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Adolescenti e social network: una riflessione

Apr 15, 2024 ,
adolescenti e social

Sui media non si fa che parlare degli adolescenti e della relazione con i social network. Un rapporto che interessa i ragazzi dal momento che influisce molto sulla crescita e sulla loro percezione del mondo. Di conseguenza sulla loro identità.

Concretamente, cosa comporta tutto ciò? In che misura i social sono responsabili della crescita dei giovanissimi come individui e come determina il loro senso di appartenenza?

Ce ne parla Erica Paglia, psicologa clinica e dell’età evolutiva, esperta in neuropsicologia dell’apprendimento. Psicoterapeuta in formazione, collabora con Autonomia Lab, studio clinico multidisciplinare. Lavora con ragazzi e giovani adulti in difficoltà, sia sul piano emotivo che scolastico, e le loro famiglie.

Relazione tra adolescenti e social in termini quantitativi e qualitativi

Qualità e quantità sono due elementi chiave per affrontare la questione social e le sue caratteristiche. Soffermarsi su questi due aspetti è utile per raccogliere dati e analizzarli in modo da avere una visione più chiara del rapporto che intercorre tra adolescenti e web.

“L’utilizzo di internet e delle tecnologie digitali è sempre più diffuso tra bambini e adolescenti. In Italia, le ultime statistiche registrano che, in media, il 73% dei minorenni di età compresa tra i 6 e i 17 anni utilizza quotidianamente internet e lo fa principalmente attraverso lo smartphone.

Se prendiamo in esame la fascia d’età compresa tra i 14 e i 17 anni, la percentuale sale al 91,9%.

In questo secondo caso, la connessione viene ricercata principalmente per app di messaggistica istantanea e la frequentazione di social media, soprattutto Instagram, TikTok e Snapchat, con una maggioranza del popolo femminile.

La “XIV edizione dell’Atlante dell’infanzia a rischio in Italia”, pubblicata da Save the Children, riporta anche dei dati che mostrano che i giovani ricorrono al mondo digitale anche per informarsi: il 28,5% dei ragazzi tra gli 11e i 17 anni legge riviste e giornali online e sfrutta i social media come canali di informazione, anche se non sempre dichiara di saper riconoscere le fake news.

Pertanto, l’utilizzo di internet e dei social media per i nostri giovani ha acquisito una rilevante importanza. Questo perché ci troviamo di fronte ad una società in profonda e continua trasformazione, caratterizzata da una sovrabbondanza di stimoli di varia natura: cognitiva, sociale, emotiva”, afferma la psicologa.

Social e sviluppo del pensiero degli adolescenti

Il pensiero e lo sviluppo dello stesso è fondamentale nel percorso di crescita di un individuo, ma è soprattutto la stagione dell’adolescenza, il momento in cui esso si crea, si trasforma e si evolve.

L’uso dei social ha un ruolo decisivo nella genesi dell’attività pensante di un giovane e presenta sia elementi positivi che negativi:

“Nel periodo adolescenziale, specialmente con l’arrivo della pubertà, si assiste ad una fase di transizione e di cambiamento sul piano neurobiologico, sociale e cognitivo, unico nel suo genere.

L’adolescenza è caratterizzata da un’elevatissima plasticità cerebrale che si associa alla capacità del cervello di adattarsi e di rispondere agli stimoli ambientali, con conseguenti modificazioni strutturali e comportamentali.

Tale processo è fortemente influenzato da tutto ciò che succede nel contesto sociale dell’individuo. Proprio per queste peculiarità, l’adolescenza rappresenta il periodo della vita in cui si assiste all’insorgenza del maggior numero di comportamenti a rischio e di psicopatologie.

Spesso ci si chiede se e in che modo l’avvento dell’era digitale e l’utilizzo intensivo dei social media possano modificare le capacità cognitive e, più in generale, lo sviluppo neurologico e psicologico dei nostri ragazzi.

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Il ruolo dei social nello sviluppo del pensiero degli adolescenti

A tal proposito, è bene precisare che il ruolo di internet e dei social nello sviluppo del pensiero degli adolescenti è complesso e variegato e gli studi che si occupano di questo argomento non hanno ancora raggiunto un accordo univoco.

Alcune ricerche scientifiche – condotte nell’ambito delle neuroscienze comportamentali – sembrerebbero dimostrare un impatto negativo dell’utilizzo prolungato dei social network sullo sviluppo delle capacità di attenzione selettiva e della concentrazione, sul pensiero critico, sulla creatività, sulla memoria a lungo termine e sui processi decisionali e di comunicazione più complessi.

Altri studi sostengono, invece, che l’impatto con i social porterebbe nel tempo all’utilizzo di nuove connessioni neurali, già presenti nel nostro cervello, ma finora non sfruttate, e al conseguente sviluppo di nuove abilità cognitive e sensoriali.

Quello che quotidianamente sperimentiamo, anche in ambito clinico, è che il legame tra adolescenti e social è controverso. In alcuni casi l’utilizzo dei social media può avere dei benefici: ad esempio, la creazione di gruppi tematici virtuali favorisce la condivisione delle proprie esperienze, di sensazioni, di preoccupazioni, di dubbi con individui che quotidianamente affrontano sfide simili.

E questo genera un senso di accoglienza, conforto e rassicurazione. Questo fenomeno è ancor più vero per i giovani che appartengono a gruppi minoritari che, proprio attraverso i social, spesso riducono l’isolamento sociale e l’emarginazione.

Ancora, le piattaforme social semplificano la comunicazione a distanza e permettono di creare dei veri e propri rapporti e di mantenerli nel tempo. Permettono, inoltre, esperienze e opportunità per attuare comportamenti del tutto nuovi che non sarebbero altrettanto possibili offline. Questo può aiutare a rafforzare lo sviluppo di un’identità positiva tra i giovani.

Al contempo, però, proprio alcuni degli aspetti appena descritti possono generare preoccupazione, poiché si verificano situazioni in cui il desiderio di utilizzare i social network può accompagnarsi ad un uso compulsivo e patologico trasformandosi in una vera a propria dipendenza”.

Il ruolo dei social nella visione e nella creazione della realtà circostante

I social contribuiscono a depositare le fondamenta per la creazione di un’identità e a dare gli strumenti per esprimerla all’altro. La relazione tra l’adolescente e i suoi pari e il mondo circostante è scandita da una serie di comportamenti influenzati anche dai social.

Ecco il punta di vista della Dottoressa: “In ambito clinico, avvalendoci di un’analisi qualitativa, spesso riscontriamo che il modo in cui i ragazzi gestiscono le relazioni con gli altri e con il mondo circostante, le strategie che utilizzano per autoregolare le proprie emozioni, sono influenzati sempre più dall’utilizzo dei social e dalle comunicazioni virtuali.

Ad esempio, i social network consentono interazioni e comunicazioni tra pari più rapide e frequenti e questo genera delle aspettative di disponibilità che, se non soddisfatte, possono associarsi alla comparsa di segnali di ansia.

Anche i processi di influenza tra pari, oltre che amplificati, avvengono in maniera più veloce nel contesto dei social, alterando la natura qualitativa delle esperienze.

Il mondo virtuale mediato dal web consente più facilmente di instaurare relazioni che non coinvolgono l’individuo nella sua interezza, ma quest’ultimo può scegliere di “condividere” soltanto determinati aspetti della sua vita, a discapito di altri.

Di conseguenza l’espressione di certi aspetti sarà favorita, rispetto al bisogno di nascondere ciò che si ritiene impossibile “presentare”.

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Tutto questo si verifica soprattutto in quei casi in cui un adolescente, per vari motivi, non riesce a fronteggiare il confronto diretto con l’altro.

Il rovescio della medaglia è che, in queste circostanze, l’utilizzo di uno schermo digitale può anche configurarsi come un possibile mezzo d’aiuto per riuscire a contattare l’altro in maniera protetta.

Ad ogni modo, è possibile affermare che il processo di costruzione e definizione identitaria, che riveste in adolescenza un ruolo particolarmente rilevante, con l’avvento della digitalizzazione e dei social media, appare sempre più sfumato e maggiormente condizionato da standard e postulati presenti in rete piuttosto che nel mondo offline.

Alcune ricerche hanno dimostrato che l’utilizzo dei social media è associato all’attivazione della risposta fisiologica allo stress, questo in particolar modo quando si ricevono riscontri negativi, in presenza di atti di cyberbullismo da coetanei e interazioni caratterizzate da aspetti di disappunto”. 

Il ruolo delle immagini

Mai come in questo periodo storico e social è importante l’immagine che si vuole dare del proprio sé all’altro. Il web influenza moltissimo questo aspetto, a partire dai vari modelli proposti.

Sovente, però, tali canoni non sono in linea con il rispetto della propria identità e unicità e creano nei più giovani una considerazione sbagliata di sé. 

Dice Paglia: “La creazione di un profilo online consente in maniera immediata la condivisione di una immagine virtuale di sé che può essere più o meno uguale a quella reale. 

È proprio a questo punto che la community gioca un ruolo fondamentale, poiché funge da specchio e rimanda al giovane utente un feedback che avrà un impatto nel plasmare non solo il sé virtuale online, ma anche il sé reale offline.

Il giudizio degli altri utenti sui contenuti pubblicati, assieme all’esposizione a post che raffigurano e promuovono corpi ideali (spesso irreali e ottenuti con software di ritocco fotografico o intelligenza artificiale) può generare nei ragazzi una percezione di costante inadeguatezza.

Diversi studi condotti negli USA, e anche in Italia, hanno dimostrato che il tempo trascorso sui social media correla negativamente con l’autostima dei giovani e positivamente con i livelli di sintomatologia ansioso-depressiva.

L’intelligenza emotiva

La ricerca scientifica ci suggerisce, però, anche un “antidoto” a tale tendenza sempre più dilagante negli adolescenti: interventi che consentano di promuovere l’intelligenza emotiva.

È stato dimostrato, difatti, come alti livelli di intelligenza emotiva, ovvero quell’insieme di abilità che consentono l’elaborazione adeguata di informazioni a carattere emotivo e affettivo e strettamente connesso all’autoregolazione e alla consapevolezza delle proprie e altrui emozioni, rappresentino un fattore protettivo contro l’utilizzo compulsivo e patologico di internet e in particolare dei social network.

Questa dimensione dell’intelligenza è indispensabile nella gestione delle emozioni, soprattutto in quelle che nascono dal confronto e dalla vicinanza con gli altri e nelle relazioni interpersonali che viviamo quotidianamente”.

In conclusione, è importante precisare che il potenziale pericolo per il benessere psicologico dei nostri giovani non deriva direttamente dai social network, che costituiscono unicamente un terreno neutrale, ma dall’interazione di ciascun individuo con questi ultimi.

Tale interazione è fortemente dipendente dalla consapevolezza con la quale essi vengono utilizzati.

Per ridurre i rischi e sfruttare al meglio le possibilità che i social offrono, è importante promuovere nei contesti quotidiani dei ragazzi, soprattutto in quello scolastico, attività offline mirate ad allenare il pensiero critico e l’intelligenza emotiva affrontando tematiche a loro vicine, come l’utilizzo di internet, la costruzione della propria identità, il rapporto con il proprio corpo e la sessualità”.

Antonella Ferro
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