, “un ristoratore formato conoscerà queste esigenze e saprà spiegarle alla clientela in attesa; così facendo si eviterà l’intervento del genitore parte in causa, spesso visto come colui che vizia il figlio”. Insomma: “Mezza giornata di formazione può fare la differenza tra una serata disastrosa e una bella serata”.
Gli espedienti, da calibrare caso per caso, sono tanti quante le tipologie di di contesto. Può essere utile chiedere alla famiglia se la persona con autismo preferisce essere servita da un uomo o da una donna, o se in uno studio dentistico o in ludoteca è meglio far trovare un particolare giocattolo o dei giornali; e poi: domandare se una determinata musica di sottofondo dà fastidio o se è preferibile far scegliere un maglione o qualsiasi altro articolo in una zona di comfort distinta da quelle “convenzionali”. A ciò si aggiungono consigli per l’uso delle parole e l’opportunità di concordare in via preventiva coi famigliari accorgimenti e strategie organizzative: può essere benefico, ad esempio, mettersi d’accordo coi ristoratori sull’ora di arrivo per far trovare il piatto già pronto ed evitare attese fonte di stress. Tutti suggerimenti – precisa Fantaguzzi – riportati nei protocolli messi in piedi da Linkaut per mano di un comitato scientifico composto da due neuropsichiatri e uno psicologo, coinvolgendo persone con autismo e loro famigliari. Rimedi da considerare sapendo, come da protocollo, che “il comportamento corretto e consapevole non sempre evita una reazione eccessiva e incontrollata” e che se “l’autismo ha preso il sopravvento nella persona, non è colpa di nessuno”.

Innovazione, logica di rete, 120 Linkaut Point

Il progetto, nato nel 2017, ottiene diversi riconoscimenti. Nel 2019, ad esempio, Giovani Imprenditori Confindustria lo premia come “migliore startup per impatto sociale”. In più, viene selezionato per “B Heroes”, programma per l’innovazione e la promozione di nuovi business attraverso investimenti, cultura imprenditoriale e visibilità. Altro tassello: la logica di rete rappresentata dal Bni, Business Network International. Proprio con Bni – si legge nel sito web di Linkaut – arrivano “nuovi interlocutori: soci, fornitori, clienti”.
Il risultato, aggiornato alla primavera del 2021, è di 120 attività commerciali e servizi aderenti a Linkaut. Sono i “Linkaut Point”, “punti” presenti in diverse parti d’Italia e con la partecipazione di una grande catena internazionale dell’ottica. Un percorso fatto di errori e svariati tentativi di “semina”, racconta Fantaguzzi, convinto del fatto che la soluzione iniziale dell’associazionismo e del volontariato “difficilmente avrebbe garantito qualità e continuità d’azione”. Un’iniziativa dalla fisionomia imprenditoriale consolidata nel tempo, dunque. Ferma restando la base motivazionale di un padre che a un certo punto decide di non fare più il lavoro di responsabile commerciale d’azienda e ascolta la sua vocazione imprenditoriale. Lo fa affiancato da Alex Gasperoni e Matteo Venturi, co-fondatori di Linkaut, “che nulla avevano a che fare con l’autismo, ma che come me – dice Fantaguzzi – hanno creduto nell’idea di fare qualcosa di importante. Il nostro è un piccolo seme buttato in tanti cervelli, per le persone che un domani, quando io non ci sarò più, accoglieranno mio figlio con una consapevolezza differente”.


Enrico Fantaguzzi e suo figlio Tommaso

“I limiti di chi non ha una visione sociale” e la “diversity”

Certo, ci sono anche i “no” di aziende non interessate a investire in questo tipo di formazione: “Quando troviamo marketing manager preparati – osserva Fantaguzzi – non abbiamo problemi; i limiti invece ci sono dove il marketing manager è solo il migliore dei venditori o il figlio del titolare senza reale formazione, senza visione sociale, la cosa più importante per un’impresa, perché chi ce l’ha dice al mercato di esistere non solo per fare soldi, ma anche per migliorare il mondo”.
D’altro canto, i punti di forza sono incoraggianti: “La diversità è un valore aggiunto per le aziende che comprendono l’importanza di questo target”, quello delle persone con autismo e dei loro famigliari. Entra dunque in gioco la crescente sensibilità di brand, cittadinanze, consumatrici e consumatori, rispetto alla cosiddetta “diversity”, fatta di scelte fondate sul senso dell’etica applicato a questioni come disabilità e inclusione.

La pandemia “frena”. Ma restano i “punti” avviati e il Linkaut Land

La pandemia da coronavirus, però, ha in parte frenato l’allargamento della rete: “In questo momento, per i punti vendita con personale ridotto all’osso, aggiungere altri costi e impegni diventava un problema. Abbiamo quindi deciso di fare un passo indietro”, ragiona Fantaguzzi ricordando che “il prodotto resta”, che i 120 Linkaut Point permangono e che si lavorerà per farne nascere altri quando le condizioni post pandemiche lo consentiranno. Per lo stesso motivo, “congelato” in attesa di tempi migliori l’obiettivo di fondare altri “Linkaut Land”, come quello lanciato prima del Covid-19 a Bovalino, comune calabrese della Locride, con l’idea di muovere nuovi passi verso una comunitàautism friendly”. Proprio a Bovalino, nonostante i rallentamenti dei lockdown, si è andati avanti per come possibile con la formazione: coinvolti negozi, associazioni, forze dell’ordine, compresi vigili urbani e guardia costiera, per generare specifiche sensibilità sociali anche sul piano del turismo inclusivo. Un’iniziativa, questa calabrese, avviata grazie al “fondamentale incontro” tra Linkaut e associazione “Per Noi e Dopo di Noi, con il “sì” dell’amministrazione comunale, in un “Sud particolarmente ricettivo”.

E al tempo del Covid nasce la webtv costruttiva

Nella prima fase della pandemia, nonostante la dimensione problematica del periodo, prende però corpo un altro progetto: la webtv. Spazio di “confronto costruttivo” per i genitori, i loro figli con autismo, e più in generale per chi ne ha interesse. Appuntamenti cui è possibile partecipare seguendo le istruzioni sulla pagina Facebook di Linkaut. Un luogo digitale per parlare, ascoltare, fare domande, esprimere punti di vista. Occasioni per discutere di argomenti scelti puntata dopo puntata da una redazione costituita da genitori, da due persone con autismo e da una pedagogista: didattica a distanza, sessualità, tempo libero, burocrazia, approccio con le figure istituzionali sono solo alcuni dei punti affrontati insieme e con il contributo di ospiti esperti. “La webtv – ricorda Fantaguzzi – è nata nel momento in cui le famiglie si sentivano isolate, quando i nostri figli venivano esclusi in automatico dalle lezioni in Dad e si dovevano affrontare situazioni molto complesse. Abbiamo quindi pensato a uno spazio aperto dove tutti possono intervenire. Di fronte alle lotte importanti cerchiamo di creare unione tra i genitori. E tutte le volte che parliamo di un argomento c’è sempre qualcuno che dice grazie perché ha imparato qualcosa”.

Le scuole per “cambiare l’ottica” della gioventù

Ai tempi del coronavirus matura, inoltre, la scelta di accrescere l’offerta guardando alle scuole: formazione per infanzia e gioventù, dalle elementari alle superiori, con tanto di attestato finale. “Non voglio che ci sia accoglienza soltanto in classe mentre di pomeriggio nessuno va a prendere un gelato coi nostri figli”, dice Fantaguzzi. “Bisogna cambiare l’ottica facendo capire ai giovani che si tratta di uno scambio che fa bene a tutti. Attraverso questo scambio si cresce un po’, si imparano cose utili per tutta la vita e se si avranno colleghi con autismo si saprà come trattarli”.
A breve l’avvio dei corsi, dapprima in modalità online per via dell’emergenza pandemica, poi in presenza “non appena sarà possibile”. I primi “sì” da Puglia e Veneto; mentre altre scuole, da Nord a Sud Italia, si dicono interessate. Di base, aziende anche grandi pronte a sponsorizzare l’iniziativa secondo il discorso della diversity che attrae.



Dal lavoro al “dopo di noi”: l’impegno per una “società accogliente”

Per Linkaut, queste attività sono “semi” da diffondere per avvicinarsi il più possibile al traguardo degli “autismi senza frontiere”. In ballo temi complessi come il “dopo di noi”. Che significa autonomia e sostegno sociale quando i genitori non ci saranno più, quando non potranno più prendersi cura dei loro figli, quando la spinta per l’indipendenza si farà sentire. “Noi genitori – riflette Fantaguzzi – possiamo vederla in modo diverso, ma dobbiamo essere uniti su lotte importanti come quelle per un serio programma sul ‘dopo di noi’ che non punti soltanto a mettere i nostri figli nelle strutture. Linkaut vuole che le persone con autismo rimangano nelle loro case o comunque nella zona dove hanno sempre abitato, con aiuti ben organizzati e una forte attenzione al lavoro”.
Un aspetto, quello lavorativo, che per Fantaguzzi va affrontato considerando il peso dello stigma, segno distintivo alla base di emarginazione e pregiudizi. “Mio figlio, con autismo severo – prosegue la testimonianza -, non legge e non scrive, ma lavora otto ore al giorno: assembla kit per mobili, imbusta lettere di auguri, svolge tante altre attività stimolanti e quando ha imparato cosa fare, l’errore è uguale a zero. Al contrario, ci sono persone con autismo estremamente performanti sedute sul divano, discriminate per via di un’etichetta senza la quale molti problemi di comunicazione e integrazione scomparirebbero”.
“Voglio pensare – è la speranza di questo padre – che un giorno Tommaso possa andare a vivere da solo. Ma è importante l’aiuto di una società accogliente. Altrimenti la sua casa, per quanto dorata possa essere, sarà comunque una prigione”.

Francesco Ciampa
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